Tempi turbolenti oggi per quanto riguarda la scuola. Qualche decennio fa se prendevi un brutto voto, tornato a casa ti arrivava il resto. Il 10 febbraio 2018 alla Murialdo di Foggia il vicepreside viene aggredito da parte del genitore di un allievo undicenne, che si divertiva ad inciampare i compagni di fila. Con un pugno alla testa l’energumeno padre lo butta a terra, lo tempesta di calci all’addome, lo manda all’ospedale con prognosi di trenta giorni. In un altro istituto un maturando, svogliato e bidone, bullizza e minaccia il preside di rigargli la vettura qualora si permetta di bocciarlo. Siamo alla deriva. Fra i due episodi ci soffermiamo sul primo, perché il più urgente, rapporto genitori-insegnanti. Va premesso che compito dei genitori è garantire le condizioni affinché il ragazzo possa essere inserito in questo percorso e quindi delegare la di lui formazione agli insegnanti. Ma la scuola la frequenta il figlio, mica i genitori. Essi non devono considerarsi né superiori, né inferiori, ma collaboratori del corpo docente. Altra premessa: saper distinguere l’educazione dall’istruzione. Educazione (dal latino educere=tirar fuori) significa conoscere le qualità e le capacità del bambino, rispettarle, farle crescere. Però da un castagno non si può pretendere il vino Valpolicella. Cioè se un bambino dimostra le premesse per diventare un agricoltore non si può sognare di farne un ingegnere. Istruzione invece (dal latino in-struere=portare dentro) significa introdurre il mondo nel figlio, cioè la cultura, la nozionistica, la grammatica, il rapporto relazionale, i valori morali, loro motivazioni. Non si può pretendere che l’istruzione sostituisca l’educazione, o soffochi e distrugga le qualità innate del ragazzo, ma che le curi e le sostenga. Cioè meglio un buon e onesto agricoltore, piuttosto che un cattivo e disonesto telematico. Vi sono tante persone educate anche se con limitate capacità culturali, e tante persone istruite e colte dal comportamento pietoso se non criminale. Altra premessa: l’insegnante non è una professione come tutte le altre, è una vocazione, fatta per amore e con amore, con autorevolezza, non solo per lo stipendio, anche se oggi la situazione sociale ti rende tutto ciò problematico. Oseremmo dire professione più importante di quella del prete, perché questi ha a che fare con il ragazzo a tempo sporadico e rituale, invece il docente tiene un contatto permanente. Certo si può talvolta avere a che fare anche con insegnanti inadeguati e rissosi, incapaci di dialogo e impazienti, ma molto più numerosi sono i casi di genitori invadenti, irrispettosi. Senza con ciò voler condannare sempre i genitori a capri espiatori. Altra premessa: la scuola è anche un’educazione alla comunità, al gruppo, alle relazioni umane, oltremodo necessarie oggi alla nostra società conflittuale ed individualista. Ora succede che dei genitori non considerano la scuola come una istituzione sociale, ma come un giardino privato, in cui mio figlio deve essere un fiore privilegiato. Tutti sono uguali ma il mio è più uguale degli altri. E qui subentra il meccanismo della proiezione: mio figlio deve diventare ciò che non sono riuscito a realizzare io, un alter ego: successo, carriera, conquistare il mondo. E per paradosso esistono donne che rifiutano la nascita di un figlio per timore che il loro prodotto non abbia successo nel mondo. Altri genitori diventano degli spazzaneve, il figlio non deve conoscere ostacoli, brutti voti, rampogne, deve avere strada libera, spianata, pulita. Stanno sempre un passo avanti per farci strada, portargli lo zainetto perché non faccia troppa fatica poverino, mai un passo indietro eventualmente per aiutarlo a rialzarsi se cade. Così il figlio iperprotetto non imparerà mai a camminare da solo nella vita, eterno bamboccione, quando non riuscirà dirà che la colpa è sempre degli altri. Come quando il pupo gioca nella squadra calcio dei pulcini se non riesce a fare gol, la mamma darà la colpa all’allenatore. Talvolta una bocciatura può fare anche del bene ad un ragazzo, così si rimboccherà le maniche, moltiplicherà’ le energie per aggredire le difficoltà’ della vita. Un discorso molto importante, specie nell’età dell’adolescenza, quando la scuola può educare alle regole, proporre valori morali e senso civico allo scopo di evitare bullismo e non finire nella baby gang, in una parola sapersi costruire una coscienza e una figura morale. E sempre per restare ai genitori, una particolare attenzione e autocontrollo va fatto ai gruppi del wahtsapp scolastici, in cui fra di essi si raccontano di tutto e di tutti, con giudizi morali e rivendicazioni sotterranee, quinte colonne nei confronti degli insegnanti:” sai la maestra non ha dato la seconda merendina al mio bambino, faccia di m...” Enfatizzano stupidaggini, facezie che diventano tragedie. Creano danni profondi nelle relazioni fra studenti, fra studenti e insegnanti, fra insegnanti e genitori. Urge ricostruire il dialogo, unica forza educativa oggi nella babele dei contrapposti individualismi. Indubbiamente la scuola non è più un’isola felice, fa parte e risente dei contraccolpi di una società di contraddizioni, genitori divisi, violenze in TV, vagabondaggio on line, distrazioni fuori testa con smartfone, disoccupazione, corruzione, criminalità organizzata. Anche i genitori vanno capiti e per loro vanno garantite istituzioni, un patentino di accompagnamento. Ciò non ostante, un augurio: allorché dopo il parto una mamma esce dalla clinica con il suo “cucciolo”, carica di tanti regalini, pacchi di cremine, salviette, latti artificiali, sarebbe auspicabile anche l’omaggio di un kit pedagogico, un piccolo libriccino vademecum che essa nei primi periodi di tranquillità postparto possa leggersi con delle indicazioni essenziali per fare delle giuste scelte in vista della prima infanzia, dell’adolescenza, dell’età adulta. Forse un’utopia. Ma sono queste le utopie e le sfide da affrontare per garantire ai nostri figli un futuro migliore.
Autore
Albino Michelin
09.03.2018
giovedì 15 marzo 2018
mercoledì 14 marzo 2018
DALLA MADDALENA DELLA BIBBIA ALLE MADDALENE DELLA STORIA
Maria Maddalena è una santa che si festeggia il 22 luglio, cui sono state lungo i secoli dedicate chiese, parrocchie, confraternite, feste, fiere. Milioni di bambine battezzate con il suo nome, centinaia di monache entrate in convento mutando il loro nome di ragazza con il suo. Senza citare tutte le varianti e di persona e di luogo, come Magda, Maida, Marlene, ecc. Per restare al Vangelo le Marie sono tante, almeno cinque, a cominciare dalla madre di Gesù, alla sorella di Lazzaro e di Marta, alla prostituta che entrata in un banchetto di Simone non esita di versare l’unguento profumato sui piedi di Gesù, suscitando indignazione e morbosità fra i maschi presenti. Per non citare opere d’arti figurative e letterarie sulla Maddalena, sempre con sentimento di ammirazione o di compassione. Come il romanzo “Codice da Vinci” un thriller del 2003 autore Dan Brown, 8 milioni di copie, tradotto in 44 lingue, sia pure finalizzato al botteghino, dove l’autore rifacendosi anche al Vangelo (apocrifo=messo in disparte) secondo S. Tommaso, la chiama compagna del Salvatore, Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli, che offesi reagivano: ”perché la ama più di noi?”, soleva spesso baciarla sulla bocca, (al tempo usanza per indicare comunione spirituale), Gesù l’ aveva sposata ed aveva avuto dei figli. Sì, opera di fantasia, non ricostruzione fedele degli eventi storici. Oppure da citare anche il film ”L’ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese, 1988, in cui Gesù sfiduciato e morente dice alla Maddalena sotto la croce: ”Ma va, chi me la va fare questa vita, andiamo a farci una famiglia”. E così Gesù scende e si dedica ad una vita più normale. Anche qui arte e fantasia che non corrispondono alle narrazioni canoniche. O infiniti dipinti dai più adeguati al testo biblico, come la Maddalena penitente del Tiziano (1533), ai più espressivi della proiezione erotica degli artisti. Vedi quello di Leonardo da Vinci, 1498, in cui il personaggio alla destra di Gesù non sarebbe il giovane e celibe apostolo Giovanni ma la Maddalena, vedi quello di G. Cagnacci 1650, pretesto biblico per raffigurare il corpo della giovane discinta e seducente, fino alla prostituta e santa spudorata che piaceva agli uomini. Nella Maddalena abbiamo tutti i volti della molteplicità, dalla sirena al genio femminile. Fra tante fantasie è doveroso rifarsi al testo evangelico, con eventuali interpretazioni, ma sulla base di questo. Maria Maddalena proviene da Magdala, alla lettera toponimo che significa Torre dei pesci, paese di pescatori, costiero sul lago di Tiberiade. L’evangelista Luca (8,2) parla di quella Maria liberata da sette demoni. E qui senza entrare in merito all’esistenza o meno di (Satana= avversario) o demonio, alla sua origine dalla letteratura persiana del sesto secolo a. C., sappiamo che al tempo allorché una persona soffriva di malattie sconosciute alla medicina e quindi incurabili, la si definiva posseduta da Satana o dal demonio. E se per caso o per prodigio tale infelice veniva guarita la si segnalava come liberata da Satana. E che se poi addirittura si parlava di liberata da 7 demoni, si entrava nella simbologia del tempo, cioè il numero 7 significava totalità, e quindi che la persona veniva liberata da tutte la sue sofferenze, tante e pesanti, e magari cacciate in un branco di porci, cioè allontanate dalla persona afflitta. Nemmeno qui è il caso di disquisire se Gesù era esorcista nel senso etimologico del vocabolo o un guaritore, pieno della energia di Dio e che anche lui usasse il linguaggio comune della gente, senza complicati ragionamenti, di difficile comprensione per quel tempo. Ecco perché l’interpretazione di oggi, più approfondita da studi storici di psicologia e psicoterapia, parla di Maria Maddalena come di una ragazza sofferente, depressa, forse vittima di delusione amorosa, di un amore malcorrisposto, quello che ha distrutto e distrugge molte donne profondamente innamorate, toccata fino a disturbare la sua integrità mentale. E Gesù la libera da questa situazione, le da’ forza, coraggio, nuove prospettive, la riprogetta. E si sa di quanto le donne sono capaci quando prendono una decisione, percorrono una nuova strada. Che Maddalena si sia sentita pervasa da una profonda amicizia verso Gesù può stare nella logica della vita, anzi dimostra la forza dell’amicizia quando è condivisa e costante. Entra subito a far parte del gruppo delle donne che accompagnano per le strade e assistono il Messia, fino a sfidare tutto e tutti e anche gli stessi crocifissori sotto il patibolo. E qui significativo è il quadro del Masaccio 1426, Maria in ginocchio dà le spalle allo spettatore, raccolta in sé stessa e nel suo dolore, assente dagli astanti, in una sensazione di impotenza. Ma nella Risurrezione di Gesù Maria è la prima persona a cui il Maestro appare, ancora prima che agli apostoli, per annunciare a tutti che egli è vivo e proclamare la buona novella, fino ad essere definita oggi l’Apostola degli apostoli. E anche in questo caso non ci interessa la disquisizione se l’apparizione fu una visione esteriore o interiore, ci interessa la forza dirompente e inspiegabile di questa donna. Di minor conto è quindi la sua figura poliedrica passata alla storia, se devozionale, se carismatica, se redenta, se prostituta, se erotica, troppo spesso funzionale agli interessi della proiezione maschile e in parte della chiesa di soli maschi composta. Ciò non toglie nulla a questa donna, alla sua grandezza e alla sua tenacia morale, nulla toglie alle donne del nostro tempo, alle loro capacità e ai valori di cui possono essere portatrici.
Autore
Albino Michelin
06.03.2018
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Albino Michelin
06.03.2018
domenica 11 febbraio 2018
I CATTOLICI DEI FORCONI
E’ di dominio pubblico l’assassinio di un ex prete italiano di origine vicentina, anni 76, avvenuta in Columbia giovedì 1 febbraio u.s. ad opera del suo compagno convivente. Si tratta di Dino Cinel, nativo di Rossano Veneto. All’età di 10 anni nel 1952 entra nell’Istituto Missionario Scalabrini di Bassano del Grappa, dopo il liceo viene inviato a Roma dove acquisisce una laurea, celebra messa in paese nel 1967 e quindi raggiunge gli Stati Uniti quale incaricato per i fedeli di lingua italiana e per l’integrazione degli stessi nell’ambiente locale. Di lì inizia la sua storia complessa. Docente all’università di S. Francisco e poi di New York, noto nel 1984 con la pubblicazione del libro ”Dall’Italia a S. Francisco” insignito del prestigioso premio Merle Curti Social History. Incaricato parroco nella chiesa S. Rita di New Orleans, nel 1988 all’età di 46 anni viene coinvolto in uno scandalo di pedofilia e pedopornografia, con diverso materiale fotografico reperito nella sua abitazione. Viene esonerato dallo stato clericale, esce dalla congregazione in cui era cresciuto per 36 anni e ridotto allo stato laicale. Qualche anno più tardi sposa una docente universitaria scozzese, Linda Pollok, da cui ha una figlia. Nel frattempo due giovani lo citano perché in passato da lui abusati. Per cui la stampa americana nel 91 riporta a galla i fatti. Nessuna inchiesta penale viene aperta e non rimane traccia perché i documenti andarono distrutti nel 2005 dall’uragano Katrin che ha devastato la regione. Cinque anni or sono da pensionato si trasferisce in Colombia nella città di Medellin, per alcuni mesi convive con un ragazzo di 18 anni, uniti da un reciproco innamoramento. Nell’ultima settimana scoppia una lite in cui il Cinel dichiara al convivente la decisione di separarsi, che Il giovane non è disposto ad accettare. Il malcapitato non fa tempo nemmeno a chiamare aiuto che il diciottenne Santiago Alberto Morales Parra gli squarcia l’addome con la lama di un lungo coltello. L’aggressore chiama la polizia, tenta di gettarsi dal sesto piano, le forze dell’ordine riescono a malapena salvarlo dall’inconsulto gesto.
Fino a qui la cronaca che il sottoscritto, suo compagno d’istituto registra, avvalendosi di ricordi di prima mano. Ma ciò che gli interessa in questa vicenda sono piuttosto due aspetti cioè il rapporto con il suo paese di origine, con altri due viciniori e l’atteggiamento di questi nei confronti del loro conterraneo. Dal 2009 Dino Cinel fece qualche comparsa in Italia anche per ottenere il documento di doppia cittadinanza. Nel 2009, dopo di essersi presentato al Comune di Rossano e averne ricevuto diniego ripiegò verso S. Martino di Lupari dove abitava un suo parente. Il sindaco G. Boratto gli negò la residenza sia “per il passato decisamente pauroso”, sia per l’insufficienza di requisiti burocratici. Dopo qualche mese si rivolse al comune limitrofo di Cittadella dove il sindaco Massimo Bitonci gli rifiutò pure la residenza perché accusato di pedofilia, oltre che per i suddetti motivi. Cinel, piuttosto caratterino, intentò un processo al Bitonci chiedendo un milione (!) di risarcimento. Cosa ovviamente che finì in una bolla di sapone. Il Bitonci anche recentemente ebbe a scrivere e ripetere che lo rifarebbe per “difendere i miei cittadini” (dall’appestato, s’intende), e cita anche Papa Francesco e la sua condanna morale ai pedofili. Fare il sindaco (continua Bitonci) è prendere decisioni ed assumere responsabilità anche a rischio di pagare di persona. Lunedi 5 febbraio u.s. attraverso un notiziario televisivo prende la parola l’ex sindaco di Rossano G. Trevisan: ”Non lo volli qui e oggi ripeterei il rifiuto per difendere i miei cittadini. Mi sono sempre battuto contro la pedofilia e per questo farò di tutto perché certi personaggi non arrivino in paese anche se ne sono originari. Bravo Bitonci, teniamo lontani gli scandali. Nel caso si fosse fatto vivo saremmo ricorsi a tutti i cavilli legali per negargli anche noi la residenza. Un’azione doverosa di coraggio”. E l’attuale sindaco di Rossano Morena Martini: ”questa persona è stata dimenticata dalla gente di questo paese e dimenticata la dobbiamo lasciare”.
Tiriamo le somme, praticamente siamo nel medioevo: ”al rogo, alla forca”. Da secoli metodo superato dalla stessa chiesa cattolica. Non trascriviamo sentenze apparse su Facebook: ”che schifo…uno di meno… e adesso gli faranno anche il funerale in chiesa, vero? ... ”. Anzitutto dal punto di vista amministrativo un sindaco non ha discrezionalità sulla richiesta di residenza. Se ci sono i requisiti la residenza deve essere data. Forse qualche problema sulla trascrizione Aire? Intoppi che si possono superare. Tanto più che al Cinel non sono stati tolti i diritti civili, egli non è stato civilmente né punito, né condannato. Un sindaco non può negare diritti civili e umani a piacere. Pare invece che questi sindaci vogliano travestirsi da sceriffi della moralità e da garanti della legge divina. Altro rilievo: la pedofilia del clero si aggira sullo 0,7. Il telefono azzurro invece parla di interventi quotidiani di pedofilia sui bambini perpetrata non solo dai maschi ma anche dalle donne. Tanta caciara per un prete, per cento preti o per quanti che siano? Perché non si fa una politica contro queste nefandezze? Forse non si vuole scoperchiare il vaso di Pandora, la pentola dell’indecenza contro i bambini diffusa in troppe famiglie? Siamo in un territorio dove si deve approfittare dell’immoralità di un prete per giustificare la mole delle proprie? Sempre la pagliuzza nell’occhio degli altri e non si vede la trave nei propri? Siamo in un territorio dove vige la tradizione “Dio, patria, famiglia”. Dogma cosi caro al predicatore “Padano” che qui vanta folta schiera di seguaci e che vocifera “Noi siamo per la famiglia tradizionale (quindi cattolica!)”. E poi magari chi parla cosi sfascia famiglie, divorziato e pluriconvivente, seminando bambini per ogni dove. Non sa, non sanno i suoi seguaci del territorio che chi convive, chi si sposa in civile, chi fa figli fuori del matrimonio religioso non appartiene, anzi è contro la tradizione da lui e dai suoi strombazzata? Non difendo Dino Cinel, finito male, vittima di miseria morale, sostengo solo che come cittadino di Dio ha diritto anche lui ad un momento religioso e soprattutto il diritto di non essere bandito e rifiutato da Rossano V., San. Martino di Lupari, Cittadella, da questi troppi intolleranti pseudo cattolici dei forconi.
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Albino Michelin
08.02.2018
Fino a qui la cronaca che il sottoscritto, suo compagno d’istituto registra, avvalendosi di ricordi di prima mano. Ma ciò che gli interessa in questa vicenda sono piuttosto due aspetti cioè il rapporto con il suo paese di origine, con altri due viciniori e l’atteggiamento di questi nei confronti del loro conterraneo. Dal 2009 Dino Cinel fece qualche comparsa in Italia anche per ottenere il documento di doppia cittadinanza. Nel 2009, dopo di essersi presentato al Comune di Rossano e averne ricevuto diniego ripiegò verso S. Martino di Lupari dove abitava un suo parente. Il sindaco G. Boratto gli negò la residenza sia “per il passato decisamente pauroso”, sia per l’insufficienza di requisiti burocratici. Dopo qualche mese si rivolse al comune limitrofo di Cittadella dove il sindaco Massimo Bitonci gli rifiutò pure la residenza perché accusato di pedofilia, oltre che per i suddetti motivi. Cinel, piuttosto caratterino, intentò un processo al Bitonci chiedendo un milione (!) di risarcimento. Cosa ovviamente che finì in una bolla di sapone. Il Bitonci anche recentemente ebbe a scrivere e ripetere che lo rifarebbe per “difendere i miei cittadini” (dall’appestato, s’intende), e cita anche Papa Francesco e la sua condanna morale ai pedofili. Fare il sindaco (continua Bitonci) è prendere decisioni ed assumere responsabilità anche a rischio di pagare di persona. Lunedi 5 febbraio u.s. attraverso un notiziario televisivo prende la parola l’ex sindaco di Rossano G. Trevisan: ”Non lo volli qui e oggi ripeterei il rifiuto per difendere i miei cittadini. Mi sono sempre battuto contro la pedofilia e per questo farò di tutto perché certi personaggi non arrivino in paese anche se ne sono originari. Bravo Bitonci, teniamo lontani gli scandali. Nel caso si fosse fatto vivo saremmo ricorsi a tutti i cavilli legali per negargli anche noi la residenza. Un’azione doverosa di coraggio”. E l’attuale sindaco di Rossano Morena Martini: ”questa persona è stata dimenticata dalla gente di questo paese e dimenticata la dobbiamo lasciare”.
Tiriamo le somme, praticamente siamo nel medioevo: ”al rogo, alla forca”. Da secoli metodo superato dalla stessa chiesa cattolica. Non trascriviamo sentenze apparse su Facebook: ”che schifo…uno di meno… e adesso gli faranno anche il funerale in chiesa, vero? ... ”. Anzitutto dal punto di vista amministrativo un sindaco non ha discrezionalità sulla richiesta di residenza. Se ci sono i requisiti la residenza deve essere data. Forse qualche problema sulla trascrizione Aire? Intoppi che si possono superare. Tanto più che al Cinel non sono stati tolti i diritti civili, egli non è stato civilmente né punito, né condannato. Un sindaco non può negare diritti civili e umani a piacere. Pare invece che questi sindaci vogliano travestirsi da sceriffi della moralità e da garanti della legge divina. Altro rilievo: la pedofilia del clero si aggira sullo 0,7. Il telefono azzurro invece parla di interventi quotidiani di pedofilia sui bambini perpetrata non solo dai maschi ma anche dalle donne. Tanta caciara per un prete, per cento preti o per quanti che siano? Perché non si fa una politica contro queste nefandezze? Forse non si vuole scoperchiare il vaso di Pandora, la pentola dell’indecenza contro i bambini diffusa in troppe famiglie? Siamo in un territorio dove si deve approfittare dell’immoralità di un prete per giustificare la mole delle proprie? Sempre la pagliuzza nell’occhio degli altri e non si vede la trave nei propri? Siamo in un territorio dove vige la tradizione “Dio, patria, famiglia”. Dogma cosi caro al predicatore “Padano” che qui vanta folta schiera di seguaci e che vocifera “Noi siamo per la famiglia tradizionale (quindi cattolica!)”. E poi magari chi parla cosi sfascia famiglie, divorziato e pluriconvivente, seminando bambini per ogni dove. Non sa, non sanno i suoi seguaci del territorio che chi convive, chi si sposa in civile, chi fa figli fuori del matrimonio religioso non appartiene, anzi è contro la tradizione da lui e dai suoi strombazzata? Non difendo Dino Cinel, finito male, vittima di miseria morale, sostengo solo che come cittadino di Dio ha diritto anche lui ad un momento religioso e soprattutto il diritto di non essere bandito e rifiutato da Rossano V., San. Martino di Lupari, Cittadella, da questi troppi intolleranti pseudo cattolici dei forconi.
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Albino Michelin
08.02.2018
sabato 10 febbraio 2018
RAZZA BIANCA, COSCIENZA NERA
Un tempo il pulpito del prete era una specie di Monte Sinai dal quale veniva emanato il Verbo di Dio e del profeta Mosè ad un popolo di fedeli che muto e compunto mandava a memoria nella vita quotidiana e restava compatto seguendone la morale e il comportamento. Oggi quel pulpito è stato sostituito dallo schermo televisivo da cui i vari imbonitoti, presentatori, politici ti inebetiscono con un diluvio di parole e la gente dice la verità quando afferma che i preti hanno perso di appeal, che possono cantarla e suonarla tanto ormai nessuno ci crede più. Dice il falso invece quando afferma che la TV e i suoi megafoni possono riempirci di belle parole, ma alla gente dentro da un orecchio e fuori dall’altro, alla gente non fa nessun effetto, perché ragiona con la sua testa. Non è vero. Perché quando i nostri fans della razza bianca si mettono a straparlare alla pancia del popolo sui rom, sugli immigrati, sui profughi, di colore che vengono a invaderci, rubarci il lavoro, abolire le nostre tradizioni, feccia della società, la gente ci crede, eccome, si surriscalda eccome. Questi discorsi sono come la pioggerellina lenta, ma inesorabile, che si insinua nel DNA, sotterranea, carsica, quotidiana. Lo dimostra qualche episodio, che va sempre più ripetendosi, e che non resta isolato, come vogliono sostenere i benpensanti, ma va generalizzandosi. Basta seguire sul facebook o sul social i commenti che dalla moltitudine dalla faccia nascosta vengono divulgati. Qui i nostri statisti e sondaggisti possono aggiustare le loro percentuali che credono, la realtà nel social in materia è penosa. Di episodi ce ne bastano due e sono recenti, proprio uno a ridosso dell’altro, uno al nord e l’altro al sud Italia, a dimostrazione che l’Italia tutta è attraversata dal bacillo antinegro. La domenica 21 gennaio u.s. una signora si presenta per farsi medicare al pronto soccorso di Cantù nel comasco e sorpresa si trova davanti ad un medico di colore, dott. Audi Ngansa,38 anni, in Italia da 12, origine camerunense, laureato alla nostra Università Insubria, medico della Croce Rossa in diversi centri di accoglienza, da Bresso milanese a Lampedusa di Agrigento. La malcapitata trovandosi improvvisamente di fronte ad un camice bianco e ad una faccia di colore, non si fa scappare un‘ apostrofe tagliente e gli appioppa: ”io non mi farò mai toccare da un medico nero” e se ne va. Questi a sua volta, che ottuso e allocco non è, le risponde con ironia, una delle armi più efficaci contro l’ignoranza e l’ipocrisia: ”ti ringrazio, così ho un quarto d’ora per andarmi a bere un caffè”. Sul social tutti d’accordo con la razza bianca, due post si discostano, uno dichiarando di essere onorato di avere stranieri del genere in Italia, l’altro assumendosi la dignità di chiedergli scusa. Il giorno seguente a Benevento stessa musica. Musah, mediatore culturale, 37 anni, collaboratore Caritas, origine ghanese, si presenta al pronto soccorso per escoriazioni e ha l’impatto con una infermiera razza bianca. La quale lo assale subito con parole a sfondo razzista “Perché sei venuto in Italia, questo è il mio paese, se non ti piace tornatene in Africa. Viva Salvini, viva l’Italia.” Sulla vicenda il malcapitato di colore non vuole accendere i riflettori, addirittura scusa l’infermiera dicendo che forse era stressata, una espressione di stizza, e che, convinto della sua buona fede, se l’incontrasse l’abbraccerebbe.” Qualche considerazione oggettiva che aiuti a “rassegnarci” ad una società multietnica. La signora di Cantù sappia che il Camerun è noto per i suoi medici famosi in tutto il mondo, e che la laurea di Ngansa non è farlocca come quella del Padano andato a comperarsi una tacca di laurea in Albania dopo 16 anni di università a vuoto in Italia. E la signorina razza bianca di Benevento sappia che larga parte di infermieri in Italia è rappresentata da ben 142 nazioni 38 mila su 375 mila, e che gli italiani del settore rifiutano i turni di notte, i campanelli che squillano tutte le ore, piaghe putride da medicare, corpi da lavare, padelle e pappagalli da svuotare, sederi da ripulire, morti da rivestire. Almeno un po’ di gratitudine si potrebbe dimostrare. Le cause di questa avversione? Già accennato: l’odio razziale pubblicizzato dai media, la paura seminata a piene mani che inquina il cervello della gente incolta. E qui aggiungiamo che una causa risiede anche nel nostro analfabetismo. Non intendiamo analfabetismo strutturale, nel senso che oggi tutti sappiamo leggere e scrivere (eccezione del 5%), ma analfabetismo funzionale (80%). Quando leggiamo un giornale ed ascoltiamo un paroliere, comprendiamo sì la parola, ma non il suo significato, il suo collegamento con il contesto, il suo senso di fondo, la sua veridicità storica. Voltaire diceva: calunniate, calunniate, qualcosa resterà. E Umberto Eco nel 2015 scriveva: ”italiani inclini a credere a tutto ciò che leggono e sentono senza riuscire a valutare criticamente. Nel social media si da’ diritto di parola a tutti gli imbecilli, e così più che un’invasione di stranieri da terzo mondo abbiamo un’invasione di imbecilli a casa nostra che si rivelano terreno fertile ad essere acchiappati come citrulli”. Espressione un po’offensiva, ma in parte da sottoscrivere. Rimedi? Ne potremmo proporre uno anche se ci potrebbe sembrare strano. Al tempo della guerra in Iraq nel 2003 in una parrocchia della Puglia i missionari comboniani hanno indetto uno sciopero della messa. Cioè una domenica abolite tutte le messe per protestare contro la vendita delle armi dall’Italia al Medio Oriente. Per ripensare “pace agli uomini di buona volontà”. Siamo un’Italia detta cattolica, devozionale a Maria e ai santi suoi, fatta di pellegrinaggi e di turismo sacro. Per un mese indire una specie di lavaggio gastrico: sciopero da queste forme religiose soporifere per riservare un digiuno di riflessione e di educazione al rispetto verso il prossimo dei diversi, che in fondo è la sostanza della religione cristiana. Un tentativo per la nostra razza bianca di ripulirsi da un’anima nera.
Autore
Albino Michelin
06.02.2018
Autore
Albino Michelin
06.02.2018
lunedì 29 gennaio 2018
AUMENTANO I CANI, DIMINUISCONO GLI UMANI
Oggi sempre di più e in modo esponenziale aumenta l’amore verso gli animali in genere e verso i cani in particolare. L’anagrafe italiana conta oltre 60 milioni di abitanti e altrettanti sono gli animali che fanno di quella tradizionale una famiglia allargata: cani, gatti, pesci, uccelli…Si potrebbe istituire un partito politico degli animalisti con buone chances di successo, Molti si chiedono e altri sostengono che gli animali hanno pure un’anima. Certo che ce l’hanno, se no non si chiamerebbero animali. Non occorre scomodare V. Hugo o Freud il quale sosteneva addirittura che il sentimento per gli animali è lo stesso di quello che si ha per i bambini. Soltanto che l’anima ha diversi generi. Se per anima intendiamo pulsione interiore che fa crescere, allora anche le piante hanno un’anima e si chiama vegetativa, anche gli animali ce l’hanno e si chiama sensitiva, anche gli uomini e si chiama razionale. Ma potremmo andare ancora più in profondità: in quanto anche gli animali come tutte le creature hanno e sono energia. Persino la materia è energia, se no non deriverebbe da mater(=madre), fonte di energia. Tutto nel creato è energia che si trasmette. Non per nulla anche la Bibbia afferma: ”del tuo Spirito Signore è pieno l’universo”. E si trasmette per attrazione e “amore”. Gli atomi così diventano molecole, le molecole cellule, le cellule tessuti, i tessuti organismi, gli organismi gruppi, i gruppi comunità, e così di seguito. Esiste quindi un’energia materiale, una animale, una umana, una divina in scala ascendente. Che se poi dovessimo tirare la conseguenza che anche gli animali hanno l’intelligenza, come l’uomo cioè riflessione, autoconsapevolezza, autocoscienza, senso di colpa, qui il discorso cambia. Perché il nostro cane, l’amico dalle quattro zampe, parla con la coda, non con il cervello. E non è una battuta. Ciò non ostante la zoologia, il mondo animale ha una buona relazione terapeutica con il mondo dell’uomo. San Tommaso nel 1200 si è spinto a dire che gli animali sono idee divine al servizio dell’uomo. E anche la chiesa del medioevo ha posto dei particolari patroni a protezione degli animali: S. Rocco del cane, S. Francesco del lupo, S. Brigida del gatto, S. Martino del cavallo, S. Gerardo degli uccelli, S. Gilda dell’asino, S. Antonio abate del maiale e animali del cortile, San Donnino dei topi ed una infinità che sconfina con la leggenda. Per non andare al largo fermiamoci al cane. In Italia come detto i cani sono 7 milioni appartenenti a 502 varietà di razze. E che non ci scappi la bestemmia “mondo cane, mondo da cani”. Anche se andiamo praticamente verso un mondo di cani. Antonella Clerici, quella della prova del cuoco, essendole deceduto il suo Labrador di 15 anni, ebbe a dire: è come se avessi perso il mio figlio primogenito. E Alain Delon ha dichiarato che il suo cane deve morire con lui. E più di una signora celebra oggigiorno un mesto funerale al suo cagnolino, seppellendolo nell’orto, e piantando sulla tomba un alberello ed una lapide “in memoria del mio Riki”. E altre che si rammaricano: “neanche mio marito mi ha voluto bene come il mio cane. E’ proprio vero che i cani sono meglio dei cristiani”. E ti dicono che se uno non sa amare un cane, nemmeno sa amare una persona umana. E chi non ha un cane, non sa che cosa significa essere amato. Non importa se per mantenere un cane si spende un’ira di Dio. Due miliardi all’anno per il cibo, fatto di crocchette e scatoline, mica di scarti e di resti, 100 euro per una visita al veterinario, 40 per la toilette, il resto per l’asilo e il dressage. Il cane deve dormire sul lettone, sul cuscino personalizzato, andare a passeggio con guinzaglio griffato, orecchini, gioielli, pantofoline, campanelli, paltoncino, pannolini (se entra nella piazza di Savona), portato a spasso da un dogsitter, se il padrone è impegnato. Indubbiamente non possiamo negare i benefici arrecati dal cane, il compagno preferito dall’uomo: porta tranquillità e sicurezza, allegria, favorisce la socialità e la comunicazione, ti difende, corrisponde alle tue attenzioni. E’ un antistress, antidepressivo, calma l’ansia, trasmette calore con affetto, riempie il tempo libero dell’anziano, chissà con chi va ad accasarsi e quanto soffre allorché la coppia si separa. A questo punto però ci si può permettere anche qualche domanda. Ritenendo per vero quanto dichiara l’anagrafe del Comune di Milano, cioè che nel 2017 si erano registrati più cani che bambini, non è forse da dubitare che la gente oggi preferisce allevare un cane anziché un figlio? Non c’è forse da dubitare che con tutte queste famiglie separate, finite nella solitudine e nella rabbia, non sia più opportuna la compagnia di un cane che non del familiare o dell’ex? Non è questo un segnale di egoismo montante, di triste sbandamento e individualismo pericoloso? E i nostri politici e partiti che populisti terrorizzano con la panza e alla panza: ”abbiamo cinque milioni di poveri ridotti a mangiare una volta al giorno, perché migliaia di profughi e immigrati rubano i nostri soldi, vengono alloggiati in alberghi e quattro stelle, è un’ingiustizia, una vergona, padroni a casa nostra, tornino a casa loro “…e poi noi spendiamo 2 miliardi all’anno per mantenere i nostri barboncini con relative pappette e godurie varie? Indubbiamente una riflessione è d’obbligo, se no dovremmo accettare l’evidenza che purtroppo stiamo inesorabilmente conducendo questa nostra società verso ”una vita da cani”.
Autore
Albino Michelin
27.01.2018
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Albino Michelin
27.01.2018
domenica 28 gennaio 2018
GRAZIE, MAROCCHINO MUSSULMANO
Domenica 7 gennaio u.s. mi trovano in Italia presso un rifornimento di benzina. Ad un certo punto mi si affianca una vettura e il conducente si sporge dal finestrino avvisandomi che la gomma destra è sgonfia. Ringrazio, e l’informatore parte. Scendo, costato l’imprevisto e mi decido di telefonare alla centrale Touring Club di Ginevra per informazione sul da farsi. Mentre sto controllando il sito esatto, statale Verona –Vicenza km 386, mi si accosta un’altra vettura. Un giovanotto mi chiede se sono il proprietario della vettura in panne, e parlando un discreto italiano con accento straniero mi dice:” scusi io sono marocchino, un amico mio mi ha informato che un automobilista si trova appiedato per un guasto. Mi disse pure che non si tratta di un giovane, ma di una grande (cioè di un vecchio, grazie del complimento) e quindi sono venuto a darle una mano. Se Lei si sposta in fondo al parcheggio le sistemo io la gomma. Non è un lavoro complicato.” Rimango interdetto fra il dubbioso e l’incredulo, esco per allacciare meglio il discorso. Mi assicura subito che lui questa riparazione la fa gratis, non vuole soldi. Lo fa perché pensava solo ne avessi bisogno. Come di fatto era. Ha estratto il cric dalla sua vettura, e un flacone di liquido ad hoc depositato nel mio bagagliaio, ha maneggiato alcune viti, inserito nella gomma il liquido, in dieci minuti tutto sistemato Poi mi informa di non superare gli 80 km, orari, e di andare il giorno seguente alla prossima concessionaria ufficiale gomme, distante qualche centinaio di metri per un dettagliato controllo. In dovere di sdebitarmi lo prego di accettare almeno 20 euro e garbatamente risponde che non accetta denaro e che l’ha fatto per aiutare una persona in difficoltà. Siccome il sottoscritto ha una certa facilità di attaccare bottone e per dettagliare certe impreviste situazioni gli domando:” scusi, ma lei è un marocchino musulmano e mi ha dato una mano perché crede in Allah? Mi rispose:” si’, io credo in Allah, ma io l’ho fatto per Lei non per Allah. Anche se Allah nel Corano dice di aiutare i forestieri.” Mi ha salutato in lingua veneta ciao, ed è ripartito per la sua strada. Rimasi senza parola, ma una ridda di pensieri mi si è girata nella mia testa. Carico di ottimismo sono andato in un vicino chiosco ad acquistare dei giornali e alla proprietaria raccontai il fatto. Questa mi chiese:” ma lei poi ha guardato bene dentro la vettura se c’era ancora il portafoglio, i documenti, il bancomat? Io le risposi che tutto era rimasto in ordine, nessun furto, tanto più che l’auto non ha voluto spostarmelo lui, ma ha incaricato me proprietario. E la giornalaia cominciò con la tiritera verso i marocchini:” sa, perché oggi bisogno stare attenti, te le fanno sotto il naso, ti fregano senza che tu te ne accorga, ti fanno un sorriso e intanto ti cacciano la mano nella borsetta. Lei è stato fortunato.” A tale discorso sono rimasto bloccato, pensavo che la signora mi facesse un’espressione di meraviglia e di elogio. E invece mi ha dato uno schiaffo al marocchino. Stizzito mi salta la mosca al naso costatando il solito rancore verso il marocchino di turno, il disprezzo della razza “negra” inferiore, la fasulla superiorità della razza bianca. Mi viene da infilare un predicozzo.” Gentile Signora, a questo mondo vale di più una goccia di miele che non un barile di aceto. E se noi vicentini con tutte le nostre insolenze verso gli stranieri non guardiamo un po’più a casa nostra con la bella lista delle nostre corruzioni ,crac della banca Zonin, inquinamento delle falde acquifere, fallimento del Vicenza calcio ad opera di mercanti furbastri, bande illegali di cocaina orchestrate dai nostri concittadini assoldando clandestini e albanesi, e non abbiamo l’umiltà di apprezzare questi gesti anche minimi degli immigrati qui residenti, allora ben venga a breve termine l’invasione afro-asiatica a sostituire questa nostra civiltà europea, vecchia, usurata, egoista a portarci una ventata di aria nuova e di altruismo. Ripetiamo fino alla noia che gli stranieri devono rispettare le nostre leggi e i nostri presepi, ma io le dico che stiano lontano e non si integrino per carità nei nostri “veri valori”, come la mafia, l’evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco, la mancanza di senso civico. Forse tutto ciò lo dovremmo imparare da loro, dai nostri futuri inquilini, come avvenuto nell’integrazione di tutte le civiltà precedenti.” Finito il predicozzo, volato troppo alto e oltre i confini. La signora mi si alterò con voce stridula mi indicò l’uscita con un “qui non si permetta, qui non è casa sua”. Me ne sono andato per non vedermi arrivare addosso qualche scarpa. E intanto la gomma della mia vettura viaggia ancora grazie al buon samaritano, marocchino musulmano.
Autore:
Albino Michelin
26.01.2018
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Albino Michelin
26.01.2018
sabato 27 gennaio 2018
DALLA MESSA CATTOLICA ALLA MESSA ECUMENICA
Un’altra idea riformatrice lancia Papa Francesco dividendo il mondo cattolico e suscitando polemiche. Si tratta di rendere l’attuale messa più ecumenica allo scopo di avvicinare le due confessioni cristiane, cattolica-protestante, e di permettere la intercomunione, cioè il mangiare il pane durante lo stesso culto ad una coppia quando i due appartengono a religione diversa. Siccome qui ci si addentra in un linguaggio di iniziati vale la pena spiegarsi nei dettagli. Anzitutto il significato di “messa” nei cattolici e “cena del Signore” nei protestanti. Messa viene da “dismessa”, dimissione, quando il prete accomiatava i fedeli dicendo “la celebrazione è dismessa, l’assemblea è sciolta”. Cena del Signore invece deriva dall’ultima cena di Gesù. E qui siamo al primo punto, quello di partenza. Gesù riunitosi con apostoli e discepoli pronunciò sul pane e sul vino: ”prendete e mangiatene, distribuitevelo a vicenda, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue versato per voi. Fate questo in memoria di me.”(Lc.22,17-20). Di qui parte l’interpretazione cattolica, la messa è il sacrificio della croce, Gesù si offre vittima sacrificale al Padre per i peccati del mondo, ogni messa è il rinnovamento del Calvario senza tuttavia spargimento di sangue del crocefisso. Interpretazione protestante invece: la messa è la memoria della cena del Signore e con il Signore Gesù. Nella cena non si rinnova nessuna mattanza sacrificale come si insinua nel film la Passione di Mel Gibson, secondo il concetto di Paolo che Gesù è morto una volta per tutte e non muore più. Ecco perché nella chiesa delle origini Paolo faceva celebrare la cena del Signore nella case private e la chiamava “Frazione del pane”. Tutti ne mangiavano e tutti lo distribuivano ai bisognosi. I protestanti qui dissentono dai cattolici perché la messa di questi sarebbe si ‘un mangiare il pane, ma soprattutto un conservarlo per adorazione e processioni. Affermazione questa condivisa anche dalla teologa cattolica Cettina Militello, direttrice dell’Università Marianum. E poi c’è un secondo aspetto: la presenza i Gesù nel pane della messa. E si ricorrere a terminologie della filosofia greca, come transustanziazione, cioè il pane e il vino diventano corpo e sangue di Cristo. Mentre per i protestanti o la maggioranza di essi si parla di consustanziazione, cioè il pane e il vino significano, sono simbolo della presenza di Gesù. Sull’esempio degli anelli degli sposi: prima del rito sono semplice metallo, dopo il rito e la promessa diventano simbolo ufficiale dell’amore. E c’è anche un terzo aspetto. I cattolici affermano che la festa si santifica con l’andare a messa e tutte le domeniche Certo Mosè nel terzo comandamento ordina di santificare le feste. (Es.20,8) Al che l’obbiezione: solo con la messa si santifica la festa? Non con la cena del Signore? Non con altre modalità religiose? Quando Gesù dice “Fatelo in memoria di me”, intende tutti i giorni, tutte le domeniche, oppure ogni qualvolta vi radunate indipendentemente dal ritmo di tempo fatelo in memoria di me? In chiesa, in cattedrale, in casa privata, in giardino, in montagna, in trincea, in un campeggio, Gesù non codifica. Per non dimenticare la storia, l’obbligo della messa domenicale sotto pena di peccato non proviene da Gesù ma da certo S. Antonino di Firenze e dal suo catechismo nel 1459. E c’è un quarto aspetto: il deputato a celebrare la messa. Certo fra i cattolici il prete viene riconosciuto come colui che dice messa e ad hoc consacrato. Per i protestanti invece la santa Cena può essere presieduta anche da un laico, maschio o femmina, deputato a ciò ovvio attraverso una preparazione culturale e un comportamento di vita adeguato. Secondo quanto dice Pietro(1-2,9) sul sacerdozio universale dei fedeli. Ciò che avviene oggi nel cattolicesimo, specie per la diminuzione del clero, questo ricercare spasmodicamente preti dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, dalle Dolomiti all’Aspromonte, allo scopo di garantire un prete che celebri la messa in un battibaleno, che poi magari deve scappare a ripetere in 25 minuti lo stesso rito altrove, come finanziere di Dio, senza vivere costantemente fra la sua comunità e per la sua comunità’, pone interrogativi. Non si potrebbe alternare messa cattolica e Santa Cena protestante? Non si potrebbe valorizzare la liturgia della Parola diretta da un laico preparato? Recentemente un Vescovo durante la predica disse: ”il vero cristiano è colui che va alla messa tute le domeniche”. Forse avrebbe dovuto aggiungere: colui che attraverso la messa condivide fuori della messa il pane, il denaro, il tempo, la fatica, la solidarietà con gli ultimi. Diversamente si cade nel vuoto pietismo, come si ebbe a leggere in un recente volantino distribuito alle porte di una chiesa italiana: “La messa rinnova il sacrificio della croce, trattiene la giustizia divina, diminuisce l’impero di satana, si da’ più onore a Dio con una messa che non con tutte le virtu’ eminenti di giustizia praticate sulla terra, si merita di più ascoltando una messa che con il distribuire le proprie sostanze ai poveri, l’omicidio è un grave peccato, ma più grave è tralasciare la messa perché si disprezza Dio, alla fine della vita si riceverà la visita di tanti santi quanti sono state le messe ascoltate, la messa preserva dai pericoli e dalle disgrazie e con essa vengono pure benedetti gli affari e gli interessi personali.“ Con tali voli pindarici e poco realisti come meravigliarsi se la gente non va più a messa? Ultime statistiche: il 25% in Italia, il 15% in Nord Italia. Certo questa pubblicità non è l’unica causa, ma una concausa, che dipende unicamente dal clero cattolico. Un fatto è certo: che la commissione indicata da Papa Francesco e presieduta dal Cardinale Kasper il 21.12.17 per studiare il progetto di una messa ecumenica non avrà compito facile. Non mancheranno gli amanti della tradizione a impetrare:” O Signore liberaci da tanto caos”.
Autore:
Albino Michelin
23.01.2018
Autore:
Albino Michelin
23.01.2018
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