Non vi è nessuno che almeno qualche vota non abbia provato l’esigenza di sgomberare la mente, di fermarla, di metterla a tacere e di dirlo come se fosse un tram: “Fermati, voglio scendere”. Si sta parlando del desiderio di trovarsi leggeri, sereni, spensierati. Ma che belle parole spensierati, spensieratezza, sanno di infanzia. Il desiderio di spensieratezza che a volte proviamo rimanda al fatto che il pensiero che pervade e invade la mente può non di rado essere fonte per l’essere umano inquietudine, persino di malattia. Può essere tossico, generare veleni fino a rendere un veleno lo stesso essere umano. Ecco alcune forme che potrebbero avvelenare il nostro pensiero. Anzitutto il pensiero superficiale, quello delle cose risapute e noiose, quel continuo e insoddisfacente rimuginare che non si dovrebbe chiamare propriamente pensiero quanto piuttosto i pensieri. È essenziale infatti distinguere il pensiero dai pensieri intendendo con questi i fastidi, le preoccupazioni, le ansie, la paura, le elaborazioni mentali deformanti e ingigantite. Questi pensieri arrivano quando vogliono loro, non richiesti, non graditi e a volte si trasformano in ossessioni, si insinuano nelle pieghe della nostra psiche, e non ci lasciano più. Sono i nostri fantasmi interiori, diurni e notturni. Noi parliamo ma in realtà sono essi che parlano dentro di noi. Si può persino cadere in preda di un permanente assedio della mente e cosi perdere il contatto diretto con la realtà, giungendo a non vedere più le cose per quello che realmente sono intrappolati in fantasticherie, illusioni, sospetti, gelosie. Ulteriore forma di pensiero avvelenato è il pensiero predatore, intendendo con questa espressione la volontà che ci porta a pensare unicamente al fine di guadagnare, possedere, dominare, conquistare. Occorre dire che l’occidente è diventato in seguito all’imporsi dello spirito mercantile e del capitalismo. Un tempo si lavorava per vivere oggi si vive per lavorare. Il guadagno e la conquista sono sempre una caratteristica inevitabile per la specie umana e di ogni altra forma attiva che la prima si preoccupa di mettere in evidenza nel procurarsi per mettere in vita se stessi e i propri figli. Ulteriore forma di pensiero che può secernere pensiero velenoso è quello ideologico, intendiamo la decisione acritica e integralista a una dottrina (religiosa, politica e di altro tipo) esibendo un pensiero ripetitivo, stereotipato, uniformato. Si tratta di una prigionia della mente che si ritrova in coloro che vivono un’esperienza multi integralista e fondamentalista. E questa si ritrova anche in politica, nella cultura, in economia e in genere in tutte le forme sociali. Esiste infine un’ultima forma di pensiero avvelenato che denominiamo pensiero-spirituale. Per essere tale deve completare quella che Vito Mancuso chiama pensiero–“intrattenimento “. Per evitare tale “cultura-veleno” deve superare la semplice cultura libresca, cioè di seconda mano. E con un processo mentale nel caso che qualche cosa nella lettura sia sfuggito. E quindi con una riflessione come attività mentale in cui emerga la valutazione di qualche argomento importante. In questo caso si potrebbe superare il pensiero superficiale, il pensiero predatorio, il pensiero ideologico. Allora leggere significa pensare con la testa altrui, non solo che con la propria soltanto e sarà un pensiero costruttivo e totalizzante. E cosi il tempo per leggere come il tempo per amare dilaterà il tempo del nostro spirito.
Autore: Albino Michelin 02.04.2026
albin.michel@live.com
martedì 19 maggio 2026
IL BISOGNO DI RIFLETTER E DI PENSARE
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