martedì 19 maggio 2026

SECONDO GESÙ ESISTE L'NFERNO?

Il dilemma viene spontaneo allorché non si sa se Gesù abbia ribadito un concetto della tradizione del tempo o se abbia invece dato una verità di fede a noi comuni mortali? Ed anche fra i teologi ad alto livello ogni dubbio rimane insolubile. Anche recentemente p. A. Maggi, direttore del Centro Sudi Biblici di Montefano (Mc), ha recentemente pronunciato alla Tv dei vescovi che non si addice a Gesù l’esistenza dell’inferno. E similmente il teologo del 900 Urs Von Bathasar affermava altrettanto. Per cui si deve interpellare H. Kung per avere un giudizio un po’ più probante. Se prima i morti andavano nel mondo tutti indistintamente nel mondo sotterraneo ora quest’ultimo per i buoni diventa un luogo di riposo di pace (fino alla risurrezione), ma per i cattivi un luogo di provvisoria punizione e, dopo il giudizio di terribile dannazione.  Gesù ha anche parlato dell’inferno come a quel tempo ne parlavano tutti: con il linguaggio e il modo di vedere del suo tempo. Lo stesso Gesù per quanto riguarda l’inferno ha indubbiamente condiviso in larga misura le concezioni apocalittiche dei suoi contemporanei. A) Gesù non è un predicatore dell’Inferno: in nessuna parte egli dimostra un interesse diretto per l’inferno. Le sue asserzioni sull’inferno non hanno quindi una funzione rivelatoria o definitoria, non sono rivelazione o definizione divine particolari. Per Gesù è essenziale la provocazione alla decisione. Qui sta la differenza essenziale. Infatti come nel Padre nostro o nelle beatitudini neppure nelle prime professioni di fede compare l’inferno. B): Gesù libera dai demoni. Non soltanto Israele ma tutto il mondo era pieno di credenze e di paure nel confronto del Demonio. Ma per 200 Anni (539-331 (a. Cr.) Israele ha fatto parte dell’impero persiano la cui religione era caratterizzata dal dualismo tra un dio buono dal quale proviene tutto il bene e lo spirito cattivo dal quale proviene tutto il male. Gesù predicata il lieto Messaggio della sovranità di Dio e non il messaggio minatorio della sovranità di satana. Non è manifestamente interessato alla figura di Satana o del Diavolo, alla speciale, concezione del diavolo e di Satana. Egli rappresenta un momento della sdemonizzazione e demitizzazione dell’uomo e del mondo e la liberazione per una creaturalità e umanità vera. Il regno di Dio è una creazione buona. Gesù vuole liberare gli ossessi dalla coazione psichica che spezzando cosi il circolo vizioso di turbamento psichico, credenza del diavolo e proscrizione sociale. Giustamente Herbert Haag ha preso congedo da questo tipo di male personificato, dalla credenza dei diavoli che ha prodotto danni incalcolabili. Quello che in nessun caso si può sostenere è quel folle schematismo dualista che presuppone sconsideratamente che la dove c’è un Dio personale devi esserci anche un diavolo personale, là dove ce un cielo deve esserci anche un Inferno, là dove c’è una vita eterna deve esser anche una sofferenza eterna. Come se per il fatto di esserci una cosa debba anche esserci anche sempre il contrario, perché ce l’amore ce anche l’odio. No, Dio non ha bisogno di un anti dio per essere sé stesso. Di qui ha sempre preso le mosse la teologia tradizionale dell’inferno da quando nel 543 dopo lunghe discussioni il sinodo di Costantinopoli ricevette una versione ufficiale contro Origine da un consesso di santi padri. La punizione dell’inferno non è inflitta soltanto ad tempus, essa è piuttosto temporalmente illimitata, dura eternamente. Neppure dopo migliaia di anni con quanta facilità viene pronunciata soprattutto nei confronti degli altri la parola che Dante stesso fin tropo immedesimato nel ruolo del giudice universale scrisse nella sua commedia sull’ inferno “Lasciate ogni speranza voi che entrate”.  Un dio della pace che ha reso eterna la discordia e incredulità? Un Dio della grazia e dell’amore verso i nemici che potrebbe vendicarsi spietatamente dei suoi nemici per tutta l’eternità? Un tempo in cui nella psicologia e nella giustizia pena si è incominciato a rinunciare alle pure pene di compensazione prive di una possibilità di sospensione condizionale, a molto perone appaia già per ragioni puramente umanitarie ampiamente mostruosa l’idea di una punizione non solo in vita ma addirittura eterna? Ma neppure hanno torto per principio in particolare laddove nella teologia e gerarchia cattolica si si richiama al presente popolo cattolico, al sensus fidelium all’istinto dei cedenti: Già nel 1967 i Germania alla domanda se esiste un inferno rispondevano con un no il 78% dei Protestanti e 47% dei cattolici.  Ma argomentano alcuni teologi tradizionali “sarebbe Dio a condannare l’uomo ma è l’uomo che condanna se stesso con l’attaccamento al suo peccato “Parecchi sono i dubbi che riguardano recentemente l’inferno. Anzitutto non c’è mai stata condanna sull’’inferno da parte del cattolicesimo. Vi saranno magari preghiere per non cadere all’inferno ma bisognerà fare i conti col terrorismo religioso. Alla domanda di Pietro su quante volte l’apostolo dovrebbe perdonare i peccati al suo prossimo,” Settanta volte sette” rispose Gesù” “. Occhio per occhio” e Gesù corregge il Vecchio Testamento. Dio avrebbe  bisogno di un altro dio per punire l’omo all’inferno-Una decina di concili sull’ inferne durante i secoli con effetto sordina-Gesù minaccia dalle 10 alle 15 volte con fuoco eterno stridore di denti,  ma fanno esse un espediente  didattico anziché dettaglio teologico , come provocazione alla sollecitazione e ala alla sveglia dei buontemponi., Madonna di Fatima, di Lourdes, Megiugorie troppo antropomorfiche con 2288 veggenti con l’angoscia dell’l’inferno quando persino lil magistero ecclesiastico ha sospeso il suo  no con un” ni”. Per questa non si dà torto a coloro che obbiettano essere l’inferno vuoto. Perché Gesu non ha detto se questa credenza fosse valida perché basata sulla tradizione iraniana tradizione del tempo o una verità di fede da imporre a tutta la comunità dei credenti.
Autore: Albino Michelin 28.03.2026
albin.michel@live.com

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