sabato 19 giugno 2021

PERCHÉ LE FEDI ALTERNATIVE ESCONO DALLA CHIESA

Oggi si incontrano sempre più persone che deluse dalle religioni tradizionali dogmatiche emigrano verso i gruppi esoterici. Come noto l’esoterismo è un’esperienza millenaria che va dalle pratiche più mistiche a quelle più aberranti come il satanismo. Ma non è quest’ultimo che qui si vuole affrontare. L’occasione ci viene dal “Fiat Lux” (si faccia luce), gruppo un po’ esoterico, un po’ setta, localizzato in Svizzera, la cui fondatrice e profetessa Uriellla (anagrafe Erika Bertschinger) è deceduta il 24.2.19. Originaria di Egg (ZH), ha diretto la sua comunità, composta all’incirca di un centinaio di persone, con mano forte, all’interno della quale aderenti animati da una grande emotività spirituale, anche se talvolta pur con il miraggio della vita eterna, non disdegnano il marketing. In effetti negli anni passati fu messa in piedi una causa di 625 mila frs.per evasione fiscale. Non ostante ciò i membri praticano un regime di vita austero, abolizione dell’alcool, sesso tabù, rinuncia a medicine commerciali e minaccia della perdizione eterna. A titolo di curiosità questo caso fa venire in mente anche quello della nota conduttrice televisiva europea, la svizzera ticinese di Sorango Michelle Hunziker, la quale a 23 anni, apparente causa alopecia, caduta di capelli, in verità per seria depressione, entrò nella setta pugliese” Guerrieri della luce”, più gentilmente detta “Associazione Gelsomino”, condotta dalla maga pranoterapeuta Clelia (anagrafe Giulia Berghella). Per 4 anni autoprigioniera della setta si sottomise ad una vita austera, pure con astinenza sessuale e rilevante dipendenza finanziaria se ne uscì più tartassata che non all’inizio e dovette accedere agli esorcisti Frate Elia e allo scacciadiavoli canonico P. Amorth (+2016) per riacquistare la sua normalità. In Svizzera abbiamo una elevata diffusione di questi gruppi, con il numero più alto di aderenti d’Europa, circa cento mila. Una domanda però è legittima: come mai in questa terra del benessere tanta gente accede all’esoterismo? Probabilmente perché non si sopportano troppo le religioni a forma istituzionale, strutturate e rituali. Si desiderano gruppi di limitate dimensioni e dalle relazioni umane più immediate. Indubbiamente c’è anche un paradosso: si esce da un sistema religioso rigido e si entra in altro forse più rigido ancora, dove viene esercitato uno stretto controllo ed esclusione dei contestatori. Forse il motivo è sentimentale spirituale ed interiore che nelle altre religioni si ritiene introvabile. Per cui si può tentare una definizione: “dottrina spirituale interiore ed in parte segreta, accessibile agli iniziati. Allo scopo di sentirsi bene in una esaltazione interiore”. Si sa che ogni inizio di religione presenta una componente esoterica, cioè gruppo limitato, animato da un “illuminato”, con alcuni principi orientativi. Per raggiungere una maturazione interiore acquisendo sempre più esperienze spirituali in alternativa a quelle materiali. In fondo l’autentico esoterismo è il richiamo all’interiorità, bellezza della verità riscoperta in sé stessi, cuore dell’essere umano, tutti aspetti oggi scomparsi nella nostra civiltà consumistica. Per cui molti preferiscono darsi ai gruppi esoterici, come noto in genere d’importazione orientale. Non possiamo dire qui che il taoismo, lo sciamanesimo, l’occultismo, siano il degrado dell’esoterismo, come non lo erano necessariamente i misteri dell’antichità. Comportano essi pure degli aspetti importanti che possono giustificare l’adesione degli adepti. E’ indubbio che i gruppi esoterici siano il segno più minaccioso per le religioni ufficiali ma sono anche la dimostrazione che queste talvolta intristiscono troppo nei loro ritualismi e formalismi. Anche la religione cristiana inizialmente era una comunità esoterica. Cioè Gesù ha cominciato con un piccolo gruppo. Spesso radunava i pochi discepoli, confidava loro i misteri del Regno di Dio, li riuniva in disparte, saliva con loro sulla barca, selezionava qualcuno per ascendere al Monte Tabor, raccomandava di non parlare con nessuno e di tenere il segreto. Era una formazione all’interiorità e al senso del mistero prima di andare a divulgare ogni tipo di messaggio. Dell’esoterismo non bisogna per principio diffidare. Su di esso dal 1950 vi è stata una fioritura di studi in modo particolare per opera di Mircea Elide, con conseguente istituzione di cattedre universitarie. E’ anche possibile che per molti si faccia confusione con la magia, l’alchimia, l’astrologia, la cartomanzia, la chiaroveggenza e pratiche del genere, ma pure tutto ciò può avere un legame se pur minimale con l’esoterismo nel senso di ricerca del sacro, comunicazione col divino. Il divino è la nostra materia connettiva, rinnegarlo ne va dell’umano. E anche i simboli, siano essi ufficiali o meno, contengono inconsciamente lo stesso anelito. La croce, la svasta, amuleti, talismani potrebbero essere un tentativo inconscio di proiettarsi nell’universo sacro. Non si tratta qui di voler sacralizzare tutto e tutti, quanto piuttosto di trovare il positivo anche in apparenti stranezze. Come dice una canzone di D’ André:” dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”

Autore: Albino Michelin 24.05.2021
albin.michel@live.com

venerdì 18 giugno 2021

PURGATORIO: NO AD UNA ORRIPILANTE SALA D'ASPETTO

Dal Ticino mi è pervenuta la seguente sollecitazione a firma di Maria Luisa Flechtener-Balestra:”Del Purgatorio so poco, so solo che è costato caro alla sempre fragile unità dei cristiani. Quando nel 1500 qualcuno pensò di fare soldi vendendo indulgenze, molti fedeli del nord Europa li investirono per l’aldilà con la speranza di salvare se stessi e i propri cari defunti. Lutero reagì avendo parecchie ragioni per farlo. Ne venne fuori il protestantesimo, l’ennesima odiosa lite fra i cristiani. Non voglio entrare nelle dispute teologiche di chi pretende descrivere paradiso, purgatorio, inferno. Evito di immaginare una qualsiasi realtà dopo la morte non avendo un modello adeguato a ciò. Credo comunque nell’esistenza di un altro mondo, perché Gesù di Nazareth ne ha parlato, ma non di una orripilante sala d’aspetto. Altra cosa invece è pregare per i defunti, un modo di aver presenti le persone che continuiamo ad amare e quelle alle quali dobbiamo chiedere perdono”. (Bellinzona 20-5-21 M. L. Fl.) Sul purgatorio esiste una dovizia di devozioni, chiese del suffragio, sacelli lungo le strade con murali dipinti di anime straziate dalle fiamme, e macabre descrizioni. Qualche cenno tra una infinità. Il 18.7.1251 certo Simone Stock ha la visione della Madonna del Carmine che promette di liberare le anime dal purgatorio il primo sabato dopo la morte a patto che si indossi lo scapolare, sostituito poi col tempo dalla medaglietta al collo. Ci voleva anche il poeta Dante che nel Purgatorio (1316) per quanto romanzato caricasse la memoria collettiva con la descrizione di umani sotto atroci sofferenze a bruciare, rivestiti di abiti di nailon cuciti con fibre di vetro. E il 13 maggio 1917 la Madonna di Fatima alla domanda di Lucia dove fosse la cugina Amelia morta all’età di nove anni rispose:” In purgatorio fino alla fine del mondo.” Un bel messaggio di misericordia, se fosse vero. E la mistica calabrese contemporanea Natuzza Evolo di Paravati Mileto (1926-2009) riceveva in casa invasioni di defunti che le chiedevano celebrazioni di tante messe per essere liberate da immani dolori. Giova subito dire che Gesù nel Vangelo di Purgatorio non parla mai. Nella Bibbia ci sono due affermazioni che vengono un po’ forzate in questa direzione. In 2a Maccabei (12,43) quando uno dei fratelli raccoglie offerte per portarle al tempio in memoria dei caduti in battaglia, e in Paolo (1Cor.3 15) quando accenna che gli imperfetti si salveranno come attraverso il fuoco. Ma poi nulla. Se non qualche documento: 1190 concilio di Lione, 1439 concilio di Firenze, 1563 Concilio di Trento. O nel catechismo (1992) al nr.1030 che le anime ree di colpe veniali vengono purificate dopo la morte, non citando più l’esistenza di un luogo, ma di una condizione dell’anima. Il problema sorge sulle modalità. E qui si può finire nel degrado. Si parla di penitenziario, di detenzione, luogo degli orrori, orripilante sala d’aspetto. Premesso che pregare “con” i defunti è sempre un gesto di solidarietà, di affetto, di comunione fra di noi che siamo incammino e coloro che a Dio sono già arrivati. Ed inoltre nella convinzione che esagerazioni e speculazioni si denaro attorno alle messe e sulle indulgenze non mancano. Quello che ha giustamente irritato Lutero è iniziato con la “Taxa Camerae” di Leone X nel 1517 in cui pone un tariffario per il perdono dei peccati e come conseguenza anche per la liberazione delle anime dal purgatorio. Ecco l’affermazione:” Si acquistano più meriti per i vivi e per i defunti ascoltando una messa che non distribuendo tutte le sostanze ai poveri”. Ovvio che da qui molti iniziarono a fare pure testamenti e dare i loro beni alle chiese, al clero per la celebrazione di messe, anche perpetue per tutte la vita a suffragio delle anime del purgatorio. E siccome il troppo storpia circolarono pure delle barzellette tipo:” I preti fan bollire la pentola con le fiamme del purgatorio.” Va preso atto che la messa è gratuita come disse papa Francesco il 17.9.20 e che se qualcuno volesse offrire un contributo questo vada per le necessità dei bisognosi, per le missioni, per il terzomondismo. Inoltre andrebbe evitato un certo egoismo ordinando messe per i “propri” morti, come se gli altri non esistessero e fossero estranei alla comunità umana. Un caso per tutti? Venerdì 23 aprile ennesimo viaggio della speranza: nel Mare annegarono 130 profughi. Nelle messe della domenica successiva, al momento della memoria dei defunti si sono sentiti citare i soliti “Oronzo, Totò, Cettina” e simili dei nostri famigliari, ma nessuno o raro che abbia fatto celebrare una messa per le vittime del mare. La domenica 16 maggio u.s. si veniva da una settimana Striscia di Gaza con 212 morti nel dissidio Israele-Palestina, bambini innocenti e donne, ma si continuò con la memoria dei propri pochi defunti nell’oblio del mondo cui apparteniamo. Lo scritto della signora Flechtener colloca il purgatorio nella sua giusta dimensione. Non un mercanteggio per uscire dal parcheggio degli orrori, ma la memoria e delle persone cui dobbiamo chiedere perdono e per un ulteriore esperienza della solidarietà cristiana ed umana fra immanenza dell’aldiquà e trascendenza dell’aldilà

Autore: Albino Michelin 15.05.2021
albin.michel@live.com

giovedì 17 giugno 2021

LE CROCIATE DELLA CHIESA: DA EVENTO STORICO A IDEOLOGIA

L’aspetto più convincente della religione di Gesù è che egli non si arruolò un gruppo di fanatici per diffondere il suo vangelo ma lo affidò alla carica spirituale dello stesso messaggio e alla testimonianza appassionata dei suoi annunciatori. Gesù racconta nella parabola di Marco:” Il regno di Dio è simile ad un granello di senape che quando viene posto nel terreno è il più piccolo di tutti i semi, ma poi cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e con rami così grandi che tutti gli uccelli vengono a fare il nido”. (4,30-32). Chiaro il messaggio: la diffusione del Vangelo ha da basarsi sulla forza interiore dell’amore e non sull’asservimenti e la schiavitù dei destinatari. Questo spirito ha animato il cristianesimo dei primi secoli finché cominciarono le spedizioni per la liberazione del santo sepolcro di Gerusalemme, dal 637 in poi occupato dai musulmani. Inizialmente erano caratterizzate piuttosto in forma di pellegrinaggi pacifici e disarmati, diventate poi crociata armata, con la prima guidata dal papa Urbano II (1096-99). Da allora la diffusione del Cristianesimo ebbe anche una pesante componente di sacra violenza, certo con importanti eccezioni, ma troppo minoritarie. In questa logica si situa la dichiarazione di Papa Nicolò V ad Alfonso re di Spagna:” Nella pienezza della nostra potestà apostolica concediamo piena e libera facoltà di invadere, conquistare, espugnare, debellare e soggiogare saraceni e pagani ed altri nemici di Cristo dovunque siano, nonché regni, ducati, principati, domini e possessi mobili ed immobili da essi dovunque posseduti riducendo gli abitanti in perpetua schiavitù”. (Dum Diversas 1452). Di qui il motto dei conquistadores cristiani contro gli infedeli: “o battesimo o morte” e le condanne al rogo con frati che sbattevano il crocefisso sulla bocca dei moribondi per obbligarli alla conversione. Retaggio pesante che rimase tenace nel dna della chiesa anche se scemando di eccessi, ma pure oggi esistente nell’inconscio di molti. Entrato come ideologia per contaminazione nelle varianti sia di carattere religioso come politico-sociale. Spirito di crociata si è avuto nella difesa dello Stato Pontificio contro gli anticlericali fautori dell’unità d’Italia anni 1860-70, nella guerra civile spagnola a sostegno del dittatore Franco 1936, nelle leggi ariane di Mussolini 1938, nei crimini nazisti dello stesso periodo con i forni crematori dal razzismo scientifico contro gli ebrei, gli omosessuali, i disabili mentali. Spirito di crociata quando nel 1943 si fondò ufficialmente la Democrazia Cristiana con l’emblema identitario della croce scudata (i nuovi cruce signati di Goffredo di Buglione) e la scomunica dei comunisti. Però non è oggi da tralasciare una forma di divulgazione del vangelo pure antievangelica, basata non tanto sulla violenza delle armi ma sul terrorismo psicologico ed è la crociata mariana. Premesso che la Maria del Vangelo è figura mirabile, parla pochissimo, quasi mai, interviene una sola volta e per togliere d’impaccio due sposini, medita sempre in cuor suo, mirabile esempio d’interiorità. Oggi si divulga il logo” a Gesù attraverso Maria”, anziché” a Maria attraverso Gesù”. Nel Vangelo Maria brilla di luce riflessa, ma la crociata mariana le garantisce un primo piano in una vera guerra santa. In modo particolare attraverso radio private tipo Radio Maria, autodefinitasi regina della pace, sorta nel 1982, ricca di donazioni anche testamentarie, anticipata garanzia del Paradiso, con 2 milioni di euro di sovvenzioni statali in tre anni, con circa 900 emittenti, 3 milioni di ascoltatori al giorno ed altro. Lasciamo la parola a molti teologi contemporanei fra cui P. Maggi.” L’attuale crociata mariana raccoglie tutto il ciarpame ed il marciume della teologia sepolta per 1500 anni. La chiesa con essa anziché evangelizzazione fa terrorismo psicologico per sottomettere le persone all’idea di un Dio spietato. Il messaggio della misericordia, struttura portante del Vangelo di Gesù, viene sostituito da madonne minacciose, che mostrano l’inferno stipato di disperati, con imminenza di terremoti, guerre carestie pesti come la covid 19, mandate dal figlio Gesù per convertire il mondo. Loro basta la creduloneria, richiamando a riti e a pratiche mummificate. Con una pioggia di pseudo apparizioni madonne loquaci giramondo, che affidano misteriosi segreti a persone di ogni genere, che non cessano di versare lacrime anche di sangue da statue di ogni continente…” E attorno a questa crociata tutta una galassia di gruppi e adepti minori: “L’Immacolata vincerà” con lo striscione sbandierato tutte le domeniche in Piazza S. Pietro, “Cristo regni”, il trinomio” Dio, patria, famiglia,” Il Popolo della famiglia”, la “Nuova Bussola” ed una miscela di crociati provenienti da gruppi meno fanatici quali movimento dello Spirito, rinnovamento carismatico, neocatecumenale ed altri sullo stesso orientamento come Opus Dei, Comunione e Liberazione. E la chiesa istituzione oggi su questo argomento? Dopo l’ultimo ventennio del secolo scorso di Wojtyla e Ratzinger con la loro crociata contro il risveglio teologico abbiamo in Papa Bergoglio un ritorno al Gesù della nostra parabola. Basti ricordare fra gli innumerevoli gesti emblematici quello del 12.4.2019 in cui bacia i piedi ai nemici della prima crociata del 1096, cioè ai leader musulmani del Sudan e alle innumerevoli espressioni:” Oggi il vangelo si diffonde non con il proselitismo, ma con la testimonianza.”

Autore: Albino Michelin   12.05.2021
albin.michel@live.com

mercoledì 16 giugno 2021

CONTRO LA PANDEMIA UNA MARATONA MONDIALE DI ROSARI

A mali estremi estremi rimedi. Così viene pensata l’iniziativa su scala continentale del rosari recitati ogni sera del mese di maggio 2021, alle ore 18, promossa dal dicastero Nuova Evangelizzazione, Presidente Rino Fisichella, supportata da vari gruppi come L’Immacolata vincerà, e sostenuta da papa Bergoglio. Ogni sera un santuario diverso dal Vietnam al Sudafrica, alla Norvegia, al Sudamerica. 31 Santuari quanti sono i giorni che compongono il mese di maggio. Iniziativa divulgata attraverso i canali di radio vaticana, e quindi accessibile a tutti i possessori di uno smartphone. In ogni santuario uno scopo in successione, per i famigliari dei defunti virus, per i disoccupati, per i senza tetto, per il corpo sanitario, per i migranti, per gli anziani. ecc. Un significato planetario e intergenerazionale. Scopo:” Che il Signore fermi la pandemia e permetta la ripresa delle attività lavorative e sociali”. Diciamo subito che la pratica della preghiera è fondamentale in tutte le religioni, sia pure con formule e modalità diverse. I cattolici con il rosario di 150 avemarie, gli ebrei con i 150 salmi, i musulmani con una corona di 90 grani, gli induisti con l’antichissimo mantra meditativo. Nessuno si sogna di mettere in discussione l’importanza della preghiera. Anche agli atei nei momenti di emergenza sfugge l’invocazione ” Oh Dio-mamma”. Questa maratona ha un nobile intendimento ma non poteva evitare anche delle osservazioni da parte di molti credenti. Oltre a chi la definisce un assurdo, un intervento significativo è quello del teologo Vito Mancuso, al quale si deve essere grati perché ha tempo e coraggio di pensare per chi tempo e modo di pensare non ne ha. Egli scrive: “pregare perché Dio intervenga a fermare la pandemia è spiazzante, è mercanteggiare con il Creatore”. Diamo qui subito voce a questa obbiezione. Spiazzamento e mercanteggio in quanto ci riporterebbe ad una mentalità preistorica, (nessun si offenda) o infantile. Il bambino dà a topolino e paperino dei modi di parlare, agire e interagire a misura di bambino. Per un bambino Dio è come babbo natale, un anziano dalla barba bianca e fluente, che porta nella bisaccia regalini ai bravi e carboncini ai cattivi. Questa immagine riferita all’infanzia della nostra civiltà si chiama concetto antropomorfico di Dio. Cioè dare alla divinità suprema della qualità e comportamenti umani. Quindi per i filosofi greci Dio era il primo motore, residente nell’iperuranio, con messaggeri (angeli) guardiani nei singoli pianeti. Giove dio del sole, Marte dio della guerra, Venere dea dell’amore, Saturno dio delle acque e di seguito. Residuato rimasto ancora oggi allorché molti si appassionano nell’astrologia o segni zodiacali a leggere il loro destino. L’ immagine del Dio antropomorfico è stata presente per lungo tempo nel cattolicesimo, ma in parte come prassi è presente nelle anime semplici pure oggi. Dio quasi come chauffeur dell’universo, condottiero della quadriga di questo mondo, che apre le cataratte del cielo per la pioggia e le chiude per il sole, e desige processioni in caso di inondazioni, di siccità, invasioni di cavallette, insomma un dio mitologico. E’ arrivata da qualche secolo la scienza che ha demitizzato tutto, ha fatto un grande servizio alla religione e alla divinità, ha liquidato un certo dio. Un dio è morto. Ma c’è ancor a qualcuno che lo risuscita e quindi con terrorismo psicologico continua a sostenere che Dio manda terremoti, guerre, pestilenze e quant’altro. Cose tutte che vanno imputate alla noncuranza e alla colpa dell’uomo. Sembra comunque che certi “profeti” di chiesa ne abbiano bisogno come del pane. C’è stato anche recentemente in occasione del terremoto dell’Umbria e dell’attuale pandemia chi è tornato al linguaggio del dio mitologico. Con radio Maria anche M. Camisasca vescovo di Reggio Emilia il quale predicò che Dio si serve del male per convertirci, cui però il filosofo su citato rispose: “intervento immorale e disumano questa strumentalizzazione della sofferenza umana”. Se consideriamo le pesti del passato, quella nera del 1346-52, con oltre 20 milioni di morti, o quella spagnola del 1918-20 con 50 milioni di infetti, la peste se n’è andata per esaurimento, nascita, vita, crescita, morte del virus. Anche la famosa peste di Milano del 1630 in cui il Cardinal Federico ha dovuto interrompere la processione perché con quell’assembramento sacro la peste ha ripreso per un anno. Surreale certo la visione di papa Francesco che nella piazza di S. Pietro deserta il 27.3.20 solitario va a baciare il crocefisso di S Marcello, pregato dai romani nella peste del 1522, ma cessata solo l’anno seguente. E’ qui però che dobbiamo innestare il significato, l’importanza, la necessità della preghiera: se non serve a fermare la peste, allora domanda di fondo, a che serve la nostra maratona del rosario 2021? Serve molto e per diversi motivi. Anzitutto per riscopre tutti insieme, uomini dei vari continenti, il senso della vita. Che significa capacità di interiorizzazione, di ascolto, di sostegno, di solidarietà reciproca universale, far riemergere la nostra spiritualità minacciata dallo stress, il non senso degli scontri, delle concorrenze, siamo tutti nella stessa barca. E anche l’esistenza di un essere superiore cui potremmo pure rivolgerci come Giobbe talvolta aggressivo, tal’ altra appassionato. O come Gesù che lo chiamava padre da cui non è stato liberato, ma accompagnato nella morte di croce, e ci ha fatto capire che Dio è per un’altra dimensione. Che la preghiera non ha solo valore personale ma anche sociale, luce allo spirito, riposo al cuore, forza alla volontà. Che non cambia la realtà alla nostra misura, ma cambia la nostra misura di fronte alla realtà. La preghiera insegna con un saggio del 1300 che Dio non ha mani, non ha piedi, non ha occhi. Ma ha le nostre mani perché nel 2000 ed oltre impariamo a vincere la pandemia usando le mani non per espropriare il creato ed esaurirlo ai nostri interessi, per agglomerati abitativi, cementificazione, inquinamento, costruzione di armi e ordigni di morte. I nostri piedi sono quelli di Dio, non per andare a colonizzare, a invadere, a saccheggiare territori altrui, ma per portare cibo, acqua, medicina. I nostri occhi non soltanto per vedere, ma per guardare, penetrare, intuire, empatizzare con i bisogni altrui, solidarizzare, per estrarre dal creato anticorpi che servano alla nostra sopravvivenza gioiosa, perché questo virus od un prossimo potrebbe sempre abitare fra di noi. Non è possibile abolire la preghiera ma aggiustarne il tiro: non per mercanteggiare e ricevere miracoli da Dio, ma per compierli noi stessi perché ne abbiamo dentro di noi anche se ignorate le potenziali capacità.

Autore: Albino Michelin   05.05.2021
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mercoledì 19 maggio 2021

RIFORMA DELLA MESSA E DEL MESSALE: LA PAROLA ANCHE AI FEDELI

Ricevo dal Piemonte a firma di Giancarlo Martini:” Da laico stranamente interessato alla liturgia sono preoccupato personalmente per il modo con cui si guarda al nuovo messale e cioè solo a ciò che norma e regola e in modo cogente l’azione liturgica e non come eventuale modello che stimoli la creatività delle varie comunità celebranti. Parlo di comunità celebranti, mentre anche il nuovo messale non mi pare favorisca una presenza davvero partecipe dell’assemblea. Il celebrante di fatto secondo le rubriche continua ad essere identificato con chi presiede. Grazie” (Verbania 16.2.21). L’osservazione non scopre l’acqua calda perché è da tradizione immemorabile che i laici siano tenuti estranei alla concelebrazione della messa e finalmente solo qualcuno come lo scrivente noti la contraddizione. In effetti anche il documento ad hoc del Concilio ultimo 1965 raccomanda che i laici non siano assistenti passivi, ma partecipino attivamente (III,48). Ovvio che tale partecipazione non dovrebbe limitarsi ad una decina di movimenti corporei, in piedi, seduti, in piedi, in ginocchio e a passivo silenzio di ascolto e adorazione. Distanza anni luce dalla concelebrazione delle prime messe condivisione di Paolo. A scanso di equivoci non significa che tutti fanno tutto ma che la comunità celebra attraverso la rappresentanza del sacerdote. Dopo mesi di sperimentazione nuovo messale e rito vengono inaugurati ufficialmente la domenica di Pasqua 4 aprile 2021. Intanto una premessa notata da molti esperti: ci sta sotto un peccato originale, cioè che traduzione e riforma sono stati eseguiti senza interpellare le varie conferenze cattoliche nazionali e quindi il tutto centralizzato nella Curia vaticana romana. E bene fa papa Bergoglio ad obbligare le varie nazioni a costituire organismi sinodali con assemblea periodiche per studiare i problemi della chiesa e decidere in modo più assembleare e capillare con delle variabili secondo le esigenze locali. Negli ultimi mesi a scopo conoscenza tentai di organizzare in località sparse degli incontri e sollecitare l’opinione dei laici praticanti o occasionali sulla ricezione di tale novità, premettendo una lettura completa del testo della messa. In sintesi dalle osservazioni di circa un centinaio di persone sono emerse tre direttrici: 1) Autocolpevolizzazione, con ripetitività quasi ossessionante 2) Insistenza eccessiva sulla messa quale sacrificio di Gesù sulla croce 3) Poco ottimismo nell’ annuncio del vangelo quale messaggio di gioia. Qualche dettaglio al punto 1). Appena si entra alla messa subito la confessione, peccatori senza sentirsi accogliere con un benvenuto. Un “Signore pietà” e corrispondenti formule ripetute durante il rito per una decina di volte. Al punto 2) le osservazioni più marcate. Ma quante volte deve morire Gesù in croce se ogni messa ne è la ripetizione? Come possibile che Dio abbia voluto la di lui morte per venire soddisfatto dai peccati dell’umanità? Qui va opportuna una risposta. Anzitutto Gesù non muore in croce ad ogni messa. In effetti Pietro scrive: “Gesù è morto una volta per tutte” (1°,1,8). E’ vero che nella messa in diversi canoni si legge, come nel IV “Padre guarda con amore la vittima che tu stesso hai preparato”. Indubbiamente modo intenso per esprimere l’amore infinito di Dio nei nostri confronti, però non coinvolgiamo alla lettera Dio in una mattanza, o in un infanticidio. Comprensibile se la formulazione si rifà al costume degli antichi patriarchi e faraoni che richiedevano sacrifici umani a protezione divina sulla nuova città. Certo che nell’ultima cena Gesù sapeva di andare incontro al martirio non in quanto voluto da Dio, ma in quanto conseguenze delle sue scelte, rinunciare alla vita piuttosto che alla sua missione. Invece la nostra messa “dovrebbe” essere un memoriale, un ripresentare, non un ripetere la morte di Gesù Così il Concilio Ecumenico 1964 (III, 47) che ammorbidisce le polemiche con i protestanti al Concilio di Trento (1564) E’ per questo che fuori d’Italia la maggioranza dei sacerdoti sostituiscono la formula centrale” questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi” con l’altra “in amore per voi”. Al punto 3): poco ottimismo. Certo che vi è una grande differenza tra le prime messe di Paolo, chiamate cene del Signore o condivisione del pane e della vita con le nostre quando ad ogni messa seguiva la mensa. Oggi si ha molta difficoltà a celebrare la messa al di fuori del luogo sacro, in famiglia, all’aperto con i giovani, con interventi ed esperienze comunicate insieme. Per non dire di certe letture dell’antico testamento come quelle che incitano a sterminare gli infedeli, o dove si declama un Dio autodefinitosi geloso che punisce i peccati dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione. (Es.20,3-5). Quando invece sarebbe arricchente e convincente sostituire anche con qualche brano di laici profeti esistiti in ogni tempo e pure attuali. Queste alcune osservazioni in risposta alla richiesta di G.M. che si definisce laico stranamente interessato al coinvolgimento della comunità nella messa, quando in vece ha espresso un suo diritto e quello di tutti. Non sembri una banalizzazione del divino, ma il tentativo di avvicinare il divino all’esperienza di tutti.

Autore: Albino Michelin   27.04.2021
albin.michel@live.com

lunedì 17 maggio 2021

ROSARIO LIVATINO SICILIANO PRIMO BEATIFICATO MAGISTRATO ANTIMAFIA

La cittadinanza di Canicattì, grosso borgo nell'agrigentino, può andarne fiera e questa volta alzare orgogliosamente la testa. Il 9.5.21 viene fatto beato un suo concittadino ucciso il 24.09.1990 all'età di 38 anni sulla strada Caltanissetta Agrigento da quattro componenti della stidda (=stella), organizzazione criminale di tipo mafioso. Due dei quattro killer erano residenti in Germania facenti professione pizzaioli. Finalmente qualcosa di pulito senza sempre sentirci inondati dai soliti processi di primo, terzo, ennesimo grado. Un testimone eroico della giustizia e della Verità, una volta tanto con la V maiuscola. Rosario nasce il 3.10.52, a 23 anni si laurea in giurisprudenza, a 26 diventa magistrato presso il tribunale di Caltanissetta, a 27 giudice a latere. Appena trentenne inizia ad indagare seriamente su criminalità, tangentopoli, e sui modi di finanziamento operato dalla regione Sicilia. Svolge indagini sulla mafia locale e interrogazioni a diversi politici operando anche la confisca dei beni ai malavitosi. Troppo onesto nel suo lavoro non poteva continuare indenne e fu assassinato. Naturalmente seguirono i soliti lunghi discorsi sulle responsabilità dei superiori del giudice eliminato. Anche Borsellino e Falcone, destinati nel 92 alla stessa sorte, denunciarono l’assenza dello Stato. L'anno seguente l'allora presidente della repubblica Francesco Cossiga definì" giudici ragazzini" una serie di magistrati neofiti impegnati nella lotta contro la malia. Affermazione modestamente alquanto spregiativa che la più alta carica dello stato poteva forse risparmiarsi. Nel 1993 si è iniziato a raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione, inviate definitivamente al Vaticano, dicastero Cause dei Santi nel 2018. Certo da tutti e in modo imparziale si riconobbe la statura morale e religiosamente coerente di questa persona. Non semplicemente per il fatto della sua frequentazione alla messa tanto da portarsi appresso l’appellativo di santocchio, ma per la sua testimonianza professionale senza protagonismo esibizionista. Il 18.7.1978 quando pronunciò il suo giuramento di magistrato con molta lucidità pregò:" che Dio mi aiuti a rispettare e far rispettare la legge. Fede e diritto sono due realtà interdipendenti a contatto e confronto vitale e indispensabili. Scegliere è una delle cose più difficili, per decidere rettamente e ordinare con coscienza si deve trovare un rapporto con Dio." Ed in altra occasione disse:" quando dovremo morire nessuno e nemmeno Dio ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili con la nostra onestà".  Allorché le minacce mafiose si fanno sempre giù pressanti e l’ambiente borghese che lo circonda sempre più ostile egli non reagisce da superiore né da super santo. E sei anni prima della fine dichiara:" vedo nero nel mio futuro, che Dio mi perdoni." E per due anni si astiene dal fare la comunione in preda all'angoscia e allo sconforto. Fuori discussione, un uomo di eccezionale profilo. Come in altre occasioni anche qui inevitabile l'interrogativo: elevare una persona agli onori degli altari è ancora opportuno? Dipende anche dalla lettura che ognuno fa dell'evento: sì, se è monito illuminante ad impegnarsi nella propria professione con dedizione e trasparenza. L'esperienza cristiana non esime nessuno dalla correttezza e talvolta dall'eroismo deontologico cui è obbligato ogni cittadino e ogni politico che si dichiari (non tanto cattolico quanto) credente. É qui viene appropriata la definizione di "Levatino martire della giustizia e indirettamente della fede”. E allora si capisce questa beatificazione senza tanti fuochi di artificio, frutto del coraggio e tenacia di una fede laica. Rilevante è stata ovviamente la filmografia a sua memoria. Fra la decina di film basti citare quello di A. Robilant" Il giudice ragazzino". Questo evento ci offre l'occasione di porre alla Chiesa istituzione attraverso la Congregazione Causa dei santi alcune domande per una sollecita riforma richiesta da papa Bergoglio con la decardinalizzazione di G. Becciu, da lui decisa il 24.9.20. Perché non avere la stessa attenzione per la santità laica di altri esempi, tipo L. Martin King, D.-Bonhoeffer, ed infiniti altri, seppur di diversa religione? Che cosa hanno costoro di meno dei santi cattolici? La fabbrica dei santi è solo per i cattolici, per dare al mondo la spettacolarizzazione di una chiesa wojtyliana muscolosa e trionfante? Ed ancora: che senso ha esigere (da Dio?) miracoli per beatificare una persona e poi distribuire ovunque reliquie più o meno autentiche a guisa di mercato? Non è politeismo da superare quello di adorare una quarantina di chiodi della croce sparsi nel mondo, ossicini di santi mai esistiti, capelli e latte della Madonna, ecc.? Fortuna che Livatino pare abbia operato solo un “prodigio”, e tirato per i capelli alla signora Elena Valdetara, ma non c’era bisogno, guarendola da un tumore. Però si spera che questo beato non venga “ tagliato a pezzi” e distribuito per reliquie in tutto il mondo. Sembra irriverente ma a pensarci non lo è. Ed ancora: quanta costa la prassi per fare un santo? Anche qui trasparenza finanziaria cercasi, non sottovalutando quanto accennato da Sigfrido Ranucci nella trasmissione Reporter Rai 3 del 12.4.21. Con la lettera di Fida Maria che scrive a Bergoglio di sospendere la causa di beatificazione di suo padre Aldo Moro perché vittima di discordia fra bande, con sospetto di richiesta mazzette per accelerarne la beatificazione. Papa Francesco ha capito e fa di tutto per superare le inevitabili resistenze a favore di una chiesa credibile. Intanto conveniamo con lui al riconoscimento nei confronti del nuovo beato Rosario Livatino:" Oggi abbiamo bisogno di uomini d’amore, non di uomini d'onore”

Autore: Albino Michelin   05.04.2021
albin.michel@live.com

martedì 11 maggio 2021

CENTO ANNI DI MARXISMO E DI CONVIVENZA CON IL CRISTIANESIMO

 Non si vuole per la circostanza rilanciare il partito della falce e martello contro il popolo del crocefisso e fare un comizio quanto piuttosto una considerazione dopo un secolo di marxismo, su divergenze, convergenze, reciproci influssi, quali siano i cromosomi, il DNA, il codice genetico del marxismo calato in un contesto cattolico. Anzitutto va chiarito che il marxismo non è scomparso, esiste ancora, secondo l’assioma che niente si crea, niente si distrugge. Può eventualmente restare invisibile come percorso di acqua carsica e poi ritornare a galla quando le circostanze storico-economiche lo rendono possibile per il rinnovarsi delle pressioni che l’hanno generato. Quindi più che scomparso si è trasformato ed evoluto. Anche il marxismo non è realtà dogmatica immutabile: lo dimostra la caduta del Muro di Berlino (1.11.1989), con altri fenomeni nel mondo. Esiste un comunismo bolscevico, maoista cinese, coreano, cubano, sudamericano, italiano. Tutti però fanno capo al filosofo Karl Marx (1818-1883) che nel 1867 scrisse il Capitale. In esso definisce il comunismo:” dottrina politica economica fondata sulla proprietà comune dei mezzi di produzione attraverso la lotta di classe, per un futuro di uguaglianza universale.” Allo scopo va bandita la religione, il quanto oppio dei popoli:” l’uomo ricorre alla religione perché in essa vi trova una droga e una condizione artificiale per poter sopportare le ingiustizie di qua’ e costruirsi un paradiso nell’aldilà e così sfuggire agli impegni del presente.” In effetti per Marx è l’uomo che ha creato Dio, non viceversa. Il capitalismo invece suo antagonista si fonda sulla “proprietà privata dei mezzi di produzione nella separazione fra capitalisti e proprietari nullatenenti. Per i marxisti senza pane non c’è anima, per i capitalisti produrre per il profitto e viceversa. Il capitalismo come struttura è più antico del marxismo, può risalire verso il 1400 con le scoperte geografiche e quindi con le colonie e la relativa tratta e sfruttamento degli schiavi. Per venire a noi, in Italia il comunismo come partito è stato fondato da Gramsci il 21.1.1921 e chiuso come nomenclatura il 13.2.1991, continuando poi come dottrina di sinistra riveduta e corretta con altri nomi fino all’attuale PD. Il percorso è sempre stato caratterizzato da un colpo al cerchio e uno alla botte, un piede su due staffe. Un occhio di riguardo alla chiesa da una parte e l’impegno per la classe operaia dall’altra. A riprova ne è la Costituzione italiana del 1947, stesa anche dalla Commissione comunista con Togliatti che ha inserito e approvato all’art.7 i patti Lateranensi del 1929 in cui si concede alla chiesa una serie di privilegi pure finanziari. Papa Pio XII (1.7.1949) ha scomunicato il comunismo, mettendo fuori una maggioranza di gente morta di fame, che ha pure dovuto prendere la via dell’esilio, in pratica dell’emigrazione. L’idea marxista invece ha preso quota con Giovanni XXIII e il concilio ecumenico del 1962, soprattutto rivedendo la “oppio del popolo” e orientandola chiaramente come Gesù verso un impegno sociale. Prima contaminazione in Italia fra Cristianesimo e marxismo. Ed è stata una fioritura, una nuova stagione di persone di alto profilo cristiano e di gruppi. Card. Lercaro, Vescovi come Franzoni e Bettazzi, preti come don Milani, laici come Dossetti, La Pira, Moro, comunità come quelle di base, cattolici per il socialismo, teologia della liberazione in Sudamerica, professori di università come G. Girardi e Lutte, ed una galassia di pubblicazioni. Non ostante l’era Wojtyla e il ventennio ruiniano, che volevano l’unità dei cattolici stile monolitico feudale sullo stampo dei secoli medioevali in cui vi è sempre esistita una doppia chiesa: quella imperiale a imporre e deporre imperatori, e quella pauperistica a fianco dei poveri, vedi S. Francesco. Persino recentemente abbiamo avuto il presidente della commissione europea (2014-19) C. Junker che il 12.1.2013 ebbe a dichiarare “Se l’Unione Europea non affronta la disoccupazione e il salario minimo garantito a ciascun paese dell’Europa rischia di perdere la classe operaia, per dirla con K. Marx” Che in tanto consesso si vada a citare Marx sa pressoché di rinascita. E per andare a Gesù’: fuori discussione egli non era né marxista né capitalista, però il suo impegno era diretto alla costruzione di un nuovo assetto sociale fondato sulle strutture dell’amore. Quando egli disse: beati i poveri “in” spirito non intendeva beati i masochisti, ma beati voi affinché prendiate coscienza della vostra situazione e vi adoperiate a liberare il mondo dalla povertà, come io vi libero dalle malattie, dalla fame, dalla depressione esistenziale. Senza dimenticare che le sue prime comunità, comuniste ante litteram, mettevano i loro beni in comune, modello oggi ovviamente non ripetibile, ma lo spirito di condivisione sì. Gesù non era contro i ricchi, ma contro il modo di gestire il capitale ricchezza. Certo esistono delle divergenze fra Marxismo e Cristianesimo: nello spirito, nelle motivazioni, nei metodi. Nei risultati con il capitalismo siamo alla pari, basati entrambi sulla violenza: Che il comunismo mandi in Siberia o finisca alla forca migliaia di renitenti non fa differenza con il capitalismo che per lo sfruttamento del terzo mondo fa morire di fame altrettanti milioni di esseri umani. Però fra Cristianesimo e marxismo esistono pure delle convergenze: un certo messianismo per un mondo senza classi, l’uomo al centro con i suoi diritti: “da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo le sue necessita”. E il rispetto del creato casa comune, come sostiene Bergoglio, dai cattoborghesi definito” papa cattocomunista”.

Autore: Albino Michelin   29.03.2021
albin.michel@live.com