Il 30 ottobre 2016 il frate domenicano G. Cavalcoli nella sua consueta catechesi mensile dai microfoni di Radio Maria si peritò di divulgare che il recente terremoto nel Centro Italia è conseguenza del peccato originale e punizione di Dio nei confronti delle coppie di fatto e omosessuali. Mons. Beccia, assistente allo Stato vaticano insorse definendo tali affermazioni offensive ai credenti e scandalose per i non credenti. E Mons. Galantino segretario dei Vescovi italiani il 5 novembre intervenne pure comunicando essere questa una dichiarazione di un paganesimo senza limiti. E obbligò l’emittente a sospendere il predicatore, la quale emittente non ebbe diversa soluzione che scusarsi. Ma in pratica il predicatore altro non disse se non il verbo che da sempre ribadisce il suo direttore. E’ l’occasione questa per aprire gli occhi e intervenire, in quanto tale soluzione è un‘astuzia tipica di P. Livio Fanzaga, di Brembo(BG), religioso della Congregazione Scolopi, anni 76. I referenti di Radio Maria, teologi o laici, sono tutti accuratamente scelti e vaccinati da lui, con obbligo di interpretare la voce del padrone, nel caso la sua, pena essere corretti pubblicamente dopo una relazione non confacente al suo magistero, che egli, sempre astutamente identifica con quello della chiesa. Il sottoscritto, interessato allo studio della cultura religiosa italiana e alla sua diffusione, dal 2002 ha seguito e registrato conversazione di questa emittente soprattutto quelle del venerdì sera ai giovani e le sue sintesi della stampa ripetute poco dopo la mezzanotte. Si permette quindi di elencarne qualcuna, perché non si tratta di farlocche anticlericali, ma oggettive offese di un “irriverente”. Il 15.8.2002 sbeffeggiava i protestanti perché concedono il sacerdozio alle donne. E definiva Lutero e Calvino dei cornuti. Chissà cosa direbbe Papa Francesco. Che oggi talvolta quindi il Fanzaga li debba accettare come “fratelli” sembrano piroette di salvataggio per accreditarsi di fronte agli alti vertici. Il 6.1.2005:” Chi ha letto il Codice da Vinci la pagherà’”. Questo sa proprio di vendetta. Un altro venerdì sera:” i giovani che vanno al dancing vanno in una porcellaia e chi fa l’amore prima del matrimonio è un porco”. Ma saltiamo a tempi più recenti. Il 7.3.2009 in occasione del terremoto dell’Aquila, capitato durante la settimana di pasqua, disse che è un invito di Dio ai malcapitati dell’Abruzzo per partecipare alla sofferenza della passione di Gesù. Il 27.12.2012 in occasione del tsunami nell’oceano indiano con centinaia di migliaia di morti, il nostro sentenziò che Dio lo mandò per rendere gli uomini casti e purificarli. Ma questo religioso che non sia per caso un po’ complessato in materia? L’ 8.11.2015 ai due giornalisti GL. Nuzzi e E. Fittipaldi che avevano pubblicato documenti del Vaticano concernenti ricchezze e carrierismo della chiesa, inviò l’epiteto “siete sterco e letame e io vi impiccherei”. Il 3.2.16 la povera Cirinà è stata chiusa anzitempo nella cassa da morto. Aveva proposto e fatto passare in parlamento la legge sulle coppie di fatto. Il Fanzaga neo artista del malocchio la tramortì: “brindi pure con il prosecco alla vittoria, ma si ricordi che arriverà anche per lei il funerale e molto presto”. Ma signora Cirinnà per la sua dignità e per quella di tutti lo citi al tribunale, costituendosi parte civile, come dovrebbero fare tanti umiliati e offesi. Basta così, ma fiorellini del genere ve ne sono a centinaia. Ed ogni condanna ai peccatori il nostro l’accompagna con sorrisini, risate, sghignazzate, cachinni, sbruffonate istrioniche, arroganti e astiosi disprezzi, gridolini con l’urlo nella strozza, gasato di sicumera. E soprattutto con intimidazioni psicologiche, purgatori e inferni a non finire, fondamentalista, leader Isis terrorista di una religione becera e medievale, spacciatore di droga religiosa Perché francamente con tante panzane e fandonie il troppo storpia. Aprire la radio, sentire, registrare per credere. Ovvio che le persone fragili ed emotive ci cascano dentro. Ed il nostro sa intercettare bene le paure e la pancia della gente. Talvolta vale la pena prendersi un po’ di relax ed ascoltarlo come una macchietta di Totò. Ma attenzione, il tutto ammorbidito con “amici cari, amici miei, la regina della pace, dell’amore…” A lui forse la Madonna è apparsa a Medjugorje così, ma questa, la sua, non è la regina della pace, è la regina della maleducazione e delle divisione. Un cattolicesimo senza galateo e buona educazione non è testimoniare l’amore del prossimo, cioè il massimo comandamento del Vangelo. E non si salvi in calcio d’angolo tirando fuori continuamente la frase della Bibbia: “Vi perseguiteranno e derideranno a causa del mio nome” (Mt.10,17). Non si faccia passare per martire e santo subito, prima del tempo. Lo attaccano e lo manderebbero in galera non in nome di Gesù, ma in quanto maleducato. In Italia abbiamo altre emittenti che sanno proporre il Vangelo con sane motivazioni senza imporre e senza offendere morti, terremotati, disgraziati della terra. Pensiamo a TV 2000 (Sky 140), Telepace (Sky 515), Tele Padre Pio (Sky 852), Radio Mater, Radio Oreb, ecc. Sono utili per eventi, aiuto alla preghiera, accompagnamento agli anziani, musica sacra, meditazione. Questo lo fa anche Radio Maria, ma quando arrivano le rubriche Fanzaga con i sui teologi va proprio tutto alla malora. Altro che radio cristiana nelle famiglie, è radio pagana. Ha ragione il segretario dei vescovi italiani, sopra citato. E così Radio Maria diventa “Setta di Maria”. Non vogliamo qui sottovalutare la capacità manageriale del religioso Scolopio: sui 3 milioni di ascoltatori in Italia,75 ripetitori, impianto in 70 paesi,18 milioni di offerte annue, ragion per cui il nostro batte cassa due volte al giorno, 800 mila euro di sovvenzioni statali più o meno all’anno, migliaia di addetti stipendiati o volontari. Qui non ci interessano queste discussioni, potremmo peccare di imprecisione. In data 11.12.2005 Giuseppe Zenti, allora vescovo di Vittorio Veneto ed oggi di Verona, scrisse una lettera aperta in cui accusava (o meglio pregava questa emittente) di: a) diminuire lo spazio a satana, perché solo Dio è il Creatore e la Provvidenza del mondo b) di collocare Maria nel giusto ruolo, essa non è colei che ferma il braccio di Dio perché non scagli le sue vendette c) di non insinuare la figura di Dio come la causa di tutte le nostre sofferenze. Che effetto fece questa lettera aperta? Nessuna. A Padre Livio Fanzaga è come lavare la testa all’asino. Per cui vale la pena una sua sostituzione, che egli di buon grado dovrebbe accettare in coerenza con le sue catechesi, secondo cui l’obbedienza va fatta con gioia perché ci unisce al sacrificio di Cristo sulla croce. E’ opportuna una rifondazione della conduzione, un programma di evangelizzazione fondato su un nuovo linguaggio. Si, perché missionarietà ed evangelizzazione è anche linguaggio.
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Albino Michelin
16.11.2016
martedì 22 novembre 2016
lunedì 17 ottobre 2016
LA "TABERNULA" DI SOVIZZO: CHIAREZZA SUI BENI DELLA CHIESA CERCASI
Un piccolo chalet, costruito sulla piazza della chiesa per celebrare la sagra del baccalà in occasione della festa patronale agli inizi di settembre, ha fatto il giro del mondo. Sì perché è finita anche in TV. Qui non ci interessa ricercare le ragioni nell’una o nell’altra parte del contendere, quanto allargare il discorso sull’appartenenza dei beni di una parrocchia, di una curia, della Chiesa in genere. Per situare il lettore diremmo, anticipando subito, che anche se la proprietà giuridica è del parroco o della curia, la proprietà morale è della comunità. Preti e vescovi se ne vanno ma la comunità resta. In succinto una dilucidazione sull’origine: è successo a Tavernelle, frazione di Sovizzo, un borgo a 8 km da Vicenza, attraversato dalla statale Postumia. Conta circa 1.370 abitanti, con una chiesa istituita parrocchia nell’agosto del 1964, qualifica di Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto conferita nel giugno del 1986. Il paese ha da sempre espresso una forte identità, sia fra i singoli membri sia con la “sua” chiesa. Denaro, sudore, sacrifici spesi anche per costruire la Casa parrocchiale del Giovane e sostenere ogni tipo di iniziativa non possono essere quantificati. Persino la costituzione della Pro Loco si è iscritta in questo clima di solidarietà. Nel 2012 in forma di donazione viene eretta sulla piazza della chiesa la tabernula chalet, quale punto di riferimento per l’organizzazione e il coordinamento, e anche come simbolo storico, in quanto Tavernelle deriva dall’antico latino “tabernula”, a significare taverna di ristoro per i sudditi dell’Impero romano. Per divergenze sorte dopo tre anni dall’impianto si disse che lo chalet della Pro Loco era abusivo ma che si poteva salvare con una sanatoria che il parroco incaricato non diede o non credette opportuno concedere. Di qui la frattura con la popolazione. Intervenne la curia vescovile a decidere la contesa: la tabernula donata sarebbe stata smontata, o distrutta e al suo posto la curia o la parrocchia ne avrebbe costruita una di nuova a sue spese. Il che significa demolire con i soldi della comunità e ricostruire con i soldi della stessa: spreco di denaro della gente di buona volontà e dei benefattori. Un bel harakiri. Il che vorrebbe significare: cari parrocchiani o pro loco, non vogliamo la vostra tabernula, vogliamo la nostra. A voi l’utilizzo con contratto di comodato. Questo è il messaggio recepito dalla gente: “Qui i padroni siamo noi, voi tappatevi la bocca e stop”. Una pacificazione imposta. Una toppa peggiore dello sbrego. Con tale premessa possiamo ampliare il discorso. Viene in mente la favola di Fedro del leone e Co. Un bel giorno andò a caccia con una vacca, una capretta, una pecora. Catturato un cervo i quattro soci si misero alla spartizione. Disse il leone: “la prima parte è mia perché io sono il re della foresta. La seconda è mia perché io sono socio della compagnia. La terza è mia perché io sono il più forte. E la quarta è pure mia perché anche se non volete io me la prendo”. Il discorso va ampliato secondo la sensibilizzazione inaugurata da Papa Francesco concernente la gestione dei beni di chiesa: povertà, solidarietà, trasparenza. Allo scopo ci si potrebbe confrontare anche con altri modelli. Ad esempio in Svizzera nel canton Zurigo, dove lo scrivente risiede, vige il modello di U. Zwinglio, (+1531), che introdusse il concetto di Chiesa del popolo. Non si continui a contrastare i protestanti, quasi fossero pecore nere, ma anche da loro prendere quello che secondo il Vangelo di Gesù sarebbe oggi più appropriato. In questo contesto finanziario la tassa del culto (in Italia l’8 per mille), non viene inviata alla centrale nazionale Opere di religione, ma rimane alla parrocchia e gestito dalla Commissione finanziaria della stessa, eletta dai cattolici del luogo ogni anno, e con valore giuridico. Per cui la comunità attraverso questa commissione è la proprietaria degli immobili sacri e connessi. Il prete e gli incaricati di chiesa non possono gestire nulla, nemmeno un mattone, sono degli stipendiati. Tutto il resto, dal pavimento al tetto, dalle lampadine alle campane vengono gestiti attraverso la commissione. Litigate sui soldi e sulle proprietà di chiesa come nel caso di Tavernelle, di Vicenza e dell’Italia, con tante critiche da parte dei nostri cattolici all’estero e in patria, dove il Consiglio affari economici è solo paravento con valore consultivo, firmatario quale cassa di risonanza, in sintesi storie del genere non capiterebbero. Certo anche il modello sopra citato andrebbe rivisto e forse in parte corretto, ma sarebbe molto già più pulito e trasparente. Non è impossibile uscirne, anche se un po’ difficile. Basti pensare che il codice di diritto canonico ecclesiastico (promulgato a Papa Wojtyla nel 1983) contiene ben 587 articoli sulla gestione dei beni chiesa nel totale di 1752, addirittura un terzo e tutti a impronta salvaguardia economica dell’istituzione. La quale istituzione chiesa possiede nel mondo due mila miliardi di immobili (fonte internet), in Italia un 20% e 500 mila ettari di superficie agraria, a Roma un quarto del patrimonio cittadino. Se non si pubblicano i bilanci e l’ammontare dei possedimenti in trasparenza tutto può essere vero ciò che di falso in materia si dice delle ricchezze chiesa. Il caso “Tabernula” dovrebbe quindi aprirci gli orizzonti e non dividerci nel piccolo mondo casalingo a suon di decreti fra parroci, vescovi e parrocchiani. Qualcuno obbietterà come mai un singolo si permette simili osservazioni alla chiesa. Subito detto: Papa Francesco consiglia di esprimere la propria opinione anche se non fosse in sinergia con la sua (ma la presente è perfettamente in linea con il suo pensiero circa ricchezza e povertà della chiesa). In secondo luogo fra tante contestazioni in materia che circolano a causa delle sue aperture, (si pensi allo scrittore e conduttore televisivo, cattolicissimo Antonio Socci, membro Opus Dei, Comunione e Liberazione, mezzo miracolato di Medjugorje, che diffonde libri apocalittici sostenendo essere invalida l’elezione di Papa Francesco, essere questo Papa un insulto alla tradizione e ai dogmi della chiesa), ci sia consentito non di predicare sopra i tetti, ma di divulgare tramite stampa, media, internet opinioni diverse, cioè di supporto al nuovo corso della chiesa cattolica.
Autore:
Albino Michelin
11.10.2016
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Albino Michelin
11.10.2016
domenica 4 settembre 2016
BIKINI E BURKINI: RIEMERGE IL MASCHILISMO
Con tutti i problemi che ci assillano nell’estate 2016, come la disunione europea, il Brexit, i profughi del mare di cui 2.500 annegati nei primi 5 mesi, con il terremoto del Centro Italia ad accumulare morti e disagi, toh che dalla Francia si alza anche un polverone sul bikini e burkini, e tutta l’Italia a fare da bordone. Burkini si, burkini no, con il tentativo di farlo scivolare sul piano politico e su quello religioso fra cristiani europei e arabi musulmani. Soprattutto dopo che alcuni sindaci hanno emesso ordini di multare le donne che nelle loro spiagge indossino il burkini. Sui nomi e loro origine conosciamo tutto: bikini è un costume femminile considerato sconvolgente dagli arabi, e deriva da Bikini, isola corallina giapponese, dove si iniziarono le prime esplosioni della bomba atomica, in occasione della seconda guerra mondiale. Burkini è un costume che copre tutto il corpo ed inaugurato recentemente in Australia usato dalle musulmane, cui per completezza va aggiunto il facekini, costume per proteggere il volto dalle abbronzature invasive e indossato dalle cinesi. Per prima cosa va fatta chiarezza dal punto di vista religioso in quanto molti si appellano alla Bibbia e alla 1a lettera di Paolo ai Corinti (11,3-10) da una parte, o al Corano(sura,2,228) dall’altra. S.Paolo sostiene una gerarchia piramidale. La donna è sottoposta all’uomo, l’uomo è sottoposto a Cristo, Cristo è sottoposto a Dio. La donna deve coprirsi il capo in segno di accettazione dell’autorità maschile. La donna che prega a capo scoperto manca di rispetto all’uomo perché è come se fosse rasata. Se una donna non vuole coprirsi si tagli i capelli. Ma se per lei questo è una vergogna, allora si copra. Non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo, essa è la gloria dell’uomo. Non è l’uomo fatto per la donna, ma la donna per l’uomo. L’uomo invece quando prega non deve coprirsi il capo perché egli è l’immagine e la gloria di Dio. L’Islam con il Corano ripresenta la medesima impostazione. Affermata chiaramente la supremazia dell’uomo sulla donna e che gli uomini si situano su un gradino più alto, sostiene che gli uomini sono preposti alla donna perché essi donano un parte dei loro beni per mantenerle. Le disobbedienti vanno ammonite, lasciate sole nei loro letti e battute. Ma se ubbidiscono non si maltrattino. E in paradiso donne belle e giovani saranno sempre a diposizione dei credenti maschi. Di qui come in S. Paolo discende il tipo di abbigliamento da indossare e a cui deve conformarsi il corpo femminile. L’abbigliamento non è quindi una questione di tradizione e di buon gusto ma un obbligo di sottomissione alle decisioni dell’uomo. Dietro al bikini, burkini e a qualsiasi velo in testa in primo luogo c’è l’idea che la donna è inferiore all’uomo e a lui sottomessa. E anche in chiesa per 1950 anni la donna fu obbligata a portare il velo. In un certo senso l’abbigliamento delle suore cattoliche ha la stessa origine. Soltanto che l’islam tende a fare suore tutte le donne. Cristianesimo e Islamismo sono strumento di oppressione contro le donne? Il primo in parte lo è stato, il secondo lo è ancora. Ma da quando le legislazioni laiche dichiararono uguali diritti uomo-donna, allora anche in occidente e nella chiesa la donna timidamente iniziò a togliersi il velo, le gonne ampie a nascondere le forme, i bustini rigidi ad proteggersi il seno. Ovvio che da parte cattolica si leverà qualche obbiezione: “ma come S. Paolo fa questi discorsi? Allora la bibbia non è più parola di Dio?”. La risposta può essere semplice. Va distinta l’ideologia dalla teologia. L’ideologia è quando si cita un’usanza del tempo e la si considera irriformabile, teologia quando si afferma che quella usanza è volontà di Dio e rivelazione divina. Ma in questo caso, come nel nostro, è anche l’evoluzione e i segni dei tempi a dare il loro giudizio morale. Tocca quindi alle donne decidere in libertà se andare in spiaggia in bikini, burkini o facekini. Che una sia araba, europea, nera, bianca, suora, zoccola, dei pezzi di stoffa che coprono il suo corpo decide lei. E per libertà non va inteso fare ciò che si vuole, ma cioè che è giusto, liberare il proprio corpo dalle decisioni del maschio è sempre un bene, come ogni liberazione dalla schiavitù. Che poi ci debba entrare anche una riflessione morale, come ad esempio il significato del pudore, senz’altro: ma questo deve essere il frutto di una riflessione di coscienza comune, paritetica fra uomo e donna. Che le autorità francesi o di qualsiasi stato quindi in nome del presunto adeguarsi ai “valori” dell’occidente e all’emancipazione vadano a proibire il burkini nelle spiagge è un gratuito attacco alla comunità araba, un pretesto per fomentare guerre contro l’islam, un saldo-conti contro gli attentati terroristici dell’Isis,(di cui la stragrande maggioranza degli arabi non ha nulla da spartire), una rivalsa inconscia che ci riporta al medioevo, un rigurgito di nostalgie virili e autoritarie nei confronti della donna o un po’ di tutto questo. Che il burka e il niqab, che negano il volto femminile alla società vengano proibiti per legge è cosa logica, è un diritto dovere di ciascuno esibire e mostrare il proprio volto. Il resto può chiamarsi zuffa per il controllo del corpo femminile e questo è il punto in cui siamo agli inizi del 2000 inoltrato, non ostante una congerie di gravi problemi planetari da cui non riusciamo a venirci fuori.
Autore
Albino Michelin
02.09.2016
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Albino Michelin
02.09.2016
domenica 28 agosto 2016
GIOVANI, LA VITA È BELLA, MA ATTENTI AI DELIRI DI ONNIPOTENZA
Tutti siamo consapevoli ed esperimentiamo oggi che il nostro è un tempo molto inquieto e travagliato, una società molto conflittuale, una civiltà posta ad uno spartiacque che tenta di dimenticare il passato, ma non sa costruirsi il futuro. Il fatto del terrorismo è un aspetto, ma non l’unico. Non vale la pena citare tutti i casi successi negli ultimi dieci mesi dal novembre 2015 all’agosto 16, quanto piuttosto notare che sta avverandosi un cambio generazionale, cioè molti crimini vengono compiuti da giovani, e anche le menti di molte organizzazioni criminali sono gestite dai giovani. I più gravi vale la pena elencarli: l’ideatore del massacro del Bataclan 13 novembre con 130 morti era un giovane di 32 anni, insieme con un gruppo di complici di cui 4 ragazzi dai 18 ai 23 anni. Il camionista di Nizza che il 6 giugno falcidia 84 persone nel viale del lungo mare aveva 29 anni. La strage di Orlando in Florida contro un bar di omosessuali con 50 morti pure perpetrata da un ventinovenne. La strage di Monaco del 22.7 in un centro commerciale con 9 morti fu opera di un diciottenne 19 e 20 anni l’età dei due giovani terroristi che il 26.8 sgozzarono a Rouen in Francia un prete ultraottantenne mentre celebrava messa. Qui va subito premesso che non si tratta solo di stragi di matrice islamica, di Isis, e dei militanti di Allah. Se no si arrischia di spostare sempre il problema contro gli altri per innocentare la nostra gioventù, e cadere nel solito equivoco di invocare la guerra di religioni, che a quanto pare c’entrano sempre meno, in quanto la religione viene strumentalizzata per coprire altri interessi. D’accordo che alcuni attentati vanno addebitati all’Isis in quanto operati da emissari appartenenti all’organizzazione. E qui prendiamo atto di molti giovani europei che si arruolano ed emigrano in Siria. Un giovane italiano residente nel Cantone di Sangallo lasciò detto che egli entrava nell’Isis, perché voleva vivere e morire per un nobile ideale, per qualcosa di grande. E che qui la vita è troppo piatta. Ovvio vi sono stragi compiute da emissari del terrorismo. Altre vanno addebitate ad alcuni simpatizzanti e forse candidati, ma molti altri giovani compiono efferatezze solo perché influenzati da questi esempi. A loro guerra santa, uccidere tutti gli infedeli, morire per Allah interessa proprio niente. In effetti le vittime dell’Isis sono 90% musulmani, cioè dei loro, e solo un 10% di cristiani. Questo anche per consigliare i cattolici europei di non gonfiare ad arte le cifre, e fare del vittimismo, quasi che gli altri ce l’abbiano contro di noi perché cattolici, anziché perché difensori dei nostri privilegi, del nostro benessere, storici predatori del loro petrolio in cambio di armi e rapitori delle loro risorse coloniali. E qui ben disse Papa Francesco quando sottolineò che non si tratta di guerra di religione, ma guerra di interessi. Dall’Isis però e dal terrorismo il discorso va ampliato nel senso che ciò che fa paura oggi è la radicalizzazione dei giovani. Cioè da una parte vi è molta gioventù senza idee, molle, indifferente, godereccia alla giornata, dall’altra però esiste una gioventù che non tradisce se stessa. In fondo la gioventù è sempre stata totalitaria, nel bene o nel male, nel mondo del vuoto o in quello delle conquiste. La gioventù è il tempo più esposto alla crisi: passata l’infanzia controllata dai genitori, non ancora intrapresa la vita degli adulti moderata dall’esperienza. In molti giovani sia in quelli che si aggregano a gruppi terroristici, sia a gruppi di bullismo e del branco specie se adolescenti è molto impellente il senso dell’onnipotenza. Allah non è la causa ma la giustificazione a posteriori di una volontà di potenza, di affermazione, di lasciare il segno di sé. Altra opinione che circola è quella di pensare che i giovani di oggi siano fragili, psicologicamente deboli e labili. Certo che l’Isis arruola più facilmente questo settore perché proprio nelle persone interiormente fragili può scattare il bisogno di eroismo che sa di compensazione. Noi siamo convinti che i dittatori siano sempre persone interiormente forti, di diamantina convinzione, invece ti può succedere che sentono il bisogno di camuffare la loro debolezza interiore con atteggiamenti rigidi e disumani. Chi ci assicura che Mussolini e Hitler fossero degli uomini interiormente ferrei? Nelle loro pose e decisioni esteriori senz’altro. Per il resto ogni dubbio è legittimo. Gesù disse “Beati i miti perché possederanno la terra”. Ovvio, ci vuole più forza interiore a dimostrare comprensione, pazienza e umanità che non governare nella sopraffazione e nella dittatura. Altra spiegazione del radicalismo giovanile può essere l’emulazione, il bisogno di ricopiare, di ripetere per essere accettati nel gruppo e per sentirsi parte di una certa casta. E qui ci si domanda se per esempio i mass media, l’internet, non abbiano la loro responsabilità, causa ed effetto ad un tempo. Escludere dalla comunità dei giovani via twitter e deridere una ragazza perché cicciottella o un maschietto perché brufoloso può portare a delle conclusioni e reazioni, istinti di difesa-offesa, azione-reazione impensate. Altra causa della radicalizzazione giovanile si può riavvisare nel bisogno di oltrepassare limiti e frontiere. D’altronde questo è un po’ il nostro peccato originale al di là se il racconto su Adamo ed Eva sia storico o mitico. Il desiderio e l’abbrezza di infrangere ogni tabù. E viene in mente un personaggio del romanziere francese André Gide che dal marciapiede getta sotto il treno un anziano per il ribrezzo di vedere dilaniata una persona. Ed anche quello recente che avvenne la notte del 6 marzo u.s. a Roma quando due giovani si mettono a cercare per la città un coetaneo di 23 anni, portarlo in casa, e finirlo a coltellate. Alla polizia che investigò sul movente, Mario Follo, uno dei due omicidi rispose:” in un mondo che muore di noia la curiosità di vedere come si uccide e che cosa si prova.” Infine anche la musica rap: così ricercata dai giovani con quei giochi di parole ritmate esprime sentimenti, racconta storie, si autocelebra. Un genere che si divide in varie correnti, gangster rap, hardcore rap, alternative rap, ma, sostengono i criminologi, con l’effetto di fomentare in molti soggetti l’odio verso tutto e tutti. All’apparenza non sembra, ma se studiosi affermano, forse va preso atto. Tutto Il problema comunque sta nel domani. La vita che noi consegniamo ai nostri figli è fatta di nulla, e di qui nasce ogni trasgressione e violenza, ogni fondamentalismo, ogni delirio di onnipotenza per affermarsi: “noi ci siamo”. Arrivati alla fine del mondo? No di certo, forse alla fine di un mondo. Come è finito il mondo e la civiltà dei romani e poi rivitalizzato da forze nuove e fresche, così potrebbe essere del nostro. Intravedere e costruire un futuro diverso è opera di tutti e di ciascuno.
Autore
Albino Michelin
26.08.2016
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Albino Michelin
26.08.2016
mercoledì 27 luglio 2016
VECCHIA EUROPA, PRETI EXTRACOMUNITARI CERCASI
Un fenomeno che va sempre più evidenziandosi è quello del calo delle vocazioni in Europa, Italia compresa. I seminari sono sempre più deserti e disertati, molti sono stati adibiti ad altre attività, alcuni alienati o riciclati, preti di casa nostra una specie sempre più rara. Per un analisi ci limitiamo solo all’Italia. Quella che nei secoli e nei decenni passati era considerata un laboratorio per l’evangelizzazione dei popoli e che esportava missionari in tutto il mondo sembra si sia prosciugata. Assistiamo ad una controtendenza. L’Italia ha bisogno non soltanto di immigrati economici, di braccia lavoro, ma anche di immigrati preti. Su 225 diocesi ben 208 registrano la presenza di ecclesiastici di colore e in continuo aumento. Nel 2005 se ne contavano 1.800, nel 2016 invece 2.500 con un aumento di ben 40%. Le parrocchie italiane sono 25 mila, quindi un 10% accolgono preti di colore. Con una distribuzione che va dal 54% al Centro 26% al nord e 20 % al sud. Con una provenienza del 30 % dall’Europa dell’Est, (Rumeni, Polacchi e paesi limitrofi), 21% dall’Asia (India, Cina, Filippine) e un 16% dall’America Latina e centrale. Età media dai 40 ai 50 anni. Con motivazioni alquanto diverse. Quelli dell’Europa dell’Est ci arrivano perché nei loro paesi il clero è sovrabbondante e quindi preferiscono impegnarsi all’estero. Quelli dell’Africa a motivo di miseria, povertà e soprattutto guerre. Quelli dell’America Latina anche per il desiderio di scambi culturali, di farsi altre esperienze. E qui qualcuno potrebbe chiedersi perché uscire dai loro paesi, impoverirli culturalmente e moralmente, anziché rimanere con la propria gente e garantire un certo cammino di acculturazione e di civile convivenza. Non mancano coloro che obbiettano se la loro scelta sia dovuta a vocazione oppure al desiderio di sistemazione. Altri confessano di essere venuti da noi a studiare e poi tornare al loro paese a fare i vescovi: beato carrierismo. Il periodo di permanenza si dovrebbe aggirare sui 9 anni a seconda degli accordi con i vescovi locali, ma talvolta si finisce per incardinarsi, stanti le grosse difficoltà di ritornare in patria causa le crisi politiche, vedi Congo. Osservando il fenomeno nel suo complesso vi è anche del positivo. Ad esempio si sperimenta l’universalità della chiesa, nel senso che non si rimane legati ad un luogo ma ci si sente al servizio degli altri oltre ogni confine e frontiera. D’altra parte non si possono ignorare anche diverse difficoltà, come problemi inerenti alla lingua, usi e costumi, rapporti con mentalità differenti, relazioni sociali. Però aprendo gli orizzonti, guardando più lontano e oltre il presente, questo del ripiegamento della pastorale religiosa europea verso preti stranieri non è una soluzione ma un tampone. La risposta dovrebbe provenire dal di dentro della nostra società e della nostra istituzione chiesa. Cioè noi siamo abituati da secoli e da quasi due millenni ad una civiltà clericale. Dappertutto e per ogni caso un prete. Liturgie di chiesa, oratori per ragazzi, classi di catechismo, assistenza malati, turismo religioso: sempre e dovunque un prete. Non si ha il coraggio di riforme radicali. Si continua a parlare di commissioni di studio che vanno alle calende greche a finire nel nulla fra contrapposizioni della “chiesa alta”. Anche recentemente Sandro Vitalini, intelligenza riconosciuta e non improvvisata, teologo professore all’università svizzera di Friburgo, provicario generale del Ticino con 200 preti ci cui la metà stranieri, terra elvetica di matrice italiana, sostiene la necessità di concedere il servizio sacerdotale anche a uomini sposati, e che la chiesa dovrebbe reinventarsi e non continuare a parlare di nuova evangelizzazione ripetendo vecchi schemi e metodi superati. Abbiamo bisogno, sostiene di una chiesa domestica, modello famigliare, magari sia pure con numero di partecipanti limitato, animato però da laici sposati. Come pure una soluzione sarebbe, sempre Vitalini, il diaconato femminile, dal momento che il sacerdozio delle donne sembra ancora tabù. Papa Francesco ha gettato l’idea di una commissione per studiare l’eventualità di concedere il diaconato alle donne. Ma dubitiamo, dal momento che Roma è eterna, campa cavallo. Non si pensa che tutto oggi è velocizzato e che certe riforme un tempo dibattute all’ infinito oggi devono essere celeri e messe in cantiere in tempi brevi, in riferimento alle urgenze che da tutte le parti ci pressano. Certo che l’internazionalizzazione della chiesa è segno di vitalità però non è nemmeno opportuno impostare la conservazione e la crescita del messaggio religioso a forze esterne e lontane. Nessuno di noi sventola lo slogan xenofobo: “Padroni a casa nostra”, ma risolvere i problemi di casa nostra attivando la nostra responsabilità è nella logica di ogni organismo vitale. Perciò va studiata una migliore distribuzione del clero italiano anche se in calo, un minor spreco in ambiti quotidiani ed una maggiore liberazione e promozione dei laici, soprattutto donne, che finora sono rimasti ibernati anche perché lo spazio loro concesso è sempre stato limitato e tenuto sotto stretto controllo.
Autore:
Albino Michelin
24.07.2016
Autore:
Albino Michelin
24.07.2016
venerdì 3 giugno 2016
MARCO PANNELLA: NON CONVERTIAMOLO IN "ARTICULO MORTIS"
Il 19 maggio 2016 è morto Marco Giacinto Pannella all’età di 86 anni, indubbiamente un protagonista della vita politica e civile italiana degli ultimi 60 anni. Ai suoi funerali civili di Piazza Navona al canto del Requiem di Mozart venne omaggiato da tutti i rappresentanti delle associazioni politiche, ovviamente con immancabile ipocrisia, da innumerevoli cittadini, nonché dai carcerati e dai monaci tibetani. Definito il guerriero e il leader dei diritti civili, a lui l’Italia deve molto se tanti di questi son stati acquisiti anche nel nostro paese. Aveva un carattere vulcanico, tumultuoso, aggressivo, logorroico, retorico, sceriffo, giamburrasca, don Chisciotte, mattatore, leonino, protervo, istrionico nella difesa dei valori in cui credeva. Libero, liberale, libertario, libertino. Si lasciava chiamare frocio, drogato, visionario Anticlericale, esibiva a tracolla uno dei tanti slogan:” il clericalismo è una realtà, l’anticlericalismo una necessità.” Le sue battaglie sono a tutti note: introduzione della legge sul divorzio 1974, sull’aborto 1981, da sempre a difesa delle coppie di fatto, ed omosessuali, contro la pena di morte, contro il proibizionismo delle droghe leggere, contro la malagiustizia (lo testimonia la sua difesa a Enzo Tortora), contro ogni guerra, contro le pessime condizioni delle carceri, contro il finanziamento ai partiti, contro il respingimento dei profughi e dei rifugiati politici, contro l’esilio dei Tibetani in India, (ricorda il suo incontro con il Dalai Lama nel 2008 e il suo cagnolino battezzato con nome Tibet), pro aperture verso il Medio Oriente. I suoi bavagli:” cittadini difendete i vostri diritti”, accompagnati da gesti eclatanti, attrazioni da avanspettacolo, come i digiuni della fame e della sete, il bere la propria urina, il vestirsi da babbo natale per distribuire hascisc e canne, tutti gesti bizzarri per affermare però i diritti umani, che per la chiesa erano quasi tutti discutibili. E qui si può rispondere ad esempio che la legge sull’aborto non obbliga le donne ad abortire, ma concede il diritto di non ricorrere alle mammane con il rischi della vita o all’estero per chi ha la grana di auto sovvenzionarsi. Per cui il diritto per tutti, non toglie nulla a me, non diventa un dovere per me, non mi interessa. A Pannella non mancarono le contraddizioni e molti lo definirono incoerente. Come l’aver posto ad europarlamentare nel 1983 Toni Negri delle brigate rosse, nell’87 Ilona Staller pornodiva Cicciolina a Montecitorio, e nel 94 essere passato dalla parte di Berlusconi, che in quanto a diritti difendeva quelli dei propri interessi. Comunque le battaglie giuste restano tali anche se il suo profeta accusava colpi. Una considerazione non ultima che a qualcuno potrebbe sembrare marginale non va taciuta. E’ bastato che Pannella chiudesse gli occhi per l’ultima volta e già uscirono fuori diversi prelati ed ecclesiastici pronti ad insinuare a mezza bocca che il grande mangiapreti si era convertito in articulo mortis. Questa psicosi di inneggiare ad una conversione in extremis non rispetta la dignità di una persona e il diritto di morire atei, sostituendosi a Dio che solo conosce il cuore dell’uomo al di là delle etichette di circostanza, e che nulla ha da spartire con questa bramosia di conversione alla causa cattolica in zona Cesarini, in extremis, come si trattasse del ladrone sulla croce del Calvario. Il tutto lo vorrebbero comprovare con la lettera che il 12 aprile, un mese prima della morte, Pannella scrisse a papa Bergoglio e che qui giova riportare.” Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all’ultimo piano vicino al cielo per dirti che ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne e di quei bambini, di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano. In questo tempo non posso più uscire, ma ti sto accanto in tutte le uscite che fai tu. Un pensiero fisso mi accompagna ancora oggi. Spes contra spem. Caro Papa Francesco sono più avanti di te negli anni, ma anche tu ti trovi a vivere spes contra spem. Ti voglio bene davvero. Tuo Marco. Ps: ho preso in mano la croce che portava Mons. Romero e non riesco a staccarmene”. L’espressione latina è una citazione del testo di Paolo ai Romani. Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli e scrive riferendosi ad Abramo. Pannella come Giorgio La Pira la usa per riferirsi all’ottimismo della volontà alla capacità di sperare contro ogni speranza, spinto da un ideale e da una fede. Pannella qui contrappone la vera speranza all’essere speranza. Un Pannella dalle idee vaste e universali, non cattoliche, non religiose, ma profondamente spirituali, cioè con fede nell’immanenza più che nella trascendenza. Ma lasciamolo cosi, ateo, non voliamolo catturare alla causa cattolica. Diversamente ci fa venire alla memoria l’inquisizione del medioevo che quando un eretico veniva bruciato al rogo, gli si presentava un frate incappucciato brandendo un crocefisso e porgendolo o sbattendolo sulla bocca del condannato intimava: “pentiti anima dannata.”
Ci riporta al Conte Benso di Cavour, massone e promotore dell’Unità d’Italia che sul letto di morte nel 1861 si vide una folla di frati pronti a contendergli l’anima lottando contro il diavolo oppure a Renato Guttuso, grande pittore e del 900, comunista, che 15 anni dopo la morte avvenuta nel 1987, un monsignore lo celebrò convertito perché prima di spirare teneva in mano un santino di Teresa del Bambin Gesù. Oppure a Oriana Fallaci (+2006), rissosa anti-islamica, che il vescovo Fisichella disse convertita sul letto di morte perché cercava Dio. Oppure a Indro Montanelli, (+2001) giornalista scrittore da sempre ateo professo, che il Card. Ravasi dichiarò aver sfiorato la conversione. Oppure a qualche direttore di radio cattolica che accalappia il testamento della pia vecchierella moribonda per “le opere buone”. Ci basti pensare a Benedetto Croce, filosofo letterato, (+1952), che considerava ripugnante la strategia dei preti di dare l’assalto all’uomo in pericolo di morte e perciò si tutelò per tempo raccomandando alla moglie cattolica di non approfittare dell’infermità per strappare ad un uomo una parola che da sano non avrebbe mai pronunciato. Appellarsi al proverbio: “quando l’uomo si frustra, l’anima si aggiusta”, potrebbe essere una tentazione di marketing clericale. Di dubbio gusto è stato il regalino della corona del rosario a Pannella in fin di vita da parte di Massimo Gandolfini, promotore del Family-day e del matrimonio tradizionale cattolico fra uomo e donna. Sa di ironia.
La morte di Pannella va rispettata come atea, con il suo funerale civile e con il requiem di Mozart: non facciamoci una kermesse cattolica. Marco continui le sue battaglie. Lo spirito di Dio è molto più grande di quello dei mangiapreti, e degli anticlericali e degli stessi sacramenti in articulo mortis.
Autore:
Albino Michelin
25.05.2016
Ci riporta al Conte Benso di Cavour, massone e promotore dell’Unità d’Italia che sul letto di morte nel 1861 si vide una folla di frati pronti a contendergli l’anima lottando contro il diavolo oppure a Renato Guttuso, grande pittore e del 900, comunista, che 15 anni dopo la morte avvenuta nel 1987, un monsignore lo celebrò convertito perché prima di spirare teneva in mano un santino di Teresa del Bambin Gesù. Oppure a Oriana Fallaci (+2006), rissosa anti-islamica, che il vescovo Fisichella disse convertita sul letto di morte perché cercava Dio. Oppure a Indro Montanelli, (+2001) giornalista scrittore da sempre ateo professo, che il Card. Ravasi dichiarò aver sfiorato la conversione. Oppure a qualche direttore di radio cattolica che accalappia il testamento della pia vecchierella moribonda per “le opere buone”. Ci basti pensare a Benedetto Croce, filosofo letterato, (+1952), che considerava ripugnante la strategia dei preti di dare l’assalto all’uomo in pericolo di morte e perciò si tutelò per tempo raccomandando alla moglie cattolica di non approfittare dell’infermità per strappare ad un uomo una parola che da sano non avrebbe mai pronunciato. Appellarsi al proverbio: “quando l’uomo si frustra, l’anima si aggiusta”, potrebbe essere una tentazione di marketing clericale. Di dubbio gusto è stato il regalino della corona del rosario a Pannella in fin di vita da parte di Massimo Gandolfini, promotore del Family-day e del matrimonio tradizionale cattolico fra uomo e donna. Sa di ironia.
La morte di Pannella va rispettata come atea, con il suo funerale civile e con il requiem di Mozart: non facciamoci una kermesse cattolica. Marco continui le sue battaglie. Lo spirito di Dio è molto più grande di quello dei mangiapreti, e degli anticlericali e degli stessi sacramenti in articulo mortis.
Autore:
Albino Michelin
25.05.2016
martedì 26 aprile 2016
FALLIMENTO DELLA BANCA VICENTINA: UN PARROCO INTERPELLA LA COSCIENZA DEL PRESIDENTE
Ogni anno Vicenza assurge agli onori della cronaca per la fiera dell’oro con espositori ed acquirenti da tutto il mondo. Ora è nell’occhio del ciclone e nell’abbominio di oltre 110 mila italiani messi sul lastrico per il fallimento della Banca Popolare Vicentina, causa il suo presidente Gianni Zonin, dottore, esimio enologo, re dei vini omonimi, proprietario di immensi vigneti sparsi in tutto il territorio nazionale. Si pensava che la sarabanda dei fallimenti bancari fosse limitata all’Etruria, Marche, Chieti, Ferrara, Centro Veneto. Pia illusione, la corruzione si è propagata a macchia d’olio. Vicenza fin’ora isola felice del Veneto bianco, sagrestia d’Italia, dove sempre affari, politica, partiti si sono stretti in amoroso abbraccio fra sacro e profano. In questo ambiente è nato, cresciuto, si è arricchito con un ventennio alla presidenza della Banca Gianni Zonin, tipico esemplare cattolico, sempre prono al bacio dell’anello delle varie eccellenze, delle riverenze verso gli ecclesiastici che contano, e che imbonì con beneficenze pro chiese ed oratori. I termini del suo delinquere sono a tutti noti: nel 2015 annus horribilis della Banca sono spariti 5 miliardi di risparmi. I titoli hanno perso il 90% del valore. Se un titolo valeva 62 euro, nel settembre scorso è caduto al 48%, ed ora al 6% o qualcosina di più. In media i soci hanno perso 42 mila euro a testa. Famiglie rovinate, aziende distrutte, pensionati alla carità. E pensare che nel 2014 Gianni Zonin lanciava un proclama: ”fuori c’è la crisi, ma le nostre azioni salgono. In Italia i titoli delle banche hanno perso il 60% del loro valore, mentre quello nostro è cresciuto delle 33%. Abbiamo avuto ragione e i nostri 110 mila soci ce ne sono grati”. Una faccia di tolla da mandare a quel paese con il gesto dell’ombrello. In dissesto una banca storica sorta 150 anni fa, agli albori dell’unità d’Italia, quando contadini e braccianti del territorio si aggregavano fra di loro per investire e mettere al sicuro i propri soldini. Diventata poi una fra le 120 banche più importanti d’Europa e l’ottava assoluta in Italia. Il bravo presidente indagato dalla Procura per associazione a delinquere si è dimesso il 23.11.15 con la modica parcella di un milione tondo tondo, alla faccia dei poveri bidonati, becchi e bastonati, derubati dei risparmi di una vita. Lo slogan da sempre rivendicato dai leghisti: ”Vicenza ai vicentini” si è purtroppo deteriorato in “Vicenza ai vicentini corrotti e corruttori”. Una reazione e presa di coscienza coraggiosa l’ha pubblicamente lanciata un parroco della città, don Marco Bedin, il quale nel frontespizio del foglietto domenicale del 3 aprile u.s. divulgò la seguente lettere aperta.
*Signor Zonin, Le racconto una storia.
Un giorno Gesù passò a Gerico e alzando gli occhi al cielo vide un uomo arrampicato su un sicomoro. Lo fissò e lo autoinvitò a mangiare a casa sua. Durante il pranzo questo ricco, ma non tanto onesto signore di nome Zaccheo, si alzò e disse: ”ecco Signore, io dò la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto”. Vede, Signor Zonin, la soluzione a tutti i Suoi guai è semplice. Lei è ricco, ricchissimo per la precisione. E siamo tutti abbastanza smaliziati per capire che può cedere quote, reintestare, riassettare, ma Lei da questa storia non ne esce comunque povero. Restituisca un po’ dei suoi soldi a chi ne ha persi tanti per colpa Sua. Non lo faccia perché glielo impone la giustizia di uno Stato, ma perché nella Sua coscienza è maturato qualcosa. Stia tranquillo: facendo quattro conti da massaia anche restituendo tutto ai piccoli risparmiatori che avevano creduto nel titolo della Banca Popolare (proprio perché popolare), Lei non andrà mai a finire a vivere con mille euro al mese. E’ un’avventura che non fa per Lei, lo sappiamo, ma vuole continuare a vivere nella Sua città camminando a testa alta? Restituisca quello che con la menzogna ha rubato. Scelga Lei se passare alla storia come un farabutto o come un uomo con un minimo di dignità. Non guardi alle porticine che i potenti di questo mondo aprono e chiudono sentendosi come Dio in terra, al di sopra del bene e del male. Lo sa che le porte del regno dei cieli le aprono i giusti e i poveri. Se li faccia amici finché può. Quello che Lei sente nei suoi confronti dalla gente che ha frodato non è odio: è senso della giustizia e viene direttamente da Dio, non si lamenti e lo ascolti. La soluzione è semplicissima, è scritta da duemila anni nel vangelo: ”Signore io dò la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto. ”Solo così potranno risuonare e finalmente per la prima volta alle sue orecchie e in mezzo ai suoi sterminati vigneti le beate parole di Gesù a Zaccheo: ”Oggi la salvezza è entrata in questa casa-“.(Vicenza 3.4.2016 Don Marco Bedin).
Fra tante prediche dorate e devote ecco un annuncio dirompente come sono tutti quelli del vangelo e che in questo caso diventa denuncia. Però attenzione: troppo comodo depistare le responsabilità della crisi italiana sui profughi, sugli extracomunitari, sugli immigrati. Ancora una volta si dimostra che essa ha una sola causa: la corruzione dei settori pubblici, della politica, delle banche, del fisco e di tutti quei cittadini che, in tale sistema complici, volentieri ci guazzano.
Autore:
Albino Michelin
13.04.2016
*Signor Zonin, Le racconto una storia.
Un giorno Gesù passò a Gerico e alzando gli occhi al cielo vide un uomo arrampicato su un sicomoro. Lo fissò e lo autoinvitò a mangiare a casa sua. Durante il pranzo questo ricco, ma non tanto onesto signore di nome Zaccheo, si alzò e disse: ”ecco Signore, io dò la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto”. Vede, Signor Zonin, la soluzione a tutti i Suoi guai è semplice. Lei è ricco, ricchissimo per la precisione. E siamo tutti abbastanza smaliziati per capire che può cedere quote, reintestare, riassettare, ma Lei da questa storia non ne esce comunque povero. Restituisca un po’ dei suoi soldi a chi ne ha persi tanti per colpa Sua. Non lo faccia perché glielo impone la giustizia di uno Stato, ma perché nella Sua coscienza è maturato qualcosa. Stia tranquillo: facendo quattro conti da massaia anche restituendo tutto ai piccoli risparmiatori che avevano creduto nel titolo della Banca Popolare (proprio perché popolare), Lei non andrà mai a finire a vivere con mille euro al mese. E’ un’avventura che non fa per Lei, lo sappiamo, ma vuole continuare a vivere nella Sua città camminando a testa alta? Restituisca quello che con la menzogna ha rubato. Scelga Lei se passare alla storia come un farabutto o come un uomo con un minimo di dignità. Non guardi alle porticine che i potenti di questo mondo aprono e chiudono sentendosi come Dio in terra, al di sopra del bene e del male. Lo sa che le porte del regno dei cieli le aprono i giusti e i poveri. Se li faccia amici finché può. Quello che Lei sente nei suoi confronti dalla gente che ha frodato non è odio: è senso della giustizia e viene direttamente da Dio, non si lamenti e lo ascolti. La soluzione è semplicissima, è scritta da duemila anni nel vangelo: ”Signore io dò la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto. ”Solo così potranno risuonare e finalmente per la prima volta alle sue orecchie e in mezzo ai suoi sterminati vigneti le beate parole di Gesù a Zaccheo: ”Oggi la salvezza è entrata in questa casa-“.(Vicenza 3.4.2016 Don Marco Bedin).
Fra tante prediche dorate e devote ecco un annuncio dirompente come sono tutti quelli del vangelo e che in questo caso diventa denuncia. Però attenzione: troppo comodo depistare le responsabilità della crisi italiana sui profughi, sugli extracomunitari, sugli immigrati. Ancora una volta si dimostra che essa ha una sola causa: la corruzione dei settori pubblici, della politica, delle banche, del fisco e di tutti quei cittadini che, in tale sistema complici, volentieri ci guazzano.
Autore:
Albino Michelin
13.04.2016
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