martedì 19 maggio 2026

MA DIO DELL' ANTICO TESTAMENTO HA UN ANIMA?

Sul Dio dell’Antico Testamento si sono aperti oggi molti discorsi e non sempre si può trovare il bandolo di una risposta. Una delle poche risorse sarebbe quella di non parlare delle chiese del passato, delle loro conferenze che al proposito sarebbero state un tabu censura. Non soltanto perché è comparso sulla scena un Mauro Biglino, approfondito cultore della lingua ebraica, un divulgatore delle opere letterarie della civiltà di Gesu. Ma sono sorte anche dal mondo femminile spazi interessanti, tutto a vantaggio di un mondo rimasto fin’ ora ermeticamente chiuso. Ma anche per una vasta pubblicazione concessa dalla tecnologia si è raggiunta una buona quantità di vasto interesse. Ecco una domanda che interessa tutti sulla Bibbia: ha il nostro Dio un carattere come l’antico Giove?  Il Dio che scomunica contro chi? Le vendette e le minacce di Dio che senso hanno contro il popolo della Bibbia? Ma esiste un Dio repressivo, un castigamatti? Ad aprire l’antico Testamento si è davanti ad una barbarie continua. E come dicono le statistiche, internet compreso, saranno due milioni mattanze, genocidi di donne, di bambini e di adulti. Un libro così piccolo, un macello così grande. Noi siamo nati perché Dio l’ha voluto e moriremo perché Dio la vuole. Non abbiamo fatto niente per meritare questa tragedia.  Alla differenza di Gesu che ha pronunciato 18 lievi minacce soltanto senza far male a nessuno. Potrebbe esistere solo un libro che raccogliesse l’Antico e il Nuovo Testamento insieme? A molti può sembrare un controsenso farli coesistere tanto siamo lontani nei contenuti. Può darsi che questo Dio sia stato capo di diversi Elohim o divinità che egli ha fatto fuori e cosi è diventato Dio degli ebrei. Io pero mi soffermerei sul linguaggio di Dio o di queste divinità. Ecco qui uno dei tanti esempi. Lo prendiamo dall’esodo 32,27 ”: Iddio comando ai figli di Levi di mettersi la spada ai fianchi, di percorrere tutto l’accampamento da cima e fondo e di uccidere l’amico, il vicino, il compagno. Ed in quel giorno caddero uccise 3.000 pesone. E Dio si compiacque”. E qui si rende opportuno il discorso sul linguaggio di Dio chiamato antropomorfismo. Se non si capisce tutto questo, il resto è inutile. Dio ha Parlato in forma antropomorfica composta da antropos (uomo) e morphe(forma) che significa “a misure d’uomo”. E curioso avere a disposizione una parola di Dio che serve essenzialmente a parola dell’uomo. Vuol dire che Dio viene presentato ai mortali con una forma arcaica di questa delle civiltà antiche. In un tempo di oggi evolutivo e scientifica Dio parlerebbe di bombe nucleari, di tratta dei negri, dei disastri ecologici. Se lo farebbe è perché Dio sembra sia irato, collerico, ma non lo è. Egli vive in una dimensione tutta sua, viene chiamato l’eterno, il permanente (non di passaggio, non transeunte). Se parlasse oggi a misura di umano, non parlerebbe cosi. E la cessazione del Dio amorfo. Rispondiamo passa per passo sul terrore biblico. La bibbia non è stata dettata né scritta da Dio parola per parola. Quindi evidentemente da avvicinarsi e prendere in considerazione con sacro timore. In secondo luogo vanno fatte delle eccezioni: i 5 capitoli della Genesi Mosè del XII secolo A. C. parlano di preistoria, tutto a base di ambienti mitici. In terzo luogo se è dato pensare che essendo comparse l’liade e l’Odissea delle origini greche cosi per corrispondenza non sia sorta anche la bibbia religiosa di quel tempo? Anche perché la bibbia ha parecchi brani di contenuto epico leggendario.  Perché la scrittura è sorta nel V secolo A. C. in Cina, quindi di quel tempo. In quarto luogo Dio ha pensato bene che ci volesse una prevenzione (non un castigo anche se agli uomini del tempo un castigo poteva sembrare) affinché il popolo incolto non desse adito alla propaganda degli stregoni o a gesti superstiziosi. Lentamente siamo arrivati a Gesu. A questo punto Dio non ha più parlato, finite le guerre in nome suo. Egli ci ha lasciati liberi. Liberi per acquisire il senso di responsabilità, il senso di colpa e la maturità di coscienza. Gesu per esempio si è trovato prima della sua passione nel tempio di Gerusalemme dove si faceva gran commercio di animale, pecore, capre e colombe. Gesu parla diretto non più in linguaggio antropomorfico. Egli, il figlio di Dio che, indignato non vendicativo, prende la frusta e caccia fuori tutti. Quando l’amore di Dio diventa fuoco? Perché la casa di Dio è diventata una spelonca di ladri che fa scempio dei poveri e degli oppressi. Questo è il motivo per cui Gesu si sente ribollire il sangue. Secondo la logica di Gesu non è il tempio che lo agita, quanto piuttosto sono la povera gente. Ecco qui si è operata l’evoluzione di Gesu: Dio in funzione dell’umano e della sia miseria, non l’uomo in funzione di Dio. Un po’ torna qui Dio “a misura di uomo”.  Dio non parla più da antropomorfo. Il tempo è maturo: Ecco perché papa Francesco chiama il Dio dell’Antico Testamento il Gesu di Misericordia.
Autore: Albino Michelin 22.04.2026
albin.michel@live.com

MA IL VANGELO NON DICE COSÌ

 

Mi è capitato fra le mani un libro del 1969, quindi 50-60 anni fa cosi intitolato di Roberto Nisbet. Un lavoro che concerneva la diversità fra la chiesa cattolica e protestante, e riguardava non un rito semplice “la comunione si prende con le mani o con la lingua” ma la diatriba avuta con Lutero nel 1500 e che per oltre 450 fino alle porte del Concilio Vaticano II del 1970. Ha significato una vera rottura fra le due chiese che covava fino dai primi secoli della cattolica. Una critica amara, sistematica, autoritaria ed infallibile che ha concluso il loro secolare cammino con contestazioni a non finire che hanno lacerato il Corpo di Cristo. Con morti e grandi guerre da ambe le parti, finiti con una spietata concorrenza, genocidi e bruciar di streghe. I fermenti sono stati tanti, ma le soluzioni poche. Comunque giova realmente ricordare che sarà un lungo cammino per unire le due chiese. Lutero voleva fondare tutta la sua teologia sulla parola di Dio. Ai discorsi del poi, si può pensare che le strutture di pensiero e di espressioni della sua teologia avrebbero potuto fecondare ed arricchire la teologia cattolica. Ma l’intolleranza di quest’ultima fu intransigente. Ed ora quali sono i punti più salienti fra gli altri nella discussione fra le due chiese? 1) La salvezza eterna per le opere o per grazia? La cattolica ritiene che sono necessarie le opere invece la protestante per sola grazia 2) Che cose è la chiesa secondo la dottrina cattolica? La chiesa si identifica con l’organizzazione gerarchica ed in modo particolare con il papato, vale a dire con sé stessa, e considera quelle protestanti da lei chiamate comunità cristiane od organizzazioni ecclesiali ma non chiese. 3) Che cosa significa il termine cattolico? Significa universale per determinare che non è limitata ad una razza e ad un popolo, a causa della perfezione della sua dottrina, a causa del suo adattamento alle necessita degli uomini, a causa della sua perfezione spirituale. Cosi S. Cirillo parlando della sua chiesa cattolica. 4) Come si è formata attraverso i secoli la chiesa cattolica? E il risultato di una evoluzione dell’insegnamento di Gesù e degli apostoli e attraverso l’impero delle anime chiamato clericalismo. Originato dallo stesso popolo e dal clero per imporsi come uno strumento sul sui loro beni, sui loro averi, sulla loro anima e per la maggioranza che non aveva la volontà e gli strumenti per pensare 5) Come si tenta oggi di giustificare la tradizione? Secondo quanto sosteneva il cardinal J. Newmann (1801-1900) per la teoria del germe. È sufficiente che questa tradizione sia contenuta in germe nel suo insegnamento. Penserà poi la chiesa e la sana società a trasformare queste dottrine implicite in una dottrina esplicita. Secondo quanto diceva S. Tommaso” Le verità sono semplici, le applicazioni sono poi da interpretare”. 6) Il primato di Pietro. Questo fu un assoluto per fondare la chiesa su tale apostolo (Mt 16-19) Ancorché Paolo non lo cita mai nella lista dei 59 apostoli di Gerusalemme nell’anno 58 d.C. Ma soprattutto nelle sue lettere Pietro cita la sua Trasfigurazione ma mai il privilegia petrino salutando in esse le comunità sparse nell’Asia minore. 7) Il culto Mariano. La devozione è una cosa (Immacolata Concezione Fatima, Assunta in cielo, Megiugorie.)  Ma il signore dice:” adora il Signore Dio tuo.  E a lui che devi rendere il culto”. Certo Maria è la consolazione degli afflitti 8) I miracoli. Segno distintivo che costituisce il fondamento per conoscere la vera religione. Ma le religioni sono tante e ogni religione ha i suoi miracoli. Molti miracoli hanno avuto origine in quella “Fucina di pie frodi” che fu il Medio Evo. Accettati e accreditati dalla chiesa cattolica per mancanza di spirito critico, per convenienza spirituale e materiale. Oggi continuano a essere per poco speriamo gli strumenti per il dominio dell’anima.

Autore: Albino Michelin 10.04.2026

albin.michel@live.com

IL BISOGNO DI RIFLETTER E DI PENSARE

 Non vi è nessuno che almeno qualche vota non abbia provato l’esigenza di sgomberare la mente, di fermarla, di metterla a tacere e di dirlo come se fosse un tram: “Fermati, voglio scendere”. Si sta parlando del desiderio di trovarsi leggeri, sereni, spensierati.  Ma che belle parole spensierati, spensieratezza, sanno di infanzia. Il desiderio di spensieratezza che a volte proviamo rimanda al fatto che il pensiero che pervade e invade la mente può non di rado essere fonte per l’essere umano inquietudine, persino di malattia. Può essere tossico, generare veleni fino a rendere un veleno lo stesso essere umano. Ecco alcune forme che potrebbero avvelenare il nostro pensiero. Anzitutto il pensiero superficiale, quello delle cose risapute e noiose, quel continuo e insoddisfacente rimuginare che non si dovrebbe chiamare propriamente pensiero quanto piuttosto i pensieri. È essenziale infatti distinguere il pensiero dai pensieri intendendo con questi i fastidi, le preoccupazioni, le ansie, la paura, le elaborazioni mentali deformanti e ingigantite. Questi pensieri arrivano quando vogliono loro, non richiesti, non graditi e a volte si trasformano in ossessioni, si insinuano nelle pieghe della nostra psiche, e non ci lasciano più. Sono i nostri fantasmi interiori, diurni e notturni. Noi parliamo ma in realtà sono essi che parlano dentro di noi. Si può persino cadere in preda di un permanente assedio della mente e cosi perdere il contatto diretto con la realtà, giungendo a non vedere più le cose per quello che realmente sono intrappolati in fantasticherie, illusioni, sospetti, gelosie. Ulteriore forma di pensiero avvelenato è il pensiero predatore, intendendo con questa espressione la volontà che ci porta a pensare unicamente al fine di guadagnare, possedere, dominare, conquistare. Occorre dire che l’occidente è diventato in seguito all’imporsi dello spirito mercantile e del capitalismo. Un tempo si lavorava per vivere oggi si vive per lavorare. Il guadagno e la conquista sono sempre una caratteristica inevitabile per la specie umana e di ogni altra forma attiva che la prima si preoccupa di mettere in evidenza nel procurarsi per mettere in vita se stessi e i propri figli. Ulteriore forma di pensiero che può secernere pensiero velenoso è quello ideologico, intendiamo la decisione acritica e integralista a una dottrina (religiosa, politica e di altro tipo) esibendo un pensiero ripetitivo, stereotipato, uniformato. Si tratta di una prigionia della mente che si ritrova in coloro che vivono un’esperienza multi integralista e fondamentalista. E questa si ritrova anche in politica, nella cultura, in economia e in genere in tutte le forme sociali.  Esiste infine un’ultima forma di pensiero avvelenato che denominiamo pensiero-spirituale. Per essere tale deve completare quella che Vito Mancuso chiama pensiero–“intrattenimento “. Per evitare tale “cultura-veleno” deve superare la semplice cultura libresca, cioè di seconda mano. E con un processo mentale nel caso che qualche cosa nella lettura sia sfuggito.  E quindi con una riflessione come attività mentale in cui emerga la valutazione di qualche argomento importante. In questo caso si potrebbe superare il pensiero superficiale, il pensiero predatorio, il pensiero ideologico. Allora leggere significa pensare con la testa altrui, non solo che con la propria soltanto e sarà un pensiero costruttivo e totalizzante. E cosi il tempo per leggere come il tempo per amare dilaterà il tempo del nostro spirito.
Autore: Albino Michelin 02.04.2026
albin.michel@live.com

SECONDO GESÙ ESISTE L'NFERNO?

Il dilemma viene spontaneo allorché non si sa se Gesù abbia ribadito un concetto della tradizione del tempo o se abbia invece dato una verità di fede a noi comuni mortali? Ed anche fra i teologi ad alto livello ogni dubbio rimane insolubile. Anche recentemente p. A. Maggi, direttore del Centro Sudi Biblici di Montefano (Mc), ha recentemente pronunciato alla Tv dei vescovi che non si addice a Gesù l’esistenza dell’inferno. E similmente il teologo del 900 Urs Von Bathasar affermava altrettanto. Per cui si deve interpellare H. Kung per avere un giudizio un po’ più probante. Se prima i morti andavano nel mondo tutti indistintamente nel mondo sotterraneo ora quest’ultimo per i buoni diventa un luogo di riposo di pace (fino alla risurrezione), ma per i cattivi un luogo di provvisoria punizione e, dopo il giudizio di terribile dannazione.  Gesù ha anche parlato dell’inferno come a quel tempo ne parlavano tutti: con il linguaggio e il modo di vedere del suo tempo. Lo stesso Gesù per quanto riguarda l’inferno ha indubbiamente condiviso in larga misura le concezioni apocalittiche dei suoi contemporanei. A) Gesù non è un predicatore dell’Inferno: in nessuna parte egli dimostra un interesse diretto per l’inferno. Le sue asserzioni sull’inferno non hanno quindi una funzione rivelatoria o definitoria, non sono rivelazione o definizione divine particolari. Per Gesù è essenziale la provocazione alla decisione. Qui sta la differenza essenziale. Infatti come nel Padre nostro o nelle beatitudini neppure nelle prime professioni di fede compare l’inferno. B): Gesù libera dai demoni. Non soltanto Israele ma tutto il mondo era pieno di credenze e di paure nel confronto del Demonio. Ma per 200 Anni (539-331 (a. Cr.) Israele ha fatto parte dell’impero persiano la cui religione era caratterizzata dal dualismo tra un dio buono dal quale proviene tutto il bene e lo spirito cattivo dal quale proviene tutto il male. Gesù predicata il lieto Messaggio della sovranità di Dio e non il messaggio minatorio della sovranità di satana. Non è manifestamente interessato alla figura di Satana o del Diavolo, alla speciale, concezione del diavolo e di Satana. Egli rappresenta un momento della sdemonizzazione e demitizzazione dell’uomo e del mondo e la liberazione per una creaturalità e umanità vera. Il regno di Dio è una creazione buona. Gesù vuole liberare gli ossessi dalla coazione psichica che spezzando cosi il circolo vizioso di turbamento psichico, credenza del diavolo e proscrizione sociale. Giustamente Herbert Haag ha preso congedo da questo tipo di male personificato, dalla credenza dei diavoli che ha prodotto danni incalcolabili. Quello che in nessun caso si può sostenere è quel folle schematismo dualista che presuppone sconsideratamente che la dove c’è un Dio personale devi esserci anche un diavolo personale, là dove ce un cielo deve esserci anche un Inferno, là dove c’è una vita eterna deve esser anche una sofferenza eterna. Come se per il fatto di esserci una cosa debba anche esserci anche sempre il contrario, perché ce l’amore ce anche l’odio. No, Dio non ha bisogno di un anti dio per essere sé stesso. Di qui ha sempre preso le mosse la teologia tradizionale dell’inferno da quando nel 543 dopo lunghe discussioni il sinodo di Costantinopoli ricevette una versione ufficiale contro Origine da un consesso di santi padri. La punizione dell’inferno non è inflitta soltanto ad tempus, essa è piuttosto temporalmente illimitata, dura eternamente. Neppure dopo migliaia di anni con quanta facilità viene pronunciata soprattutto nei confronti degli altri la parola che Dante stesso fin tropo immedesimato nel ruolo del giudice universale scrisse nella sua commedia sull’ inferno “Lasciate ogni speranza voi che entrate”.  Un dio della pace che ha reso eterna la discordia e incredulità? Un Dio della grazia e dell’amore verso i nemici che potrebbe vendicarsi spietatamente dei suoi nemici per tutta l’eternità? Un tempo in cui nella psicologia e nella giustizia pena si è incominciato a rinunciare alle pure pene di compensazione prive di una possibilità di sospensione condizionale, a molto perone appaia già per ragioni puramente umanitarie ampiamente mostruosa l’idea di una punizione non solo in vita ma addirittura eterna? Ma neppure hanno torto per principio in particolare laddove nella teologia e gerarchia cattolica si si richiama al presente popolo cattolico, al sensus fidelium all’istinto dei cedenti: Già nel 1967 i Germania alla domanda se esiste un inferno rispondevano con un no il 78% dei Protestanti e 47% dei cattolici.  Ma argomentano alcuni teologi tradizionali “sarebbe Dio a condannare l’uomo ma è l’uomo che condanna se stesso con l’attaccamento al suo peccato “Parecchi sono i dubbi che riguardano recentemente l’inferno. Anzitutto non c’è mai stata condanna sull’’inferno da parte del cattolicesimo. Vi saranno magari preghiere per non cadere all’inferno ma bisognerà fare i conti col terrorismo religioso. Alla domanda di Pietro su quante volte l’apostolo dovrebbe perdonare i peccati al suo prossimo,” Settanta volte sette” rispose Gesù” “. Occhio per occhio” e Gesù corregge il Vecchio Testamento. Dio avrebbe  bisogno di un altro dio per punire l’omo all’inferno-Una decina di concili sull’ inferne durante i secoli con effetto sordina-Gesù minaccia dalle 10 alle 15 volte con fuoco eterno stridore di denti,  ma fanno esse un espediente  didattico anziché dettaglio teologico , come provocazione alla sollecitazione e ala alla sveglia dei buontemponi., Madonna di Fatima, di Lourdes, Megiugorie troppo antropomorfiche con 2288 veggenti con l’angoscia dell’l’inferno quando persino lil magistero ecclesiastico ha sospeso il suo  no con un” ni”. Per questa non si dà torto a coloro che obbiettano essere l’inferno vuoto. Perché Gesu non ha detto se questa credenza fosse valida perché basata sulla tradizione iraniana tradizione del tempo o una verità di fede da imporre a tutta la comunità dei credenti.
Autore: Albino Michelin 28.03.2026
albin.michel@live.com

I DIVERSI VOLTI DI GESÙ

Fino dalla sua nascita Gesù ha avuto un volto luminoso e non pessimistico. Ovunque Gesù è Gesù è passato nella storia con circa 200 appellativi concernenti suo volto. Aveva la fisionomia ebrea, parlava in aramaico, agiva come un coetaneo della Galilea, aveva un linguaggio dei contadini del suo tempo, una parlata dei paesani e degli abitanti di Nazareth. Prima della sua vita pubblica esercita la professione del padre- falegname, si fa battezzare per condividere in tutto le vicende della vita quotidiana della sua gente.  Egli compie 7 Chilometri di andata e ritorno a piedi per frequentare l’università di Seforis, certamente per diventare un rabbino maestro della legge. Per di più un ideatore di parabole per farsi intendere dal suo pubblico illetterata e dedita alla pesca. All’inizio della vita pubblica secondo il vangelo di Matteo, si lascia tentare dal diavolo per respingere la fame dell’oro, gli onori dovuti al Padre.  Matte, Marco e Giovanni metteranno in risalto la passione di Gesù, mentre Giovanni approfondisce con la sua mistica l’apocalisse, la spiritualità di Dio, e Paolo del vangelo si accontenta di essere l’organizzatore. Si chiamano canonici i 4 evangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.  Mentre si chiamano sinottici Matteo, Marco e Luca perché si presentano come visioni di insieme. Matteo e Luca copiano parte del vangelo di Marco considerato il più antico dei tre. Nel vangelo di Matteo Gesù appare con tratti giudaici, fondò la sua Chiesa su Pietro, pronunciò 5 grandi discorsi che costituiscono le grandi leggi della comunità. Suo è Il Giudizio universale dove con promesse di rimanere sempre nella comunità ancorché arrivi la fine del mondo. Nel giudizio finale Gesù assume il volto dell’affamato, dell’assetato, del forestiero, dell’infermo e del carcerato. La sua attività di taumaturgo, di esorcista, di maestro segna profondamente il sui volto e la sua personalità. Come Messia l’atteso delle Genti sogna pure la liberazione della Palestina dal sovranismo romano. Passando al Vangelo di Marco, Gesù è l’innamorato della natura umana che piega ai suoi ordini. Gesù non appare isolato bensì far parte di un movimento cui aderiscono discepoli e discepole.  Appare circondato da povera gente, da ammalati ed esclusi. Per questi annuncia il regno di Dio, buona notizia per i poveri. “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori”” Il sabato è fatto per l’uomo non l’uomo per il sabato”.  Gesù rompe con la sua Famiglia e proclama suo fratello, sua madre e sua sorella elogiandole di ascoltare la parola di Dio e la mettono in pratica. Arriviamo a Luca. E un medico, e cura una comunità ellenistica, cioè greca.  Probabilmente ha conosciuto Maria la Madre di Gesù per cui le dedica una larga informazione sulla nascita di suo figlio. E più portato alla cura del femminile, della vedova di Naim, le prostitute, parabola del buon samaritano, il figlio prodigo, a risurrezione di Lazzaro, il perdono di Gesù sotto la croce al buon ladrone. Ora dopo la morte di Gesù abbiamo avuto duemila anni in cui Gesù si è rivelato fra declino e rinascita o tra rinascita e declino. Non bisogna essere pessimisti perché se in Europa abbiamo avuto un calo di messe e di devozioni altrove nell’America latina abbiamo avuto un recupero. Ci soffermiamo un instante sul recupero. Il dogmatismo intollerabile è stato probabilmente il più discusso nel cristianesimo tradizionale dai primi ai nostri giorni. Dobbiamo crederci se l’intolleranza dogmatica con la ignobile conseguenza appartenga all’essenza religiosa. E questa è una battaglia contro il relativismo, l’opportunismo e la assenza della morale in ogni ambito. Ed ecco qui allora gli appellativi con qui è possibile rivolgersi a Gesù in ogni tempo e luogo per trovare il volto che preferibilmente si adatti alla nostra salvezza.  Eccone una decina.” Messia”: titolo su quanti si attendevano il riscatto dai Romani e la liberazione di questo giogo.” Emanuele:” Titolo comunicato dall’Angelo nella gravidanza di Maria. “Figlio di Davide”: Discendente dal casato di Davide.” Figlio di Dio”: rappresentate di Dio con l’umanità. “Profeta”: incaricato da dio per dare un messaggio agli uomini. “Figlio di Giuseppe”: Figlio di suo padre Giuseppe “Rabbi”: Maestro nel senso accademico dei termini.” Nazareno”: nome etnico della sua città. “Pantocrate”: Signore dei cieli, delle acque, dell’universo, della natura. Icona del “Pesce”: Acronimo di Gesù figlio di Dio salvatore. Usato durante i secoli della persecuzione. Infine Gesù “misericordioso”, questo appellativo dettato da Papa Francesco in quanto la misericordia è il punto che solleva il mondo. Ognuno può trovare un volto di Gesù che più gli aggrada.
 Autore: Albino Michelin 17.03.2026
albin.michel@live.com