martedì 5 settembre 2023

MICHELA MURGIA E LA FINE DELLE SCOMUNICHE

Marinella Perrone, docente di teologia alla Facoltà Pontificia S. Anselmo di Roma, scrisse dopo il funerale di Michela Murgia del 19 Agosto" E’ in una condizione dei molti credenti, che dentro la chiesa soffrono per angustia, mancanza di respiro, spesso per una adeguamento palese a stare nel tempo presente" inspirato dalla scrittrice sarda il fatto di non essere all'altezza della parola di Dio. La colpisce soprattutto in relazione alle donne. La chiesa deve fare ancora passi da gigante, ma io starei dentro e fare in modo che magari si possa andare più avanti. Credo che questo atteggiamento fosse per Michela una possibilità di ricuperare una chiesa con la quale sembrava a fatica di dover camminare. Lei scrittrice sarda sapeva creare un po’ di scompiglio. Le battaglia per diritti civili, le incursioni nella teologa e nelle sacre scritture hanno suscitato plausi e critiche e prudenze nel mondo dall'altro lato monolitico della chiesa. Il marxismo, sessantottismo, l’antifascismo nulla avevano da eccepire, o fare delle reazioni parolaie, perché lei era contro ogni forma di potere oppressivo che rifiutava. Essa viene elogiata anche dall’Avvenire il giornale dei vescovi. L’ha ricordata con articoli incoraggianti il card Zuffi con messaggio al funerale. Anche quando non era va d'accordo con Michela, sue parole, con la sua ricerca appassionata ci aiutava a trovare i veri motivi a non essere scontati e supponenti. E il teologo A. Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, riteneva che la fede è la casa comune degli uomini delle donne inquiete. Nel settore conservatori si sono levati voci di protesta. Secondo il vescovo di Ventimiglia, da sempre su posizioni arroccate e scettiche, questa va definita teologa perché apertamente contraria all'insegnamento della chiesa cattolica e del suo decalogo. Su social l’influencer Costanza Miriano, influencer, ha messo in dubbio senza incertezza la sua fede persa, anche se l'ha riacquistata all’ultimo momento, ma perderla l'aveva persa. Michela non aveva una laurea in teologia, ma in scienze ecclesiastiche, pero ugualmente si sentiva credibile di fronte ai suoi scolari con la sua capacita di elaborazione teologica che valeva, più di un baccalaureato qualsiasi. Nessuna ansia per beatificare la Murgia, ma per precisione fare teologia significa pensare la fede e sarebbe bello che ogni credente lo facesse. Chi sa se le reazioni fossero state così surriscaldate, se la chiesa non stessere attraversando un’epoca di crisi, se non fosse in corso un sinodo che discute dei termini cari a Michela Murgia se non ci fosse un papa di nome Francesco. Il quale spiega che non serve stare dentro ad una struttura fissa da crociati se è la tradizione stessa ad avere il suo fondamento nel movimento dinamico. Nel dicembre 2006 a Welbly fu negato il funerale in chiesa per interposta persona del Card. Ruini, dopo che il povero Cristo per 44 anni aveva chiesto testamenti biologico. Anche la Murgia sarebbe una da punire secondo la chiesa in quanto irregolare omosessuale querr. Sono passati 27 anni ma nessuno né vescovo né papa si permise di chiedere l’ostracismo per rispetto della persona e sulle sofferenze. E così non ci si può stupire se Michela si sentissi a casa sua, in chiesa, e per questo ha voluto il funerale religioso. Nessuno può pretendere di sputare su di lei dicendo che non evangelico, ciò rivelerebbe quale ignoranza dello spirito del Vangelo ha questa gente. Qualche momento saliente della sua vita. Nasce a Cabras il 3.6.1972 muore il 10.8.2023 per un carcinoma nel pieno delle sue attività e delle sue facoltà. Dopo le scuole dell’obbligo fa l’università, prendendo il baccalaureato in Scienze religiose, cosi raggiungere la sua carriera che è quella d’insegnare religione nella scuola superiore. Inoltre animatrice zonale dell’azione cattolica. Nell frattempo si costruisce un blog, diventa opinionista, saggista, drammaturga, critica letteraria, nel 2009 riceva il premio Campiello con il suo romanzo Accabadora, che nel dialetto sardo significa “colei che finisce” e narra di una donna che praticata il fine vita con consenso della comunità. Poi narrativa, conduttrice radiofonica a Radio Capitale, contributi televisivi come Le Odi barbariche, e a Ticino con Cliché. Forte e scomoda contro la tratta degli esseri umani e le migrazioni quando si meritò subito un duro attacco alle radici cristiane della famiglia e della patria. Essa rispose “i cattolici amano un dio bambino, ma parecchi rifiutano un dio della complessità. La sacra Famiglia è una storia di miseria, di migranti, di un Gesù bambino storicamente emarginato e schiavo. Aggiungendo che nelle chiese riformate Gesù viene considerato il risorto perché suo infantilismo deresponsabilizza ed assomiglia ai un film mitica. Il matrimonio con Lorenzo Terenzi è un gesto di contestazione da lei fatto perché lo stato italiano non riconosce la famiglia queer. - La Murgia non ha figli biologici ma ne ha 4 di adottivi che lei chiava fili de anima. Concetto molto ampio che va al di là dei legami di sangue. Raphael Luis, Francesco Leone, Michele Anghilleri, Alessandro Giammei. Ha accettato persone amiche familiare aperta così si sentiva moglie, madre, figlia, omogenitoriale. Ovviamente pero la sua produzione viene quasi tutta sviluppata dal suo libro dal titolo God save the queer (Dio salvi il querr, detto anche per disprezzo l’eccentrico o l’omosessuale. Quindi il-Catechismo femminista, l’Ave Mary-con la chiesa che creo la donna. La donna In queste opere si chiede:” Vorrei capire se la fede cristiana sia davvero in contraddizione con il nostro desiderio di un mondo inclusivo e non patriarcale o invece non si possa addirittura mostrarsi nostra alleata. Da cristiana confido nel fatto che anche la fede abbia bisogno della presenza femminista querr perché la rivelazione di Dio non sarebbe completa fino a quando ogni singola persona non si senta addosso lo sguardo generativo di Dio”. E sempre dai testi si evince che Il signore deciderà di fare un solo ovile noi saremmo sulla porta e sulla soglia pronte ad entrare. Il Correre della Sera fece l’ultima intervista 6.5.23 ed il giornalista Cazzullo si meravigliò della fede e forza di coraggio nell’affrontare la morte. Forse qui e il segreto: Quelle persone che non sperano nell’ altra vita sono morte perfino in questa.

Autore: Albino Michelin 15.08.2023
albin.michel@live.com

IL DIRITTO ANCHE AGLI ITALIANI DI MORIRE SECONDO COSCIENZA

Può succedere anche questo, una cosa che al sottoscritto non mai successo in 67 lunghi anni di sacerdozio. Ero stato incaricato di assistere un moribondo. Ammesso che sono prete valido, sia nel senso di non risultare scomunicato, né sospeso a divinis, né fuori della chiesa, né malconcio di salute, me ne vado in giro a passeggiare, e amo il calcio.
Un mattino mi telefona una signora e mi chiede di assistere sua madre in grave pericolo di vita. Ho tergiversato perché c’è poco gradimento alle autorità che un prete pensionato facesse esercizio pastorale. Ho chiarito le mie perplessità alla figlia, al che lei disse che la madre conosceva soltanto me, e quindi sarebbe stato convenienza morale che io fossi andato. E cosi feci e la paziente ne fu in cuor suo felice.
All’uscita dall’ospedale mi richiese insistentemente di poter fare la cerimonia di commiato al cimitero, le preghiere, il funerale, la messa: in pratica tutto. A che risposi che non vorrei mettermi contro l’istituzione chiesa e che avrei richiesto il benestare. Ovviamente famiglia e missionario sono residenti in Svizzera. Il giorno seguente scrissi la lettera con questo tenore.

Cara (nome noto all’autore.)
Tu mi hai chiesto di andare ad assistere la tua mamma perché non conosceva altro prete che me. Io ci sono andato volentieri. Tu mi hai chiesto se potevo fare eventualmente il funerale. Io ti ha risposto che volentieri l’avrei fatto, se permetteva l’istituzione. A parte il fatto che avrei potuto farlo anche senza di questa. A ciò tua mamma e tu intendevi il cimitero, la predica e la messa. Se il missionario del luogo vuole, o essere presente in chiesa, o può essere libero di stare insieme e dire ai fedeli una parola di circostanza. Se non fosse così io rimango al mio posto con i fedeli al cimitero, alla messa, alle condoglianze e tua madre sarà felice con questa intensità e devozione, ma non andrò in conflitto con il potere.
Tante condoglianze (firma).


Al di là del fatto, questa persona andrebbe ringraziata, è ovvio che il missionario se la sbrigò da solo. Un episodio che può significare due cose.
1) che a livello di singolo, nulla può cambiare se non ci si rimette di persona
2) perché nella chiesa e nella società si lasciano passare diversi abusi per la connivenza, per il menefreghismo della gente.
Un problema è oggi, che molti preferiscono sparire con morti banali o per cause di annegamento, incendio, di terremoti, per cui sempre viene meno l’autocoscienza personale. Cioè noi sappiamo sempre meno come fra di noi la gente scompare. Qui vengono opere di misericordia corporale. Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assettati, vestite gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
Quel che ci concerne qui è l’ultima opera, la sepoltura dei morti. E ci sono tanti modi di morire, ma tutti come atto supremo della vita. Cioè se una persona è convinta che una sepoltura non è un semplice deporre sul pavimento, che la comunione non andrà perduta nel tempo, che la tomba non è che un tramite esterno per sentirci legati con il trascendente, che il defunto non lascerà le sue cose sulla terra ma se le trasferirà nel regno di Dio, o chi si accontenta da laico di una parata di cavalli, o viene portato alla tomba con funerale civile: sempre la morte è l’atto di esistenza finale che va rispettato. Tutto questo ha significato quel gesto di insistenza da parte della figlia di quella signora defunta. E il sottoscritto avrebbe avuto il diritto di celebrare il funerale, anche se gli fosse stato impedito. Ovviamente si diranno cose da preti, ma anche agli italiani compete il diritto di morire secondo coscienza.

Autore: Albino Michelin 11.08.2023
albin.michel@live.com

lunedì 4 settembre 2023

IL BISOGNO DI SESSUALITÀ NELL'UOMO E NELLA DONNA

*La responsabilità di educare*
Gesù e stato interpellato un giorno dai discepoli sugli eunuchi. E Gesù rispose che alcuni vengono dal ventre della madre, altri si sono resi cosi a causa degli uomini, e altri per l’amore del regno dei cieli. (Matt 19). Eunuco, dal greco privo di energie, custode del letto. Si può ampliare il discorso a significare il bisogno dell’uomo e della donna di esercitare la propria sessualità, al di là della sublimazione o dell’astinenza. C’è chi si domanda se la pulsione sessuale è paragonabile alla necessita del cibo. Infatti l’uomo è onnivoro, ma non mangia di tutto, ha delle preferenze. Per vivere in armonia con la propria sessualità ci vogliono gli stessi ingredienti e fini, ma ad iniziare dalla tenera età: l’amore, la donazione di sé, l’accettazione condivisa il rispetto verso la persona, e la responsabilità dell’azione. Educarla alla propria sessualità e alla sua fruizione per la crescita della coppia. Dissolvendo pure gli ancestrali tabu. Potrebbe succedere che parte del nostro corpo venga ad essere liberato dalla schiavitù con il renderla demoniaca. Come gli antichi che sostenevano, che nella incontinenza l’abisso invoca l’abisso, Gesù invece ha invitato a strappare l’occhio e tagliare la mano, se queste sono un motivo di scandalo. Senz’altro non ha detto di strapparsi l’elemento vitale. E qui si rammenta pure il caso che l’espressione “repressione” fa più male che bene, quindi va evitata in quanto nel passato la loro storia creava crisi di coscienza. La storia invece si recepisce leggende libro 1707 “Trattato degli eunuchi. (Danslesquelles). In Cina in cui si riscopre l’’usanza nel 6000 a.C. In genere facevano funzione della corti dei re, e nei templi, o come maestri delle cerimonie. Nelle chiese alle donne era interdetto cantare e quindi era concesso ai cantori, previa una castrazione. Avevano anche il pellegrinaggio alla Madonna di Montevergine (Av) nel quale però venivamo chiamati con il gergo sprezzante di femminielli. Considerando pero la sessualità essa va ampliata in toto, nel suo ampio contesto. Perciò si sa che al di là delle guerre essa è la causa più allarmante dei crimini nel mondo. Soprattutto oggi in cui si tratta di una libertà sfrenata a livello globale e non più controllabile. Come ogni tossico dipende dalla sua droga, i dipendenti dal sesso hanno perso il controllo della capacita di scelta. Si va dalla promiscuità a scuola, passando alla prostituzione, alla pornografia, voyerismo, chat erotica, dipendenza telefonica, comportamentale, da porno, da internet, patologia varie. Per non dire di problemi psicologici, senso di colpa, di vergogna, aggressività, odio di sé, melanconia. Per non citare gli aspetti più gravi, come esaurimento nervoso, disturbi del sonno. Da non confondersi con un piacere legittimo e appagante come si suole trovare in alcune coppie attuali. E qui pare strano si possa si debba ricorrere a Freud. Non lo si deve per partito preso, mettere contrapposizione Gesù con Freud, vi possono essere anche punti d’incontro. Ad esempio con la sublimazione. Le persone possono trasformare le pulsioni inaccettabili per la coscienza in qualcosa di meno dannoso e spesso anche utile. Talvolta in attività intellettuali, fra le quali la società riconosce un pieno valore. Lo sport ad esempio soprattutto per chi ha bisogno di scaricare le pulsioni aggressive. Le attività creative riguardanti la sfera sessuale e che possono essere sublimate col dipingere, disegnare, scolpire, scrivere. Attraverso la poesia, le narrazioni, a altre attività artistiche che vengono incanalate e socialmente apprezzate. Sono detti anche meccanismi di difesa. Secondo questa teoria sono tre le componenti della nostra personalità. Abbiamo “l’esso”, fonte della libido che guida tutto il comportamento’. L’” io”, in secondo luogo che emerge più tardi durante l’infanzia. L’”io“ ci costringe ad affrontare la vita secondo certi principi morali, anche se prematuri. Quindi Il “super io” cabina di regia, la componente delle realtà, con la morale e le regole odierne. Il nostro mondo di monaci fra europei, tibetani, sudamericani circa va sui 13000, Freud vuole scientificamente dimostrare che attraverso l’arte le pulsioni sessuali diminuiscano, che con la sublimazione il senso dell’aggressività sessuale si calma, che attraverso le attività intellettuali aumenta il senso dell’arte, del bello della esistenza. Se poi viene ad aggiungersi anche Gesù, il quale vi aumenta attraverso la preghiera e la penitenza, il corroborante ad essere liberi a donarsi ad una comunità per allargata, significa che qualche comunità di celibi e possibile, e può non sentirsi contro natura ed avere la sua parte nel mondo. Ma este un altro risvolto in questo e riguarda la parte del clero. Su 460,000 sacerdoti diocesani, non sappiamo quanti siano i preti pedofili, non ostante le statistiche più sofisticate. Forse la verità alla chiesa non interessa, preferisce occultarla. A questo punto alla chiesa e richiesto: celibato libero, preti per il regno di dio.

Autore: Albino Michelin 09.08.2023
albin.michel@live.com

L'IDEOLOGIA OMOSESSUALE AL POTERE: LA CHIESA SI SMARCA

"Dalla parte degli ultimi” questo e lo slogan ripetuto a più riprese da Franco Barbero ex presbitero, prete sposato dal 2003 di Pinerolo (T0), che dopo le immancabili traversie ha mantenuto intatta la sua passione per una categoria tanto bistrattata come questa nostra società. Nel passato periodo ha accompagnato e celebrato il matrimonio a 690 coppie anche con una toccante cerimonia. La sigla è nota a tutti, proveniente da in acronimo un po’ tabuizzante anglosassone: L(lesbiche), gay(gay), b(bisessuale), t (transgender di traverso, strano) L’Italia non è del tutto bacchettona. Prova ne sia per stare al caso più recente l’incontro dei genitori cristiani con i figli lgbt in una recente serata alla parrocchia di Gesù Redentore del mondo di Modena. Per questo su segnalazione dei fedeli di vare regioni l’associazione Pro Vita e Famiglia ha preso carta e penna contattando una ventina di diocesi italiane nella quali si sono svolti un tale evento arcobaleno. Sotto la presidenza di Toni Brandi viene via poi inviata comunicazione seguita da un successivo sollecito in cui si chiedeva non solo spiegazione sugli eventi verificatisi, ma anche-pur nella piena condivisione della necessita di combattere ogni violenza e discriminazione, di prendere le distanze da essi nella misura in cui si prestano di essere sponde alle rivendicazioni Lgbt. Ad essere contattate una ventina di diocesi, ma nella stragrande maggioranza non è stata fornita alcun tipo di risposta. Michele Seccia, vescovo di Lecce, anche se da un lato non si riconosce in un linguaggio mutuato dalle logiche di rivendicazione dei diritti, né nella teoria gender da definirsi colonizzazione ideologica, dall’altro lato non si è dichiarato contrario a lavorare per una maggiore inclusività contro l’omofobia e a un momento di preghiera contro ogni forma di discriminazione. Alessandro Damiano, vescovo di Agrigento, ha difeso la possibilità ai nostri fratelli e sorelle cosi dette Lgbt e alle loro famiglie, di pregare insieme e di continuare a sentirsi parte integrante della comunità, e al tempo stesso chiede scuse se passato un messaggio diverso. Claudio Cipolla, Vescovo di Padova, che pur difendendo i momenti di preghiera tenutisi, ha risposto all’associazione Pro Family “di non voler alimentare nessuna cultura transgender o ideologia del genere, ma solo di accompagnare il cammino di fede di ogni persona”. Paolo Giulietti, Vescovo di Lucca, a Pro Vita & Family ha voluto puntualizzare che la veglia pro Lgbt svoltasi della sua diocesi e stata iniziativa della comunità valdese, che come tale non è stata sponsorizzata dai canali diocesani. Un altro gruppo di diocesi-quelle di Milano, Treviso, Ragusa, invece semplicemente risposto non di aver ricevuto la comunicazione della Associazione Pro Family, quindi non dando conferma di essere a conoscenza delle veglie contestate. Da tutte le altri contattate, come si diceva, non è arrivata nessuno risposta. Un atteggiamento che ha lasciato l’amaro in bocca. Su venti diocesi vi è stato uno scarso interesse dei vescovi, di cui cinque soltanto entrarono in merito. Il significato è chiaro: non si vuole fare una battaglia ideologica, anche questi sono figli di Dio. Bisogna stemperare. Una lenta crepa la c’è. Ma anche se i vescovi italiani vanno a rilento, Papa Francesco ha un chiaro rapporto di accettazione degli omosessuali. Giova qui ripetere le risposte allorché egli si è trovato di fronte in occasioni ufficiali.
Chi sono io per giudicare un gay (30-5-15). Che tu sia gay non importa, se Dio ti ha fatto così. Il papa ti ama così. Devi essere felice di ciò che sei (5-21 18) La chiesa deve chiedere scusa, ai gay. I gay non vanno discriminati nella chiesa, devono essere rispettati e accompagnati pastoralmente (26-6-16). Chi discrimina un gay non ha cuore in questo mondo (Messaggero di Roma). Il papa ama i vostri figli Lgbt così come sono perché sono figli di Dio (6-2-19). Le persone omosessuali hanno diritto a una famiglia. (21-10-20). Al di là delle posizioni ufficiose queste solo le posiziono ufficiale della chiesa. E in effetti questo papa è molto osteggiato, chi ne chiede le dimissioni, chi ne è scandalizzata e fa silenzio per non offendere la chiesa istituzione. Ma egli nota di trovarsi un cambiamento epocale anche da un punto di vista delle riforme religiose. Non è l’uomo dal “si è sempre fatto così”. Fedeltà alla tradizione, ma questa è dinamica. In lui ciò che vale è il rispetto particolarmente nel caso: il rispetto per gli omosessuali. Se l’episcopato mondiale non è preparato egli pure deve rallentare. Non si sente e giustamente un dio in terra. Per quanto poi concerne l’omofobia nei confronti degli arcobaleni si potrebbe porre un interrogativo ai tradizionalisti cattolici italiani: noi siamo animali in tutto eccetto l’intelligenza. L’apparato respiratorio, digestivo, motorio è identico a quello animale. Ora abbiamo 1500 animali nel mondo omosessuali. Che qualche malattia non si sia tramessa alle persone, sino al punto da renderle impedite sessualmente di procreare fino dalla nascita? Ora questi omosessuali vanno lasciati allo sbando? E poi una domanda forse senza risposta: che tanti capi di governo, e ministri, e amministratori abbiano più uomini o più donne, con uno e con dei figli lasciati sulla strada? Chi per razzismo o per sovranismo o per genitori di sagrestia pensa non sia un male minore quello di avere due padri o due madri dello stesso sesso: ma che i figli si sentano amati? Sara un male minore ma forse avremmo famiglia più unite.

Autore: Albino Michelin 04.08.2023
albin.michel@live.com

domenica 27 agosto 2023

SIAMO IN UN CAMBIAMENTO D'EPOCA

Anziché in un’epoca di cambiamento. Un impatto di papa Francesco con la società postcristiana. In effetti Nanni Moretti ideò un film Habemus Papam (abbiamo il papa) in cui il protagonista Michele Piccoli si ritira dal pontificato appena eletto perché inadeguato. Si tratta di un film drammatico ma ipotetico. Poco prima che Ratzinger l’11.2.13 desse la valida rinuncia nel pieno della sua attività motivandolo che egli si sentiva impreparato al compito. Tocca il turno a papa Francesco e disse che “si ragiona con la testa e non con le gambe” ma in caso di inefficienza avrebbe pure lui dato le dimissioni. E cosi cade l’ultimo il tabu perché siamo in un cambiamento d’epoca. Non si può negare che questo papa non abbia conoscenza per decifrare il mondo religioso, sociale, economico, politico, quindi bisogna lasciare anche a lui un giudizio del tempo presente e di quello futuro, tralasciando un discorso sulla religione, battesimo, prime comunioni, cresime, matrimoni fatti in chiesa, funerali sempre più in civili, pratiche in calo da 20 anni. Preferiamo un discorso laico. Sul cambiamento d’epoca anziché in un'epoca di cambiamento. Una volta un viaggiatore si trovò a Milano davanti ad un cartello che suonava cosi: Tu non sei nel traffico, tu se il traffico. Non si lotta mai contro la realtà. E la realtà del nostro tempo, è esattamente il nostro cambiamento.
Cambiamento epocali simboli, paradigmi. Sono cambiati, i modelli, il modo di pensare. Siamo fatti di qualità, di una certa trasformazione dei suoi effetti. Ma sono cambiati i modelli che per anni ci avevano accompagnati. Non vi è pensiero umano che non avuto una radicale conversione. Filosofia, teologia, arte, trascendenza, saper unitario, convergenza delle coscienze, pluralità, indifferenza.
Il dominio della scienza. Sembra quasi che la filosofia teoretica abbia una importanza secondaria. Ma essa ha dato la carica a tutto le altre scienze. Per citare brevemente Keplero a quelli della fisica recente, alle novelle di Kafka ai saggi di Simmer alla musica di Schönenberg, alla fenomenologia di Husserl, dai teoremi di Godel. Non si potevo immaginare che tutto fosse finito in bolla di sapone.
Il dominio della tecnica. Dalla seconda guerra mondiale specie ha conosciuto in questi ambiti nel corso degli ultimi 50 anni più velocizzazione che durante tutto il periodo precedente la sua presenza del pianeta. Diremmo che si tratta più di un semplice allungamento di vecchiaia, invece si tratta di un soddisfacente prolungamento di un'età pensionabile, meno carica di malattia di terrore morti improvvise. Guidati dal principio secondo il quale è tecnicamente possibile, deve essere tecnicamente realizzato, i pionieri della tecnica hanno promosso una completa ridefinizione delle condizioni elementari dell’esistenza umana con l’invenzione di così tanti ritrovati da rivoluzionare la vita della casa, lavoro, in società e ovviamente la vita dal singolo.
Grande cambiamento economico. Ricostruzione pubblica edilizia, ridefinizione del mondo del lavoro, consolidamento del mondo pensionistico, emigrazione, un’Italia sotto, soglia di 10% di povertà.
Cambiamento epocale digitale. Mai rivoluzione è stata così potente pervasivo. Un uomo, un bambino, un anziano, una civiltà assente. Si parla di un mondo di egolatria. Mai come oggi è data al cittadino occidentale la possibilità di prendere la parola magari con foto e mani in tasca. Chi si sognava anni fa? Il tanto tempo libero ci rende disponibili per sé stessi, sono arrivati i computer con relativo facilita nel superare il dolore e la sofferenza. Oggi grazie sia ai potentissimi anestetici a nessuno passato in testa di invocare la salve regina in questa valle di lacrime.
Negli ultimi quattro decenni è accaduto un mutamento delle parole guida, con l’eclissi di alcune e l’emergere di altre. Ecco titoli a modo di esempio su una quindicina di espressioni. Paradiso, purgatorio, inferno, natura, legge naturale, sacrificio, rinuncia, autorità, diritto, tradizione, sobrietà, fissità, figliolanza, maturità, spirito. Ed ecco la loro lenta ecclissi: pluralismo, tolleranza, tecnica, salute, accompagnamento, corporeità, donna, consumo, aggiornamento, singolarità, sessuologia, partecipazione, ecologia, benessere, giovinezza.
Non cedere all’indietrisimo. Con questa tipo di autoreferenzialità e del si è sempre fatto così ci troviamo dentro la tradizione. Anche dal punto di vista delle riforme religiose è cambiamento d’epoca. E meglio andare più sicuro con la tradizione che con la lo spirito pionieristico. Di stare fissi come dentro ad un’armatura di crociati. Me se la fede non ha lo slancio verso il futuro non cresce, avviene il suo congelamento, il suo anacronismo. Gesù non ha semplicemente scritto nulla. Ha portato un messaggio d’amore destinato a chiunque scorre lungo la generazione, presente e futura. Per il cristianesimo non esiste una opposizione stellare fra il cambiamento e la fedeltà alla tradizione, in quanto è la tradizione stessa ad avere il suo fondamento in un movimento dinamico. Indubbiamente essendo permeato in osmosi il sentimento religioso con la società civile, questo discorso del” Cambiamento d’epoca” può essere utile ad entrambi.

Autore: Albino Michelin 31.07.2023
albin.michel@live.com

sabato 26 agosto 2023

LEZIONI DI PACE SPIEGATE AGLI ALLIEVI DI HAFEZ HAIDAR

Nessuno al mondo è traduttore dall’arabo all’italiano e viceversa come Hafez Haidar. Nato nel Libano, (1953) è entrato in Italia a 25 anni acquisendo la cattedra in letteratura araba all’Università di Pavia. Ha scritto e tradotto una numerosa libri concernenti la pace. Candidato al premio Nobel per la pace nel 2017, presidente di diversi comitati per diretti umani. Egli lo divulga in diverse scuole fra le quali ha origine questa conversazione. Nasce dal dialogo con i suoi studenti ai quali attraverso il racconto del Corano e attraverso Maometto vuole insegnare che il fondamentalismo non è che una deriva spaventosa.  Nasce dal fanatismo, dall’ira, dalla ignoranza e dagli interessi economici. Il terrorismo è il morbo dell’umanità, letale per coloro che seminano l’odio, la violenza, le atrocità. Abbracciamo i libri le matite al posto delle armi, il suo messaggio. Nel 2017 la sorte mi portò a fare la conoscenza di questo “Profeta”, ricevetti un omaggio con dedica e fui inviato ad una sua conversazione fra suoi studenti. Qui non interessa la data di nascita di Maometto (571.632) e nemmeno una dotta conferenza quanto l’interesse che poteva suscitare da queste persone. Dapprima quindi il pensiero di Maometto e poi il passaggio al terrorismo attuale e le eventuali responsabilità. Citate anche domande degli studenti nonché le risposte del professore Hafez, lo interrogano Mimmo, Maria, Alberto. Il terrorismo è una setta e non una religione, abbiamo paura di andare al cinema, in discoteca, al supermercato, andare in metropolitana… i loro padri utilizzano il Corano come arma per uccidere. Hafez: Il profeta dice che colui che uccide un uomo uccide tutta l’umanità. E poi bisogna considerate ciò che una religione reclama dai suoi seguaci, e lo scarto di quello che essa può praticare. Ogni capitolo coranico si apre: “in nome di Allah misericordioso e compassionevole”. È il Dio considerato Dio dei fedeli e dell’infedele. Nel corano soltanto gli idolatri si possono combattere. D’altronde questi testi erano rispecchiati anche nell’Antico Testamento dei cattolici. Rossella, Mimmi, Tommaso, Amina, non capisco proprio come Maometto abbia accettato di sposare una donna più grande di lui e con dei figli che aveva avuto due precedenti mariti … Maometto rispettava le donne … Perché gli arabi uccidevano le neonate … Maometto aveva tante donne… Penso di convertirmi all’islam …   Per quale assurdo motivo Maometto ha costretto le donne a indossare il velo. Nei paesi arabi occidentalizzati le donne possono andare in discoteca? Hafez: Maometto era disposto a tutto pur di averla come compagna di vita. Trattava le donne con grande rispetto. Gli arabi uccidevano le neonate in epoca preislamica quando le tribù erano in continua guerra fra di loro e gli uomini di una tribù potevano rendere schiave le donne della tribù nemica e costringerle a soddisfare i loro impulsi … si Maometto ha sposato nove donne nell’arco di dieci anni con l’intento di riunire le tribù arabe fino allora in lotta tra di loro in una sola nazione che professasse la stessa fede, l’islam. Se uno pensa che le donne sono inferiori ai maschi e perciò considerate come un bottino da spartire tra i fratelli che lottano per una causa, allora un credente può sposare fino a quattro donne a patto di mantenerle e di offrire loro una vita degna e amorevole. Maometto ha costretto le donne a portare il velo per coprire la parte più bella del corpo. In quanto ad andare in discoteca certo, a meno che non si tratti di paesi arretrati. Edoardo, Amina, Michele Marco: Possono bere alcool? Chi significa Islam? Scomparso Maometto è rimasta una qualche identità politica: Hafez: Gli islamici non possono bere alcool stante anche il clima torrido. Islam vuol dire sottomissione a Dio con la preghiera 5 volte al giorno, con la pratica del Ramadan, con il pellegrinaggio una volta in vita alla Mecca. Il tutto accompagnato da pazienza e perdono, condannando l’omicidio, i guadagni illeciti, e avendo cura materna per i nascituri. Scomparso Maometto lasciò una sola entità politica e religiosa. Indipendentemente da quanto successo, nella storia. Saltiamo al nostro secolo tralasciando anche i contributi positivi delle città arabe al nostro occidente. Come la conquista della Sicilia e i sui celebri monumenti a Palermo, con la costituzione dell’emirato arabo, la fiorita di citta come in Spagna Toledo, Cordova, Siviglia. Di filosofi come Averroè e Avicenna, filologi, il Saladino che ha permesso il pellegrinaggio in terra santa e il califfato è lunga la storia. E arriviamo al terrorismo. Andrea, Tommaso, Rossella. Parliamo di attualità. Origine dei due terrorismi. Quali sono i motivi per cui hanno dichiarato la guerra santa agli occidentali. Hafez: Al Qaeda nasce con il nome di Osama bin Laden, diciassettesimo di cinquantasette figli, nel 1988, il suo nome significa: campo d’allenamento. Isis nasce nel 2014 con il nome Califfato islamico Siria Iraq. Francia e Gran Bretagna iniziano dopo la prima guerra mondiale lo sfruttamento delle risorse arabe. Questo creò il malcontento fra noi e gli arabi. Tutto si organizza contro i nuovi colonizzatori europei. A causa della violazione dei diritti umani, condizioni di vita disumane, corruzione a tutti i livelli, assenza di liberta. Povertà, fame e aumento dei generi alimentari, controllo delle testate giornalistiche, delle TV e internet. Poi stiamo attenti perché questi gruppi terroristici possano venire sostituiti da altri. Quando l’ambiente è avvelenato tutto è possibile. Aurora, Miriam: Quali sarebbero stati finora gli atti di terrorismo più eclatanti e come evitare queste stragi in avvenire. Hafez. 17.11.1997 uccisi 36 svizzeri al hotel Luxor in Egitto. 11 9.2001 Torri Gemelle di New York con 2.753 morti, 23.7.2005 contro gli egiziani, 27.1 7 Giornale Hebdo con 12 morti, Bataclan 13.11.2015 con 130 morti, Nizza 14,7,2016 donne e bambini. Poi da notare, i terrorismi islamici sono una minoranza. Quelli che lo fanno per matrice religiosa in nome di Allah per quanto sia una galassia è pur sempre percentuale irrilevante. Ma sempre pericolosa.
A livello mondiale occorre adottare le seguenti strategie: chiudere le fabbriche di armamenti. Boicottare gli stati che sovvenzionano i terroristi. Non sfruttare gli arabi col petrolio e con miniere di materie prime. Cancellare analfabetismo e insegnare lingue straniere. Aiutare con vie di sviluppo a migliorare i rapporti commerciali e culturali. Combattere la disoccupazione. Dialogare con l’Islam per prendere posizione contro i terroristi. Garantire sicurezza negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie. Indire rapporti permanenti con le religioni monoteistiche. Premesso che prima di predicare una fede religiosa bisogna essere umani.

Autore: Albino Michelin 26.07.2023
albin.michel@live.com

LA MAFIA È NEL CUORE DELL'UOMO

Sono sempre stato appassionato nel conoscere i nostri paesi di origine. Nel senso che come missionario se si può conoscere la loro l’origine si è più avvantaggiati sul loro mondo, i loro, usi costumi. E in questo senso sono grato ai miei superiori Scalabrini che mi hanno concesso il tacito consenso di fare questa esperienza nei primi 20 giorni del mese di agosto 1976 all’agosto del 2018, per ben 42 anni. Avendo preferito quelli di origine mafiosa, ho scelto di ritornare sempre nello stesso ambiente allo scopo di costatarne l’eventuale cambiamento.

La valle del Marro-Piana della Locride
Ad ogni paese o del vicinato inviavo precedentemente al sindaco questionario concernente: abitanti dal paese, dipendenti comunali, stranieri, residenti, attività produttive, pastorizia, artigianato, giovani, scuola, precariato, scuole superiori, impiego femminile, anziani ricovero o in famiglia, l’esistenza di fabbriche, varie. Qualcuno rispondeva ed era già abbastanza. Chi aveva ci mostrava una scritta:” noi viviamo in uno splendido paese, ma in un paese di morti. -” Per contrappore c’è chi sosteneva che due emigrati provenienti dal nord avevano cambiato il paese. Mi sono trovato bene all’Hotel Mommo, dove i proprietari mi avevano informato sugli usi e costumi dalla Calabria. La Valle del Marro (o Marrone), nella piana di Gioia Tauro, un territorio confiscato dalla Mafia e passato come associazione don Ciotti, appunto nel territorio di Polistena. Un gruppo di giovani e ragazze pionieristici che non credono al potere mafioso e hanno costruito una cooperativa di vendita di prodotti agricoli. E sono attività da sempre aperte le iscrizioni fra i 18 e i 28 anni al volontariato civile de Valle del Marro. Campi di promozione di impegno, e di varie attività. Soprattutto d’estate è abbastanza rilevante il numero dei ragazzi che danno il loro contributo in Calabria, ma la Calabria conta quasi 2000 km quadrati, un po’ più dei 12 del territorio di Polistena. Un lavoro immenso. A qualche chilometro c’è Oppido Mamertina dove ogni anno ci celebra la Maddonna dell’Annunciata con boss che fanno l’inchino profondo all’immagine davanti alla casa del latitante, poi la processione procede, clero consenziente. Ebbi occasione di conoscere il territorio, ma male me ne incolse. In un appezzamento di terreno ho visitato una chiesetta, era quella del boss Vincenzo Pellegrino. La sua foto necrologia campeggiava costantemente nella valle. Ho saputo che era stato giustiziato in moto al momento di ritorno dall’Australia e suo figlio carmelitano gli aveva fatto il funerale. Appena entrato nella chiesetta stavo ammirando i vari santi S. Michele e P. Pio quando due signore nero vestite mi ingiunsero di lasciare giù la macchina fotografica se no l’avrei passata brutta. Ho capito che non si scherza, che ogni mafia ha i suoi santi, pronti a sparare con la lupara in mano.

La valle di Plati e di S. Luca.
Si passa dal valico della Zillastro, dove ha avuto luogo la guerra americana contro i paracadutisti della Nembo nell’ultima conflitto del 8 settembre 1943 e si scende verso lo Ionio. Attenti ai lupi. Scendendo lungo la strada impervia si nota che la faida può aver commesso qualche attentato od un’imboscata. Scendendo verso il cimitero si notano alcuni nomi che hanno un rapporto con la ndrangheta. Un Ferdinando con il cognome scarabocchiato: l’onestà il suo ideale, il lavoro la sua vita, la famiglia il suo affetto. Si accenna ad un Romeo Giuseppe: il destino ha voluto spegnere il suo istinto di vita. Una delle famiglie capibastone è certamente la famiglia Varvaro, di origine veneta dal 1300, forse. A hanno anche una squadra di calcio, con vari giocatori Zuppari, Catanzariti, Rizzo, Pelle, e l’allenatore il parroco don Tonino Strangio. Il comune era già stato più volte commissariato. Al Mons. Gliozzi quando mi permisi di domandare com’era la frequenza domenicale mi apostrofò dicendomi che in quel paese vanno tutti a messa. Aveva 94 anni, e forse non si era accorto che nel sottosuolo del paese vi era una rete di malavitosi in attività. Ora hanno due parroci da Torino, ma in quelle zone non c’è prete che tenga, per il momento è che la malattia pare troppo endemica.
Passando all’altro paese limitrofo, si tratta della faida più sanguinosa dalla Calabria e forse la più feroce in assoluto: S. luca. Mafia dall’antico germanico significa lotta parentale. Ai piedi del Montalto la cima più alta dell’Aspromonte, attraversato dal fiume, Bonamico, un gioiello di paese incorniciato fra gli anfratti della montagna, ma che paco affetto ha con l’amore di famiglia. Il fatto più saliente compare nel 1991 anche se ab immemorabili covava nel tempo. La vicenda risale al 10 febbraio quando un gruppo degli Strangio e Nitta si mette a fare palle di neve che aveva come risposta ricevuto una “cardiata “di legnate. Si inasprisce la contesa. Nel 2005 si sposta a Torino, dove venne uccisa la moglie di Strangio-Nitta’, obbiettivo principale donna vendetta. Infine il 25.6.2007 romanzo di crimine, uccise 6 persone a Duisburg (Germania) davanti al ristorante da Bruno. La chiamarono legittima difesa. Quel cimitero di S. Luca, ma rinnovato e ricostrutto, era tutto un rifiorire per i funerali all’estremo saluto delle famiglie nemiche. Io ci sono andato per una preghiera perché uomo sono e nulla di ciò che è umano mi è estraneo. S. Luca è conosciuto per il quartiere generale della ‘ndrangheta che ogni anno si riuniva per decidere la vita e la morte dei capibastone. Per altro in quei paraggi e stato ucciso anche Francesco Fortugno vicepresidente del consiglio regionale. La regione era un antico convento dei monaci di S. Basilio che in passato attraverso vicissitudini di clero, imperatori. Vescovi erano arrivati sino al giorno d’oggi. Il vescovo Oliva ha proibito di esporre le foto di eventi, ma tanto più non fa effetto, stante la marea o di pellegrini e devoti che impedirebbero il lasciapassare. Ovvio ancora vige triplice alleanza chiesa-politica-stato che governa la Calabria-ed anche un po’ oltre. Lo stessa criterio è stato tenuto con il Vescovo Bregantini, un prete-vescovo operaio che andava a raccogliere erbe medicinali e bergamotti con i pastori. E stato da Wojtyla spedito a Campobasso dove si amministrano cresime o poco più, ma dove non sono urgenti problemi sociali. O la chiesa è paurosa, o prudente, o connivente, ma essa pure e chiamata a risolvere questo che sta diventato un problema mondiale

La valle di Partanna (TR)
La valle di Partanna va dalla costa occidentale fra Palermo e Sciacca, fra Castelvetrano e Montelepre con tutta la valle del Belice, e la costa Mazara del vallo fino a Terrasini. Intanto diamo l’elenco di tutti quelli deceduti per Cosa Nostra nel territorio a aventi stretta connessione con essa.
Stefanino Nastasi ucciso nel cimitero deputato alla regione Sicilia il 7.12.83 in competizione con Vincenzo Culiccha.
Vito Atria già debitore insolvente 18.11.85.
Filippo Ingoglia il figlio Piero marzo 88.
Ucciso Accardo.
Vendetta di Accardo dal killer Francesco Ippolito.
Francesco Ippolito 27.7.88.
Antonino Ingoglia 22.2.89.
Stefano Accardo 17.7.89.
Giuseppe Sitassi 12.4.90.
Nicola Atria fratello di Atria Rita massacrato al caffè Montevago il 24, 6,91.    
Rita Atria suicidatasi dopo la morte di Borsellino (26.7.91)
Notte tempo il giorno del Morti la madre di Rita frantuma lapide e foto figlia perché ha parlato. (2,11, 91)
Ovvio qui rilevare la memoria di questa ragazza che chiamata donna con le gonnelle ha saputo con il suo messaggio gridare “la mafia è dentro di noi, la mafia e dentro di voi” ha saputo lottare contro il malcostume della nostra società. Una settimana dopo l’assassinio di Borsellino, Atria muore suicida gettandosi dal balcone dell’omonimo caseggiato di Roma dove è costretta a vivere per sfuggire alla vedetta mafiosa. Al magistrato la ragazza ha raccontato trame e miserie del paese. Lo ha fatto dopo di aver visto il padre temuto uomo di fiducia dai padrini del paese, e del fratello Nicola picciotto della nuova generazione che cercava di vendicarlo. È stata la giovane cognata della stessa Rita, Piera Aiello a rompere il cerchio dell’omertà infrangendo le regole. Aveva rotto con la madre, Giovanna Cannova, donna di una Sicilia arcaica, di violente passioni e vecchia che né comprende né condivide la ribellione delle due giovani. Rita era nata nel 1975, a dieci anni ha visto suo padre, pastore della malavita cui non mancava la furbizia, morto a pallettoni. Ma da quelle parti si dice che se ci manca l’intelligenza che vede lontano sei fottuto. Morto il Padre, la madre non poteva non riversare tutta la sua collera contra la figlia, che già da adolescente la chiamata testarda perché non si arrendeva mai. Rita voleva vendicare Padre e più tardi suo Fratello dopo che l’aveva visto incrostato di sangue sul tavolo di marmo dell’obitorio. La speranza e di non arrendersi mai. Ha voluto iscriversi alla scuola alberghiera Sciacca, lontano 35 km anche se sua madre la conduceva con una lunga macchina, mamma santissima, non voleva essere come i suoi coetanei a spacciare la droga e finire nella malavita. Aveva conosciuto Borsellino e era rimasta entusiasta, voleva collaborare. Non aveva paura di morire, ma di non essere amata da nessuno. Sua madre non doveva venire al funerale. Nel momento di scoraggiamento sognava che alla sua morte avrebbero suonato l’ave Maria di Schubert e mano pietosa avrebbe posto una rosa bianca sulla sua bara. Il 21 novembre Borsellino l’accompagnò a Roma, le consegnò un appartamentino, e sempre era in contatto con lei per le registrazioni del caso. Una preziosa collaboratrice. Ma ecco che il 19 luglio 92 Borsellino venne assassinato in Via d’Amelio a Palermo. Rita fu disperata, gli era morto il padre. E il 26 luglio,5 giorni dopo, si gettò nel vuoto in via Vittorio Veneto, si sfracello al suolo. Il giorno dei funerali ebbi l’occasione di parteciparvi anch’io, era il trentun luglio del 92. Uno scandalo, piuttosto un tumulto. La gente selezionata, sequestrata la chiesa, a fianco del cimitero con prete pieno di livore, don Angelo Russo di 104 anni (?), per il quale nessuno era morta di mafia ma tutti nel proprio letto, che va a pontificare contro il suicidio di questa ragazza, che togliersi la vita e un grave peccato, tutto secondo lo spirito del tempo. Finche’ 12 ragazze giunte da Palermo, dette donne del digiuno, non avessero interrotto in suo apostrofo con un corale con “Rita ha parlato Rita, non ha peccato”. Insomma un trionfo finito in caciara. Una domanda: non ha detto Gesù che non c’è amore più grande di chi dà la vita per il prossimo? Rita per quanto confusa mentalmente ha data la vita per il prossimo. Ma la madre forse per non dimenticare che la vendetta è femmina, il giorno dei morti il 2 novembre 92 nottetempo e andata in incognito, ha divelto la lapide e la foto della rea di alto tradimento, sua figlia. Sulla sua tomba e stata riposta una foto: La verità vive Ci lascia come testamento: “Prima di combattere la mafia devi farti un autoesame di coscienza. Poi dopo di aver sconfitto la mafia dentro di te puoi combattere la mafia che c’è negli altri”.

Autore: Albino Michelin 18.07.2023
albin.michel@live.com