domenica 25 agosto 2024

PERCENTUALI PATRIARCALI NEI CATTOLICI

 Nonostante la bibbia, ma non a causa della bibbia il patriacalismo è duro a morire. La nostra civiltà mediterranea è in gran parte figlia del cattolicesimo. Un’epoca antica quanto il mondo ma nel cattolicesimo si è continuata nonostante la venuta di Gesù di Nazaret ad annunciare che Dio è padre e madre contemporaneamente, oltre al fatto che Dio è totalmente altro e oltre. La cultura patriarcale è centrale in tanti racconti biblici, nelle legislazioni mosaiche, nelle altre relazioni sociali e famigliari. Centrale che fonda la gerarchia di potere nella quale la donna è sempre sottoposta al maschio. Dobbiamo riconoscere che tale cultura è praticata nella bibbia ampiamente determinante. E tale cultura ovunque affermata è stata da Gesù di Nazaret perlomeno relativizzata. Attraverso la non realizzazione patriarcale di Gesù di Nazaret il consapevole protagonismo femminile nelle prime comunità cristiane si è potuto affermare e le relative emergenti problematiche che ciò comporta. C’è unanimità fra gli studiosi che Gesù avesse discepole al suo seguito, contro ogni consuetudine avevano scelto di seguirlo nel suo ministero itinerante e non l’avevano abbondonato nemmeno sulla croce. E furono depositarie della fede post pasquale per portare agli apostoli il nuovo messaggio. Questa realtà storica della comunità di fede sulla famiglia di sangue, mette radicalmente in questione l’idea gerarchica tradizionale. Esistono due vangeli apocrifi, quelli di Filippo e di Tommaso, così detti per distinguerli dagli evangeli canonici. Cioè Matteo, Marco, Luca e Giovanni e sono una trentina nascosti dalla chiesa. Il caso di Filippo cita un’osservazione a Gesù:” perché Lui ama Maddalena più di tutti noi?” e Tommaso gli contrappone: “Pietro capo della Chiesa ordina di allontanare Maria Maddalena in quanto le donne non sono degne della vita”. Al che Gesù disse: “ecco io la trarrò a me per fare anche di lei simile al maschio, affinché anch’essa possa diventare uno spirito uguale ai maschi. Perché ogni donna che diventerà maschio entrerà nel regno dei cieli”. Questo primato dell’orizzontale (la donna) sul verticale (maschio) ha caratterizzato la formazione non gerarchica delle prime comunità cristiane e la prima partecipazione delle donne in movimenti che nella prima decina di anni hanno visto le missionarie, appostele, predicatrici, profetesse, finalmente incluse nel culto cristiano. Il cammino verso la depatriarcalizzazione nelle comunità cristiane da parte del dato storico è stato fondamentale per la partecipazione delle donne nelle cristianità delle origini. Poi esauritasi l’input di Gesù di Nazaret e l’inevitabile stabilizzazione e con l’inizio della istituzione l’iniziale uguaglianza viene a sbiadire fino a cessare in attesa di nuovi impulsi. Queste tendenze sono molto visibili nei testi di Paolo nel nuovo testamento. Di fatto Paolo resta all’antico, proibisce perfino alle donne di parlare nelle pubbliche assemblee. E per lungo tempo le donne sono rimaste fuori, come gli uomini coniugati e gli omosessuali. Sono passati tanti secoli ed il messaggio di Gesù e di tante persone sensibili in materia va ripreso e portato avanti con alacritudine, anche perché il tempo presente lo consente. Per superare il patriarcato è possibile prima di tutto la responsabilità del linguaggio. D’accordo che tanti argomenti storici sono già noti e di personale conoscenza. Quindi lasciamo stare il mito di Adamo (per cui l’importante essere la moralità della donna), il mito di Sansone, (per cui non vale quando si perde la forza fisica), il mito di Salomone (per cui l’uomo vale per quanto è intelligente e donnaiolo). Va affermato l’importanza del linguaggio che è il primo elemento di rispetto per verso la donna. In effetti si tratta di rompere le abitudini e le istituzioni sociologiche che fondano le relazioni di superiorità ed interiorità in cui i maschi rappresentano il primo posto. Si tratta di respingere l’immagine maschile dominante e centrale anche nell’uso del possesso, nelle manifestazioni di prestigio e mettere in discussione la struttura di tipo patriarcale per una più umana, giusta, facendosi amici della donna. In quanto i rapporti umani e le leggi paritetiche sono ancora assenti. Acconsentire a certo linguaggio, banalizzarlo, usando come clava per sminuire la donna oppure offenderla, è un riconoscere la capacità di non credere alla donna. Corre nel web, a volte anonimo e subdolamente offende fino ad uccidere. Come droni lanciati da lunga distanza che fanno stragi e morti. Oggi la liberazione appartiene e passa attraverso il restauro della parola in umanità e dignità. Il linguaggio include ad esempio il femminile e lo rende visibile ad una riforma. Ci mancano i ruoli ed i compiti per non venire meno a questo richiamo. Abbandonare il linguaggio equivoco della volontà di potenza per assumere anche la categoria della dolcezza e del silenzio sono considerati non solo femminili ma anche desiderabili al sesso femminile. Oggi la liberazione passa attraverso il patriarcato anche per la restituzione della sua umanità e dignità. Il linguaggio è lo specchio di ciò che siamo. Dice il libro dei proverbi: “la parola dolce calma il furore”. Nel maschile e femminile non confluiscono solo fatti biologici e genetici ma anche molteplici elementi relativi al comportamento, alla storia della formazione, alla cultura, alle esigenze varie, a tante circostanze che esigono un senso di adattamento. Ma questo, soprattutto il linguaggio ed il suo modo di espressione, contribuiscono a ricomporre gli aspetti femminili e maschili e contribuiranno per il superamento del patriacalismo.

Autore: Albino Michelin 19.07.2024
albin.michel@live.com

UN DIO VIOLENTO CHE HA CAUSATO LA MORTE DI GESÙ IN CROCE?

 Questo è un punto nodale della chiesa cattolica. Se si va a spiegare ad un bambino che Gesù ha espiato i tuoi peccati, vi dirà che egli non ha compiuto nessun peccato. E se andate spiegare le stesse cose ad un adulto converrà che il padreterno ha compiuto un atto di violenza, se ha imposto una totale espiazione da parte di suo figlio. Vi dirà caso mai il contrario, che Gesù è venuto al mondo per umanizzarci, per riconoscere il bisogno di misericordia da parte sua. Per guarire le infermità di ogni tipo e per fare in questo modo la volontà del Padre celeste. Questo, che possiamo dire uno slancio di Paolo di Tarso, il quale venne a dirci tout court che Gesù è morto per i nostri peccati, morto secondo le scritture (1a Corinti 15), che Cristo è morto per i nostri peccati come un maledetto da Dio (Galati 3 .13). Una specie di massacrato da Dio e quanti passi ancora ce ne riferiscono. Questo concetto medioevale è stato ripreso da un certo Anselmo di Canterbury nel 901. Egli si basa su un’idea del diritto romano per cui se si fa uno sgarbo ad un potente della terra si va a finire con lui nel duellare per espiare un delitto commesso. Ma se si va a finire in Dio infinito, Dio Padre dovrà mandare suo figlio sulla terra a riparare il peccato commesso. È necessaria un’espiazione infinita. Da qui è nata tanta devozione per la conversione dei peccatori insieme al sacrificio di Gesù, così è sorto tanto sacrificio della croce, così è stata inaugurata la messa per la redenzione dei peccati nel mondo. Quando, a dire il vero, Gesù aveva fatto l’ultima cena, cioè la prima messa come convitto intimo di amici commensali. Non era intrisa di vari signore pietà, di ogni specie di colpevolizzazione, ma di lode al signore. Al che sarebbe da rivedere tutta la messa ed suo ambito sacrificale. Di fatto il Concilio di Trento ha approvato e confermato con il numero 615 la inclusione di Anselmo. Ma Papa Ratzinger, che fu un grande teologo e non si è mai badato a lui a sufficienza, nel suo libro del 1968 su ” Cristologia e Soteriologia” ha detto che la teoria della soddisfazione ha condizionato le coscienze ed è una formula meccanica sempre più inaccettabile. Cosi dice che Gesù non è morto per i nostri peccati. Nel catechismo degli adulti, più recente e compilato dalla Conferenza episcopale italiana, se afferma testualmente che l’opera di liberazione di Gesù è stato oneroso, ma che in nessun modo Gesù ha pagato come ad un creditore esoso. Ora anche qui è stato mitigato e non si parla di un Dio che ha riscattato il sacrificio degli umani. È finalmente i teologi di oggi affermano ampiamente che Gesù non è stato ucciso per motivi teologici o per obbedienza ad un diktat di suo Padre, ma è stato messo in croce per motivi di carattere economico o tuttalpiù perdonava i peccati gratuitamente e non per la cassa dei sommi sacerdoti. Per questo è un difficile passaggio di attuazione e di rilettura. Quanti secoli sono passati e come dice il poeta “tu guarda e passa”. Questa teoria precedente rifà ad un concetto preistorico quando Dio ingiunge ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco. Egli salì sul monte ed all’atto di ucciderlo gli si presenta davanti un montone che egli sgozzo con chiaro sollievo. Un mito quello di Isacco che fa coincidere il passaggio da una civiltà agricola ad una semi industriale per cui si è passati ad uccidere il primogenito uomo ad un primogenito di un animale. Può sembrare di più che un’immagine. In effetti, non soltanto nella Fenicia terra contigua alla civiltà biblica, ma anche nell’Africa, in Sardegna, in Sicilia vi era l’usanza di sacrificare il primogenito per affermare la protezione di Dio. Tuttavia qualche volta per una nascita difficoltosa, ma in genere per impetrare la grazia divina. Talvolta questo lo si ritrova negli antichi tofet dedicato al dio Mkl (Moloch), il terrore degli antichi tribali. Di qui un’altra, in cui si arriva facilmente ad una violenza esistita in cielo e quindi anche sulla terra. Allora è conciliabile che vi sia una guerra di religione, una guerra ad esempio fra cattolici ed atei, legittima la guerra contro gli ebrei della Shoa, la guerra dei buoni contro i cattivi, passare per la spada contro l’odio dei malvagi, una guerra del padre contro il figlio, della madre contro la figlia. Ora si sa che Dio, il padre celeste, sarebbe pronto a morire piuttosto lui che fare del male a una persona. Un’altra conseguenza è che per piacere a Dio si doveva cercare sacrificio e croce per tutta la vita, in verità non c’è bisogno di andare a cercarla perché essa è inclusiva nella nostra esistenza, dal mattino alla sera. E viene in mente l’Imitazione di Cristo. È il testo dopo la bibbia più diffuso di tutta la letteratura cristiana. Autori ignoti del 1300 circa. Costituiva la filigrana in cui si doveva svolgere tutta la nostra vita cristiana. Specialmente il motto “agire contro” perché tutto era opera del maligno. E si chiamava il proprio corpo: frate asino, si faceva per tutta la vita confinati sopra una pianta, gettandosi fra le ortiche a scacciare i pensieri di sesso, vero cruccio della mentalità del passato. Si vede che si era allenati per attraversare questo genere di cose. Non occorre essere ossessionati al dolorismo per piacere al signore. Esso ci avvolge giorno e notte e ci penetra. Di conseguenza ecco un’ultima considerazione che sta lontano dal pagano godereccio,” godiamo ogni giorno che doman non c’è certezza.” Ma badare ad ogni giorno in cui può esserci una presenza di disgrazie dietro l’angolo. E quella sublimarla. Sempre ricordiamo un libro significativo “In principio era la gioia”. Siamo fatti per il bello in tutta la sua accezione, la musica, le arti figurative, per romanzi, per la gioia dei figli e dei nipoti, per la fisioterapia, per l’ippoterapia, per la cinofilia, per i diversi test di kinesiologia, per lodare il signore, e vangelo come terapia.

Autore: Albino Michelin 02.07.2024
albin.michel@live.com

sabato 8 giugno 2024

PSICOTERAPEUTI E CONFESSORI

Per la psicoterapia sono gli anni del boom, con una grande attenzione a questi fenomeni sociali e per la sua espressione quantitativa e dell’aumento del numero degli utenti. Ora alla psicoterapia non si domanda più solamente di subentrare quando si inceppa il funzionamento normale della persona. Ad essa si ricorre per ottenere un allargamento dell’area dell’esperienza corporea, sensoriale, emotiva, un potenziamento delle capacità espressive, un rafforzamento delle proprie identità e del proprio valore. La psicoterapia insegna a risolvere i conflitti interpersonali, a sciogliere i drammi della vita di coppia, ad allacciare rapporti costruttivi. È diventata ormai una parte costitutiva della nostra cultura, ove si svolge un ruolo socializzante che in passato era riservato alla famiglia, alle istituzioni educative, alla religione. Non si può negare il ruolo sostitutivo che ormai svolge nella nostra vita. La cultura del cambiamento ha trovato nella psicoterapia il suo strumento privilegiato. Ora a questo punto è opportuno un discorso con la confessione, scoperta come amplificazione, psicologia del profondo, verso gli anni 1895 da Freud. Un istituto che per duemila anni ha sostituito la psicoterapia e liberato spesso dal male e ha dato un po' di conforto alle anime inquiete. A fasi alternate ha in quanto confessione dato un alimento constante nel tempo e nello spazio. Si può dire che il credente laico-trova nella confessione la spiegazione del suo sintomo, il fedele-credente trova il suo rapporto con Dio. Ovviamente la psicologia e confessione possono avere un rapporto diverso, ma in parte conciliante. La psicologia è un’ottima confessione perché mette in contatto la propria interiorità. Vi è una certa quale diversità: lo psicoterapeuta conduce per mano il suo paziente per lunghi tratti, il penitente invece ignora il suo confessore perché volutamente di passaggio. Il penitente in genere si confessa a Pasqua quando non c’è tempo per un colloquio o il tempo breve all’inizio della messa. Ma tutto in breve, tutto nell’incognito. Ma può veramente la psicoterapia guarire il malessere della nostra civiltà o si tratta di un cerotto sulla ferita? Ci rendiamo conto che intanto la psicoterapia non è necessariamente al servizio della repressione. Essa ha piuttosto un potenziale critico che favorendo la liberazione delle emozioni e della fantasia apre ad un pensare, un agire, ad un progettare alternativi. Ma soprattutto se si tratta di confessione privata. Ma il problema e se il paziente desidera veramente guarire? Un rapporto dettagliato sulla confessione e psicoterapia è di Gustavo Jung che alla base dei suoi studi dice chiaramente che nel percorso analitico della psiche doveva essere ricercato anche la confessione religiosa. Nello studio si rese conto che molte nevrosi sono legate a questo tipo di domande. Anche nella etimologia “cura delle anime” troviamo le prime tracce nella civiltà greca, se sono presenti nel mondo interiore di Pitagora e dei filosofi greci. Era riconoscere le proprie debolezze e gradualmente trasformarle. Hanno collaborato per la consapevolezza dell’essere umano insegnando una pratica che Freud a torto aveva trattato come pulsioni. I romani appresero questo percorso per alleggerire l’anima confessando i loro peccati. Due mondi che sembrano in opposizione hanno invece molti risvolti in comune. Adesso per Jung il processo è caratterizzato con la prima forma: la confessione del paziente, ed i segreti che la tormentano. Il tacere fa male a se stessi. La seconda fase e la chiarificazione ed il paziente ne prende consapevolezza. Terza fase l’educazione o assunzione del comportamento. Quarta fase: trasformazione dove il paziente constata il risultato. Oggi si parla spesso di depressione, narcisismo, dipendenze sessuali, anoressia, bulimia. In fondo sono evoluzione patologica degli antichi vizi, come superbia, accidia, gola, lussuria. Possono dare reciproci benefici adeguando l’uomo alla modernità ma ricordandoli da dove provengono. E che il culto dell’ego oggi estremizzato conduce al malessere. Molti vedono nella religione cristiana peccati di castrazione, paura e altri insegnamenti. Anche qui si possono conoscere molte forme di idolatria. Che dire della divinità creata quotidianamente dai mass-media: campioni sportivi, cantanti, attori adorati come modelli. Al cinema siamo bombardati da super dotati, da fans scatenati che vivono sull’adorazione di Lady Gagà o di un Spiderman. A questi idoli si rivolgono preghiere laiche, nell’errata convinzione che possano lenire il nostro malessere. Ma il problema è se il paziente desidera essere guarito. Lo diciamo per la seconda volta. La vita umana è sempre concepita come una tendenza, un volere ossia essere pronti a parole non ha alcun valore, tutto dipende dalla volontà. La grande diffusione degli psicofarmaci ha prodotto una grande quantità di pazienti. Il problema per esempio nasce per telefono quando si invita il proprio partner, i genitori di fronte ai figli, o un ragazzo di fronte ad una ragazza. Citiamo per caso il nome di una giovine donna che è stata indotta per telefono ad uno psicoterapeuta. Una giovine donna, impiegata in un ufficio, soffriva di gravi nevrosi ossessiva: l’ossessione del lavoro, lavarsi il collo, la fobia di frammenti di vetro e via dicendo. L’intera sfera della vita intima soggiaceva al tabù ed era preda di gravi angosce. Il matrimonio rischiava di sfasciarsi e lei stessa di finire in una clinica. Nel primo sogno compariva una donna che affermava maliziosamente: sei sposata con il nostro parroco. L’educazione gretta, sessuofobica contribuiva la sua parte a far sì che ella vivesse essendo sposata come se vivesse da nubile. Ci vollero due anni di analisi faticosa per mettere in grado questa donna di poter scacciare questa ombra di nubile. Ma alla fine si seppe che era stata la madre, che suo malgrado l’aveva indotta, senza che lei lo sapesse, e che lei sarebbe ugualmente guarita senza troppi fastidi. Altro caso quando un convivente avrebbe bisogno di cura psicologica. Il caso di Gesù quando incontra la sorella di Lazzaro. “Marta, Marta tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose”. Una sola cosa è necessaria. Ritroviamo qui l’unica cosa veramente importante e Marta distratta com’è, non riesce assolutamente a vedere. Questo zelo eccessivo in lavori domestici, così spesso non necessari, è un modo tipicamente femminile di rifugiarsi nella esteriorità ed in realtà una forma di evasione. Perché consente di sottrarsi ad un compito più importante, quello di diventare ciò che si può e quindi si deve essere. Nell’impegno di costruire la propria identità, all’impegno di farsi una individualità. L’agitazione e l’orgasmo non permetterebbero nessun trattamento mentale. Con questo tipo di società si può pensare che psicoterapia o confessioni saranno sempre necessari.

Autore: Albino Michelin 27.05.2024
albin.michel@live.com

FISICA QUANTISTICA E PROSPETTIVE POST-TEISTICHE NELLA SPIRITUALITÀ ATTUALE

Premesso che Dio è sempre stato un assillo dell’umanità, da quando egli veniva considerato come divinità il Dio Sole, da quando veniva recepito come una galassia disseminata nei cieli, da quando Galileo Galilei è venuto a dirci essa è il centro di rotazione cui si muovevano nove pianeti, le modalità di espressione e dell’immagine di Dio è molto cambiata. E siamo arrivati alla fede teista: da Theos (foto del dio tradizionale) alla post-teismo: (dall’immagine del dio più attuale) quella post-teista del pensiero della spiritualità moderna. Diciamo subito che ci sono oggi due correnti che andrebbero sottoposte ad una disamina attenta. Perché la fisica quantistica sostiene la scoperta di subatomi, particelle piccolissime che vanno quasi a smaterializzarsi fino al punto di perdersi nella spiritualità, sicché possiamo dire che noi siamo esseri spirituali con una componente fisica ed essere fisici con una componente spirituale. Questo discorso benché prosegua nella sua strada assai complicata, tuttavia manifesta che la fede ha forse trovato un confronto con la scienza fino a dirci che in opposizione ad essa non è mai stata. Il post-teismo è invece una verità più accessibile alla nostra pelle, quella che maggiormente risalta nella nostra società. Essa consiste in una deriva o delusione che ha messo in crisi la nostra Chiesa nelle sue più profonde fondamenta. È il nostro modo di concepire Dio, il nostro modo di rapportarci con Lui. Dio è in alto, noi siamo in basso. Di fatto egli si chiama trascendente e noi immanenti. Dio nella soprannatura e noi nella sotto natura. Noi si raccoglieva quello che Dio mandava o permetteva: in caso di siccità con la pioggia e in caso di uragani inviando il solleone. La malattia in caso di cattiverie del genere umano, e tante benedizioni nel caso che si farebbe giudizio. Il Dio trascendente è di un altro abbigliamento: la barba bianca, vestito diafano che gratificava i bambini con le caramelle, ed i bambini cattivi con il diavoletto che turbava i loro sonni. Questo è il vero dualismo e questa teoria non esiste più. Dio padre nell’alto dei cieli che si fa pregare e noi in una valle di lacrime ha subire ogni tormento. Questo dualismo che fa Dio in cielo e noi in terra: quello tradizionale praticato finora. Il discorso oggi diventa realtà: da quando il vecchio Giobbe si vedeva condannato in un letamaio si mise a strepitare contro Dio. Da quando la peste nel 1347, nel giro di tre anni riesce a spazzare via una popolazione complessiva di 80 milioni di abitanti, circa un terzo dell’umanità, fino alla pandemia recente che se non ha fatto gli stessi disastri va ringraziata la medicina. E poi si pensiamo alle guerre, gli omicidi, alle torture ai bambini non nati e a quelli deceduti con morte prematura. Bisogna riconoscere che molte, la maggioranza delle disgrazie di oggi sono volute perché noi lo vogliamo. Sarebbe risolto quasi tutto con la condivisione dei beni sulla terra, con il cessare degli armamenti, con il darsi una regola morale per tutti gli esseri umani. Ed il mondo si aggiusterebbe in gran parte. E questo dualismo mai capito finora, perché una grande quantità di rimedi sarebbe in mano nostra. Ed è quello che porta anche molta gente all’ateismo, all’agnosticismo ed al cielo che sarebbe vuoto. È l’immagine di Dio che noi ci siamo portati dietro da quando il mondo è mondo. È un Dio antropomorfico, un Dio dalle vestigia umane. Invece è il nostro Dio, un Dio totalmente altro. Si scambia con un Dio creatore che è tutto vero, con un Dio interventista, che probabilmente è in parte falso. Ed ecco qui allora che va bene la trasformazione di un Dio teista del passato a un Dio post-teista del futuro. Che vuol dire un Dio al di là delle religioni. Ci spiace che la parola trans abbia oggi un significato equivoco. Ma Trans all’origine significa oltre Dio, secondo l’immagine purtroppo errata che ci siamo fatti nel mondo passato. Indubbiamente Gesù ci ha detto di pregare senza mai stancarci, la preghiera sarà esaudita in ogni caso. Ci ha detto di pregare perché possiamo cambiare noi stessi, la nostra coscienza, il nostro mondo interiore e tutto andrà bene. Ed in effetti Lui ha deciso che la pace fra gli uomini dipende da noi. È qui c’è un salto da fare, dalla proposta teistica, procedere nella post-teistica. Noi siamo una manifestazione di Dio, come tutto lo è. Noi una manifestazione di Dio come lo dice il vangelo di Giovanni. Ma sulla terra noi dobbiamo guadagnarci la pagnotta con la nostra responsabilità. E qui va integrato oggi anche il concetto di provvidenza. Gesù dice che anche i capelli del nostro capo sono contati e guardate gli uccelli dell’aria che gli mantiene il Padre Vostro. Anche questo vuol dire che Dio è creatore ma non interventista. Egli ama l’uomo, è indulgente, capisce il nostro anelito. Se il teismo non serve più perché era un modo di concepire Dio nel passato, è perché è giusto che ci sia il post-teismo attuale. La chiesa rivivrà secondo il passato che dovrà essere evoluto, perché Dio cammina con le gambe del mondo, e perché il mondo è la precisa manifestazione di Dio. Siamo in un mondo in trasformazione. Su questo aspetto fare attenzione ad un equivoco. Il pensare che all’origine tutto fosse perfetto e che dopo la caduta del peccato originale tutto fosse decadenza, con la venuta di tutti i mali del mondo. Di fatto questo era un pensiero anche di San Tommaso che partiva da un principio statico, il principio era la perfezione e poi è venuto tutto il male del mondo. Noi siamo invece in fase di dinamismo e che tutto attraverso la storia avrà il suo compimento. Noi non siamo decaduti per colpa del peccato di origine ma siamo chiamati ancora al bello e ancora al divenire. Per questo abbiamo detto poco fa che Dio non è un interventista, ma senz’altro un attendista, anche se la parola è male usata, che attende il lungo processo della storia, affinché tutta l’umanità sarà con Dio, in quanto sua manifestazione e trasfigurazione.

Autore: Albino Michelin 20.05.2024
albin.michel@live.com

giovedì 30 maggio 2024

LA CHIESA CHE VERRÀ

Ogni giorno noi ci risvegliamo con grandi progetti sul futuro. Ogni stagione cambia le foglie ed i suoi frutti per incominciare una nuova stagione. Ogni anno la natura si spoglia e si rinnova per un ulteriore slancio alla produzione dei frutti e delle conifere ombreggianti. Non è solo un ciclo della vita identico a quello di ogni giorno, ma similare ed evolutivo. Non sempre ci troviamo al solito posto immobile, ma ci portiamo dietro ogni esperienza personale e la tecnologica. Tutto muore per rinascere sotto diverso impulso. Con maggiore o minore oscillazione così è la nostra società che si muove in modo mutevole. Anche la chiesa si trova in una epoca di cambiamento ed in un cambiamento d’epoca. È già stato fatto un concilio ecumenico Vaticano primo del 1880, ma poi ci si è accorti che la deriva della chiesa non si è ristagnata né diluita. Divorzi, diminuzione delle nascite e quanto a vostra conoscenza. Si è voluto ripetere nel 1962 per tre anni: un concilio vaticano secondo. Ma anche qui un’altra deriva della chiesa, soprattutto per la qualità della tecnologia, ed il mondo si è scristianizzato maggiormente. Di qui il sinodo voluto da papa Francesco (incontro di tutte le religioni del mondo, diverse culture e popoli) per vedere se è possibile rivitalizzare la chiesa. Essa è un corpo vivo, se così si lascia andare, tutto in putrefazione. E qui va fatto un discorso su Gesù. Egli si è incontrato con un centurione romano che aveva un servo gravemente ammalato. E lui lo guarì sebbene fosse uno straniero. Gesù non si faceva chiamare Rabbi, cioè Maestro, ma era un guaritore vero. Gesù non sentiva ribrezzo verso chicchessia. I vescovi ortodossi portano un pastorale detto caduceo: un bastone collegato ad una serpe terapeutica ed una serpe tossica. Ed è il simbolo della farmacia di Esculapio, passato ai vescovi ortodossi nella figura di Gesù guaritore e quindi da passarsi ai cattolici prelati perché la vera missione della chiesa è fatta per curare le sofferenze e le ferite in ogni parte dell’umanità.
Le donne.
Ad esempio è disposta la chiesa a rinunciare alla disparità di genere per fare si che tutti gli uomini e tutte le donne possano far parte del regno di Dio? Veramente no. In una recente commissione del Sinodo fu fatta una consultazione per completare i componenti e le componenti dello stesso. Si sa che nella chiesa cattolica il cardinalato è la figura di prestigio e non di ministero ordinato, quindi sarebbe stato possibile cercare di proporre a capo una laica o una religiosa. E quante sono ora le laiche teologhe cattoliche, una vera fioritura. Non è stato verso di incaricare una donna a questa commissione, è stato incaricato il monsignore con la prospettiva di diventare prefetto del sacro ufficio. Una donna no, esiste ancora una discriminazione di genere nella chiesa. Non parliamo dell’ordinazione di donna prete, questa è una realtà oggi impossibile. Eppure i casi oggi sono molteplici. Così oggi vi sono tante possibilità che si ritorni alla chiesa delle origini e siano coppie di genitori a impartire il battesimo ai loro figli. Ma si vuole sempre rimanere sul sacrale. Quando toccherebbe ai genitori responsabili della vita del neonato?
I giovani.
Oggi i giovani si trovano in una situazione confusa e caotica. Vale meglio darci una descrizione che non una definizione. I giovani oggi vivono senza spazio e senza tempo, vivono solo di percezione e di immediatezza. Se voi chiedete oggi ad un giovane se un domani per caso ci si potesse vedere, vi dirà che non lo sa. Domani è troppo lontano. Nell’amore di coppia forse può valere quanto i sacerdoti possono dirci. Allorquando uno va a dichiarare le proprie colpe, si pensa subito ad una dichiarazione per i peccati di sesso. Questo era un tempo passato. Quando qualcuno si confessa, si viene a dire: “io sono stato uno stronzo perché avevo pensato che lei mi amasse”. Vi era solo un rapporto di corpi e di emozioni. Non c’è una relazione di cui i giovani avrebbero tanto bisogno per costruirsi una famiglia. In campo religioso sono rari ma non mancano, quelli che hanno problemi di coscienza. Ho trovato un monaco camaldolese che mi diceva: ho recuperato qualcheduno che nel mio convento ha proposto per la religione musulmana, perché gli confaceva maggiormente e perché Dio non va bene per tutte le religioni e per tutte le scarpe. L’ho trattenuto per un anno e l’ho lasciato andare con Dio perché Dio è più grande della chiesa.
I bambini
La chiesa oggi ha perso l’adulto. Novantacinque per cento dei bambini e adolescenti non li trovi più alle attività religiose. Morte precoce. Eppure nella chiesa delle origini vi era il passaggio da adulto ad adulto. I bambini danno credito agli adulti di riferimento. Un caso per tutti. Di domenica e di buon’ora gruppi di bambini, con macchine a gogo che vanno a raggiungere i campi di scii per una giornata sulle nevi.
Non si tratta di sbaraccare ma di ricompattare.
La chiesa va ricompattata non in vista del passato ma del futuro. Il PC si ricompatta in vista di una nuova programmazione futura. Che sarà di buon auspicio se si avrà il coraggio di osare. Osare non è piangersi addosso. Nessuna mamma vorrebbe tornare a pulire i panni nel fiume, grazie a Dio abbiamo le lavatrici elettriche. E non dimentichiamo di includere nelle riforme della chiesa” elementi detti” del paganesimo: il piacere del godimento, non solo valle di lacrime ma anche qualche bella soddisfazione ed una piacevole ecologia dalle dimensioni umane.

Autore: Albino Michelin 14.05.2024
albin.michel@live.com

LA CHIESA CHE MORIRÀ

 Sono usciti di recente due nuove pubblicazioni che trattano entrambi della crisi della nostra società politica e culturale e della chiesa. Ancorché sconosciuti da entrambi. Il primo si intitola: “La chiesa che morirà”, di Michele Semeraro e “la chiesa che verrà”, di Armando Matteo. E tutte e due lamentano che la chiesa è troppo lontana dalla gente. Il primo dice:” Morirà la chiesa dei privilegi. Morirà la chiesa clericale ancora più grave nei laici che nei ministri ordinati. Morirà la chiesa del compromesso con i poteri mondani e con le ideologie cristianiste così lontane dallo stile evangelico. Morirà la chiesa nostalgica di quei tempi gloriosi che così gloriosi non sono mai stati. Morirà la chiesa del vittimismo che si ritiene accerchiata e minacciata dalle istanze degli uomini e delle donne del nostro tempo. Morirà la chiesa del trionfalismo, delle cose in grande e del come si è sempre fatto. Morirà la chiesa ostile verso coloro che non vogliono o non possono, o non possono o non vogliono vivere né come noi né secondo i nostri criteri. Morirà la chiesa affascinata dal sacro e ostile e insensibile all’umano”. Il secondo così si esprime” vivrà la chiesa formata al rispetto di ogni vissuto concreto delle persone reali. Vivrà la chiesa capace di onorare tutti gli uomini e donne senza mai ridurli ad una immagine stereotipata e mortificante. Vivrà la chiesa nell’integrazione di ogni razza, di ogni colore, di ogni lingua, di ogni cultura, di ogni percezione di umanità. Vivrà la chiesa che si riconosce in modi diversi di vivere le alleanze tra persone, senza sentirsi obbligati ad approvare o in dovere di disapprovare. Vivrà la chiesa di piccole cose, delle piccole comunità, dei mezzi semplici, della marginalità e della modestia gioiosa. Vivrà la chiesa se saprà morire sempre meno romana e sempre più interiore.” Sono due monaci cattolici e guai cosa si potrebbe dire di loro. Al momento con questi due autori con buona parte del clero e con l’episcopato varrebbe la pena di rincominciare dall’origine della vita di Gesù, ormai sufficientemente assodato della sua storicità. Si sa che le traduzioni della bibbia sono state diverse in periodi storici. La prima traduzione è apparsa nel 100 avanti cristo da parte di settantadue eruditi della scuola di Alessandria d’Egitto che hanno tradotto l’antico testamento in greco. Il vangelo è stato scritto in una forma non contemporanea agli scrittori evangelisti. Chi scrisse dopo quant’anni, chi scrisse cento anni dopo come i discepoli di Giovanni evangelista. Nel quattrocento S. Girolamo ritradusse i libri che erano stati scritti in greco e Rufino ne è stato anche l’autore. I masoretti della scuola di Masora, della sede di Gerusalemme e Tiberiade completarono l’antico testamento che a quel tempo si scrivevano le consonanti senza le vocali e quindi punteggiatura e vocali venivano successivamente aggiunte. E qualche tentativo di sonnolenza poteva capitare. La prima bibbia in italiano si ha nel 1471 con il monaco camaldolese Malermi. Nel 1534 Lutero fece la sua traduzione in tedesco dal greco. Nel 1971 la CEI (Conferenza episcopale italiana) fece la sua traduzione, corretta poi nel 2008. Tenendo presente comunque che la bibbia fu sempre tenuta all’oscuro per parecchi secoli ad una grande maggioranza di fedeli. Al punto in qui ci si trova è giusto domandarsi quale sia la bibbia migliore: se la cattolica, la protestante, i testimoni di Geova, la calvinista ecc. Nessuna per la precisione. A parte il fatto che la bibbia non è stata suggerita da Dio. Essa non è un documento storico ma teologico e spirituale, non si insegna come è fatto il cielo, come si va in cielo. Ora quale lingua parlava Gesù? Gesù parlava in aramaico, cioè il dialetto ebraico. Talvolta con gli stranieri cioè greci e romani usava la lingua greca, le preghiere Gesù le recitava in aramaico. Ora se Gesù parlava in aramaico, tutto il suo linguaggio è andato perduto. Ecco la necessità di fare un testo dall’inizio alla fine, dalla nascita alla morte in una forma coesa. E questo comporta una rimescolanza di tutto il testo ed una revisione totale degli stessi vangeli. Una prova è che per una strategia gattopardesca si correggesse recentemente ad un Padre nostro “E non abbandonarci alla tentazione. “Ora la prima difficoltà nasce dalla tradizione. Per alcuni ogni cambiamento significa tradimento. Si pensa infatti che chi traduce la bibbia fa un tradimento o semplicemente salva la faccia. Chi si convince che questa sia la vera fede e l’unica strada da percorrere perché il cristianesimo abbia ancora cittadinanza nella nostra epoca, in verità procede a negarla. Congelando esattamente il dinamismo che proprio la parola tradizione porta con sé. E così si può comprendere che il cristianesimo è quello di venire meno alle sicurezze collaudate per avere la scelta migliore. Non tratta di salvarla congelandola o di farla saltare in aria. Si tratta di permettere che sia attiva. Sotto questa luce, ci serve la disponibilità ad una sorta di ricupero di ciò che è l’essenziale per i credenti. Qui la domanda è semplice e secca: a cosa serve la chiesa? La seconda resistenza possibile all’appello del cambiamento è quello di non disperder l’identità. Nel non volere inventare una nuova mentalità di chiesa volta alla perifrasi si è sempre fatto così, e va bene così: non si va molto lontano. La formulazione meccanica di idee chiare e distinte sulla ripetizione di affermazioni porta solo ad un vicolo cieco. C’è a convincersi che oggi è tempo di grande evoluzione e rivoluzioni e contro rivoluzioni ed il cristianesimo offrirebbe un grande centro di gravità permanente. Una terza ed ultima resistenza possibile è quella che deriva da un pesante risentimento. Le domande sorgono spontanee: come è stato possibile che così rapidamente si disperdesse dalla collettività le grandi celebrazioni grazie alle quali il mistero veniva conservato e redistribuito alla luce del cristianesimo? Come è stato possibile così facilmente che si sia fatto dimenticare quelle antiche parole che davano sollievo all’anima come ad esempio il dono, il sacrificio, la riparazione del peccato attraverso la croce, la remissione dei peccati, il paradiso, purgatorio, inferno. In una parola la salvezza? Ma Gesù disse “è ora di partire, è ora di andare all’altra riva”. (Marco 8.13)

Autore: Albino Michelin 09.05.2024
albin.michel@live.com

lunedì 27 maggio 2024

COSA DICE ESPRESSAMENTE LA BIBBIA SU GLI OMOSESSUALI

 È da un po’ di tempo che i Media online ed i YouTube ed i vari conferenzieri e teologi ci abbiano consentito di fare questo argomento di pubblica discussione possibilmente lontani da ogni manifestazione di piazza e ogni intrusione politica. Questo è anzitutto un argomento di origine e interesse biblico. Un secondo aspetto è quando si pensa alla bibbia come soluzione di ogni problema esistenziale. Essa non è un documento storico ma, un documento di carattere teologico e spirituale per improntare la nostra vita nei confronti del regno di Dio. Quindi nella bibbia non c’è tutto il nostro comportamento, qualche volta di più e qualche volta di meno, ma sempre con lo spirito alla ricerca di ciò che è il bene in essa implicito. Per entrare nell’argomento quando si parla di omosessualità, si parla di sensualità, di cui lo stesso etero, omo può essere una variante, come vedremo nel proseguo dell’argomentazione. Anzitutto Dio ha creato il mondo, 1000 anni fa o 15 miliardi di anni fa, il tempo qui non conta, è il modo che conta. Ed uscito dalle mani di Dio: “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza… maschio e femmina Dio gli creò”. Prima che l’uomo e poi la suddivisione dei compiti in maschio o femmina. Quindi l’uomo e la donna sono in relazione, sono la relazione. Non po' vivere uno senza l’altra e viceversa. Ora un mondo di collaborazione e non di opposizione. In un tempo non lontano ci fosse matriarcato od il patriarcato o viceversa poco importa. E l’uomo non può prevaricare sulla donna, essa non è un suo oggetto di possesso. Non pensiamo ad oggi a quanti omicidi e sevizie ci sono. Dio è geloso dell’uomo, maschio e femmina compresi, è l’immagine di Dio. Con ciò entriamo nel dettaglio dell’omosessualità.
Levitico capo 20, 10-14.
“Chi commette atti d’adulterio con la moglie, l’adultero e la donna devono essere messi a morte. Ad un rapporto con la matrigna, tutti e due devono esseri messi morte. Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due saranno messi morte. Se uno rapporti con un uomo o con un animale, devono essere tutti e due messi morte”. Di qui si capisce che a quel tempo solo i rapporti coniugali erano concessi per la procreazione, abusi nessun in merito.
Prima a Timoteo 9,11-12.
“Per gli iniqui, i ribelli, gli empi ed i peccatori, per i sacrileghi ed i profanatori, per i parricidi e matricidi, per i fornicatori, per i pervertiti e tutti i empi sufficienti, i falsi e gli spregiudicati e poi ogni altra cosa contraria alla sana dottrina”. Vi sono quindici peccatori che vanno nel maligno, in ogni caso non c’è il peccato dell’omosessualità.
I Romani capo 1,26-32.
“Dio gli ha abbondonati a passioni infami, le loro donne hanno scambiato rapporti naturali contro natura. Egualmente gli uomini commettendo atti ignominiosi con altri uomini. Dio gli ha abbandonati in balia di intelligenza depravatrice, colmi di ingiustizia e di malvagità, di cupidigia e di malizia, pieni di invidia e di omicidio, di rivalità e di ogni frode, diffamatori, nemici di Dio, oltraggiosi e superbi, profanatori ed orgogliosi del male, ribelli ai genitori, malpensanti e sleali, senza amore e senza misericordia. E continuano così a farle pur conoscendo il giudizio di Dio”.
Su venticinque iniquità, solo una copia di omosessuali, sulle altre ventiquattro si parla altri facinorosi e non è forse possibile che disprezzando questa categoria la si voglia totalmente escludere dal consorzio umano. Qui c’è ne è per tutti. Ed abbiamo qualcosa da perdonarci, colpendo questa minoranza di deboli indifesi.
Genesi capo 19,4-14, Giudici capo 19,22-25.
Si parla del castigo di Sodoma e Gomorra. Si narra di due uomini che invitati da Lot genero di Abramo, causa un lungo viaggio vengono ospitati in casa sua. Ed ecco un tumulto di popolo che assediò la casa e vuole abusare di questi due perché sono stranieri. A questi popolani vengono presentate le due figlie di Lot perché ne abusino al posto loro. Nel libro dei Giudici, abitualmente la zona di Gabaa, si tratta di un levita che offre una cena ed un’ospitalità ad un forestiero. Quando fuori avviene lo stesso tumulto di popolo che voleva abusarne. Al che il levita fu costretto a sacrificare sua figlia in favore dello straniero. Conclusione dei due racconti: non vi è stato un delitto di omosessualità ma di odio contro lo straniero (già allora gli ebrei erano razzisti o meglio contro i forestieri). E si è trattato da parte di Lot e del Levita di soddisfare con la sostituzione delle donne.
Primo Samuele capo 1,3. Dio gradisce gli omosessuali.
“Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l’amico di Jonathan si era talmente legato all’anima di Davide che Jonathan lo amò con tutto sé stesso. Da quel giorno Davide lo prese con sé senza riferire nulla a suo padre. Poi Jonathan strinse un patto con Davide, perché lo amava come sé stesso”.
Luca capo 7,2-10. Gesù elogia un omosessuale.
“Gesù incontra un centurione romano, che aveva un servo gravemente ammalato. Il centurione l’aveva molto caro. Egli mandò alcuni amici a dire a Gesù: Signore non sono degno di stare a disturbarti, non sono degno che tu venga sotto il mio tetto, ma concedi la tua parola ed il mio servo sarà guarito. All’udire queste parole Gesù restò ammirato e rispose che non ha mai visto tanta fede in Israele e lo congedò alla considerazione di così grande fede. E gli inviati quando tornarono a casa il servo era già guarito”. Gesù non soltanto approva questo centurione omosessuale ma lo elogiò immensamente. Gesù non aveva vergogna di contattare con gli altri, ma li incoraggiava con il colpo d’ala a proseguire nella propria strada.
Luca capo 1,7-96.
“Si tratta di un fariseo che invita Gesù ad un pranzo e là vi era pure una peccatrice prostituta. Ed egli disse: se questa potesse farsi conoscenza. Ella rivolta a Gesù gli ha profumato i piedi e piangendo cominciò a versare lacrime ed asciugarle con i suoi capelli. Al padrone disse: tu non hai fatto niente di più di quella donna che ha fatto tutto il necessario. E disse rivolto a lei: ti dono perdonati molti peccati poiché tu hai amato molto”.
Sintesi 1
Dio è amore. È venuto al mondo per guarire, per insegnarci a vivere in pace. Dio non si sente offeso, non piange per i peccati degli uomini, non si vergogna degli esseri umani. Non approva l’orientamento o l’abitudine verso il male ma è comprensivo di fronte all’atto. Il figlio di un omosessuale, perché non potrebbe essere anche una variante della sessualità in modo positivo o negativo.
Sintesi 2
Un domani che la medicina facesse la sua strada, che colpa ne avrebbe una coppia dello stesso genere che promette sia un matrimonio eterno e che non lasciasse i figli sulla strada. Una provocazione od uno stimolo adeguato alla riflessione: dal momento che l’uomo è figlio di Dio e che i genitori sono una funzione non potrebbe essere che quella madre in quanto prostituta fosse diventata eventuale madre omosessuale non sarebbe il proprio figlio meno gradito a Dio, dal momento che a lei è stato molto perdonato perché molto ha amato.
Il testo aperto alla discussione

Autore: Albino Michelin 02.05.2024
albin.michel@live.com